Cronaca

Uomo del dialogo il nuovo ambasciatore a roma

domenica 9 maggio 2021 Servizio rireso da Marco Ansaldo/la Repubblica.it Foto: la Repubblica.it

ROMA - Un segnale positivo arriva dalla Turchia dopo le parole di Mario Draghi su “Erdogan dittatore” che hanno causato una bufera politica, con coda di spiacevoli conseguenze commerciali fra Ankara e Roma. Un segno di distensione: arriva infatti un nuovo ambasciatore, ed è un laico. Un diplomatico anzi di vecchio stampo, benché non ancora sessantenne, e un uomo di forte impronta al dialogo.
Si chiama Omer Gucuk, ha 57 anni, è un esperto di Libia ed è già stato vent’anni fa a Roma durante un altro periodo ancora più turbolento: quello del caso Ocalan, il fondatore del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) ospitato per due mesi nella villa dell’Infernetto di Ostia, prima di essere espulso e poi catturato dalle teste di cuoio turche in Kenya.
Il nuovo ambasciatore turco è già arrivato a Roma, anche se non ha ancora presentato le sue credenziali al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ma parlando bene italiano sta prendendo le misure e tessendo la sua tela per riavviare i rapporti fra Turchia e Italia, sempre improntati all’amicizia e alla collaborazione nonostante la dialettica talvolta accesa. Gucuk, inoltre, è un funzionario appartenente al vecchio stile della diplomazia turca. Quella tradizionale kemalista che tanti formidabili dirigenti statali ha formato nel corso del secolo scorso. Reinterpretata nei nuovi tempi anche da un islamico moderato come l’ex ministro degli Esteri (e già capo dello Stato) Abdullah Gul, fautore della candidatura turca nell’Unione Europea. Ma anche da altri suoi illustri predecessori come Ismail Cem, Sukru Sina Gurel e Yasar Yakis, tutti impeccabili capi della diplomazia di Ankara a cavallo del Duemila.
Omer Gucuk è nato il 15 agosto 1963 e si è laureato in Economia e Scienze amministrative all’Università Hacettepe. E’ entrato nel Ministero degli Affari Esteri nel 1986, e fra il 2003 e il 2007 è stato sottosegretario e primo sottosegretario alle Nazioni Unite a New York, quindi capo dipartimento presso la direzione generale del protocollo tra il 2007 e il 2009, poi tra il 2012 e il 2016 è diventato vicedirettore generale del processo di adesione all'Unione europea del ministero degli Affari esteri e ha ricoperto il ruolo di ambasciatore a Tunisi.
A Roma è stato alla Fao fra il 1997 e il 1999, spostandosi subito dopo all’ambasciata turca in Italia fino al 2001. Parla inglese e francese, e ha lavorato in Libia fra il 1993 e il 1995, dossier che ha continuato a seguire anche come ambasciatore in Tunisia.
Ora è incaricato di ricucire i rapporti con l’Italia, dopo lo strappo fra Draghi e Erdogan: rafforzando le relazioni diplomatiche, politiche e soprattutto economiche. Compito che Gucuk dovrà portare a termine dopo l’uscita di scena del suo predecessore, Murat Salim Esenli, fedelissimo del leader turco.
“Il nuovo ambasciatore cerca di convivere con il suo capo”, dicono di lui i diplomatici stranieri che lo conoscono, riferendosi ai rapporti certo non sempre facili fra un politico abilissimo come Erdogan e una classe diplomatica di alto livello, a volte sorpresa dalle iniziative muscolari di un presidente con cui deve arrivare a patti. Ma il suo arrivo è un buon segno. La nomina era avvenuta nel dicembre scorso, e ora è confermata attendendo il via libera delle credenziali dall’Italia. Un grande lavoro attende il nuovo ambasciatore turco. Gucuk dovrà tenersi in un acrobatico equilibrio.