Economia/agricoltura

Le prime nomine

10 luglio 2018 Roberto Buongiorni/Il Sole 24 Ore Foto: Il Sole 24 Ore/Afp

ISTANBUL - Gli occhi dei mercati e degli investitori internazionali erano tutti puntati su un nome: il nuovo ministro dell'Economia e delle Finanze. Speravano che il presidente Recep Tayyip Erdogan, riconfermato nelle elezioni del 25 giugno, formasse un Governo di tecnici come aveva annunciato, possibilmente non ostili ai mercati, e confermasse le poche personalità di esperienza rimaste.
Le speranze sono andate deluse. L'uomo che guiderà il ministero in questo momento più importante è Berat Albayrak, il genero di Erdogan, che fino a ieri guidava il ministero dell'Energia.
Appena diffusa la notizia, verso le 22 di ieri sera, la lira turca ha accusato un vistoso calo (qui il cambio con l’euro aggiornato). Il giorno dell'insediamento di Erdogan è stato così anche il giorno del calo più forte della lira turca dal tentato Colpo di stato del luglio 2016. Abayrak, 40 anni, è molto vicino al presidente. Tanto da sposare anche lui la teoria del complotto straniero per spiegare la grave svalutazione della lira turca. Per quanto descritto come un giovane capace e brillante, che parla un perfetto inglese, su Albayrak vi sono anche episodi controversi. Come quando, nel novembre del 2015, durante il momento più teso nelle relazioni tra Russia e Turchia, Mosca accusò il genero di Erdogan di aver partecipato al contrabbando di petrolio estratto dai jihadisti dell'Isis.
I mercati speravano, forse peccando di ottimismo, che venisse creato un Esecutivo intenzionato a portare avanti misure volte a scongiurare un surriscaldamento dell'economia turca, mantenendo alti i tassi di interesse e gestendo un soft landing. Per farlo confidavano che fossero riconfermati le personalità di alto profilo meno ostili ai mercati. Primo fra tutti il vice premier Mehmet Simsek, ministro delle Finanze dal 2009 al 20015 e ancora prima alto dirigente di Merril Lynch. Oppure il ministro uscente delle Finanze. Uomini che si erano guadagnati la fiducia dei mercati.
Non è andata così. Con governo ed un ministro dell'Economia di questo tipo è del tutto plausibile che Erdogan, da oggi un super presidente grazie all'entrata in vigore del referendum costituzionale che sancisce il passaggio da un sistema parlamentare ad uno presidenziale, prosegua con le riforme populiste annunciate durante la campagna elettorale. Tra le quali un politica economica tesa a porre al centro dell'agenda la crescita, a tutti i costi, che fa delle battaglia contro i tassi di interesse, e contro l'indipendenza della Banca Centrale, i suoi cardini.
Erdogan è deciso a prendere il timone della politica monetaria del Paese. Lo conferma il decreto governativo, pubblicato ieri sulla Gazzetta ufficiale, che ha abrogato la clausola che prevede un termine temporale di 5 anni per il mandato del governatore della Banca Centrale, riducendolo, sembra, a quattro anni, e che priva il governatore della sua parola in merito alla selezione dei vice-governatori (i quali non dovranno più avere un'esperienza decennale) che siedono nel Comitato della politica monetaria, l'organo che fissa i tassi di interesse. I cinque anni di mandato erano di fatto una sorta di “scudo” per la Banca centrale volti a preservare la sua indipendenza dalle interferenze politiche.
Come se non bastasse, oggi è stata introdotta una nuova regolamentazione che conferisce al presidente il potere di nominare direttamente il governatore della Banca centrale (il mandato di quello attuale, Murat Çetinkaya , dovrebbe scadere nel 2021).
Anche per le altre nomine Erdogan non ha formato quel Governo di tecnici che tutti si aspettavano. Sono tante le riconferme. L'unico vicepresidente sarà Fuat Oktay, a lungo dirigente di importanti aziende statali come la Turkish Airlines e la Turk Telekom e recente capo della Protezione civile. In questo Esecutivo, che in virtù del referendum costituzionale non necessita più della fiducia del Parlamento (il numero dei ministri è stato ridotto a 16) Mevlut Cavusoglu resta agli Esteri e assumerà anche la delega degli Affari europei. Altra conferma per il ministro degli Interni, Suleyman Soylu, e per quello della Giustizia, Abdulhamit Gul. Il capo di Stato maggiore Hulusi Akar diventa ministro della Difesa. Sono quasi tutti politici che hanno sposato con fervore le riforme di Erdogan. È proprio il caso di dire che quello turco è un Governo del presidente. Anzi, del super presidente.