Società

La figlia di Erdogan...

4 agosto 2020 Servizio ripreso da Il Fatto Quotidiano Foto:

ISTANBUL - Nel 2019 sono stati registrati 474 femminicidi e tuttora il problema della violenza sulle donne in Turchia resta allarmante. Ma il fronte di politici e religiosi integralisti vuole fare ritirare Ankara dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza nei confronti delle donne, seguendo peraltro il processo avviato dalla Polonia nelle settimane scorse.
A schierarsi però a favore del protocollo, ratificato nel 2012 dalla Turchia, è la rete filogovernativa Women and Democracy Association (Kadem), di cui è vicepresidente Sümeyye Erdogan Bayraktar, figlia del presidente Recep Tayyip Erdogan, e che include familiari di vari alti funzionari del partito Akp al potere.
Il dibattito in questi giorni si fa sempre più acceso, specie dopo e manifestazioni femministe contro le pressioni degli ultraconservatori islamisti, in piazza e sul web: integralisti religiosi dentro e fuori la politica sostengono che i principi a favore dell’uguaglianza di genere, della non discriminazione e del contrasto alla violenza minerebbero la famiglia e aprirebbero al riconoscimento dei diritti delle persone Lgbt+. Inoltre, ad alimentare il dibattito è stato il femminicidio della studentessa universitaria 27enne Pinar Gultekin. In una dichiarazione diffusa il 31 luglio e ripresa da Hurriyet, Kadem – che è una delle principali associazione di donne islamiche – spiega perché appoggia la Convenzione di Istanbul e si oppone alle argomentazioni degli ultra-religiosi.
Sottolineando l’importanza della Convenzione nella protezione delle donne contro “ogni tipo di violenza”, Kadem respinge anche le critiche sulle presunte minacce alla famiglia tradizionale turca. “Dire che questa convenzione determina una legittimazione degli orientamenti omosessuali – ha dichiarato l’associazione in un comunicato – mostra per lo meno una malafede”.