Società

Ad Istanbul non sarebbe mai successo

9 marzo 2019 Servizio ripreso da Donatella Piatti/7Corriere del Foto: Zingarate

VERONA - Gentile Beppe,Tex e Italians, a Istanbul non sarebbe successo, la' nessuno è mai cosi solo. Questo è il pensiero che mi è passato per la mente ieri quando spaparanzata sul divano, avvolta nel magico profumo di vicks vaporub che risveglia dolci ricordi infantili guardavo in tv la storia di una vecchietta ritrovata mummificata nel suo appartamento sei mesi dopo la morte.
No, a Istanbul non sarebbe capitato anche perché bambini, anziani e malati sono sempre monitorati, volenti o nolenti dai vicini di casa e le notizie riguardo la loro salute si diffondono in fretta mettendo in moto “l’assistenza rionale”. Faccio un esempio: Ho l’influenza, mio marito è in viaggio, amici e parenti lavorano, mi sento un po' sola. Trasferiamo questo contesto da Verona, dove abito attualmente a Istanbul, Saskinbakkal il quartiere dove ho vissuto per metà della mia vita. I vicini da due giorni non mi vedono in giro. La prima a preoccuparsi è quella del mio pianerottolo. Non siamo proprio amiche, io sono di Milano e anche se nel paese dei sultani sono stata rieducata all’empatia, troppa confidenza con i vicini non la sopporto davvero! Suona alla mia porta e qui comincia il rituale cerimonioso “Gecmis olsun canim (auguri di pronta guarigione cara). Stanotte, alzandomi a bere ho sentito che avevi una forte tosse, no… no non che tu mi abbia disturbata, figurati ma ho pensato che un po' di zuppa calda ti avrebbe fatto bene. ”E con un sorriso mi allunga un vassoio con una grossa tazza fumante: ”Spero che ti piaccia”. Dai profumini che si diffondono nel pianerottolo so che la signora in questione cuoce bene.
“Ellerine saglik” (grazie alle tue mani) dico come da cerimonia. Sorride soddisfatta: “Se hai bisogno di qualsiasi cosa…”. La lingua batte sul tamburo, dopo un’ora sento bussare alla porta e trovo sullo zerbino il latte, il pane, un sacchetto di arance e il quotidiano accompagnati da un biglietto “Gecmis olsun”. E del portiere, sulla porta è attaccato anche un post-it con il numero di telefono della farmacia, nel caso ne avessi bisogno. Nel pomeriggio si presenta la signora Nuran del primo piano con una bella fetta di torta al limone. “Gecmis olsun” mi dice, sorrido e le offro un tè ma rifiuta, i ragazzini la aspettano per i compiti ma si offre di portare via il sacchetto dell’ immondizia. Nel tardo pomeriggio arriva trafelata la Zeynep un’amica che abita 3 strade più in là. “Gecmis olsun, ma perchè non mi hai avvertito che stavi male?”. “ Chi te l’ha detto?” domando curiosa “Sener (suo marito) è andato in farmacia e il farmacista gli ha detto che sei malata ma non gli risulta che tu prenda medicine, allora dato che so che ti trascuri sempre ho telefonato al dr Babacan e gli ho chiesto cosa devi prendere per questa influenza, ecco!”, dice allungando un pacchetto “Una la sera e una domattina”.
Prima di sera ricevo telefonate, viveri e coccole da amici e da tutto il caseggiato e alla fine per non dare troppo disturbo decido tra me e me che in fondo è solo un raffreddore, la smetto di compassionarmi, una bella dormita e passa tutto! La mattina presto sbatto forte la porta di casa e scendo rumorosamente le scale per mandare rassicuranti messaggi di guarigione avvenuta e mi butto sul lungomare di Marmara. Che è poi quello che farò domani, sul Lungo Adige però perché ora vivo felicemente a Verona, anche se… gli italiani sono tutti volontari di qualcosa, si sgolano nelle piazze per accogliere l’Africa intera o partono senza indugio per la Tasmania a salvare i wombat ( https://it.wikipedia.org/wiki/Vombatidae ) ma mai e poi mai gli passerebbe per la testa, se non richiesto espressamente, di interessarsi o accudire un vicino di casa, per di più malato! Buona giornata a tutti!