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Amnesty International Turchia chiede l'archiviazione delle accuse contro Taner Kilic

19 giugno 2018 Askanews Askanews

ISTANBUL - Dopo oltre un anno dall’arresto, un rapporto di 15 pagine trasmesso dalla polizia alla pubblica accusa non ha rinvenuto alcuna prova che il presidente onorario di Amnesty International Turchia, Taner Kiliç, abbia avuto sul suo cellulare l’applicazione di messaggistica ByLock.
Il presunto download e utilizzo dell’applicazione è al centro del procedimento giudiziario nei confronti del noto difensore dei diritti umani, che è ancora in carcere in attesa della ripresa del processo, prevista il 21 giugno e alla quale saranno presenti il Segretario generale Salil Shetty e i direttori generali di quattro sezioni di Amnesty International.
Il rapporto di polizia ha dato ulteriore adito ad Amnesty International per chiedere l’assoluzione e l’immediato rilascio di Taner Kiliç.
“La mancata conferma dell’accusa contro Taner non ci sorprende affatto. A stupire è il fatto che c’è voluto oltre un anno, trascorso in carcere, per trasmettere quel rapporto alla pubblica accusa”, ha dichiarato Salil Shetty.
“Senza uno straccio di prova per corroborare le assurde accuse mosse nei suoi confronti, ora Taner dev’essere rilasciato. Quelle accuse e la sua detenzione sono uno schiaffo alla giustizia. Questa vicenda deve finire una volta per tutte”, ha aggiunto Shetty.
L’udienza del 21 giugno riguarderà altri 10 difensori dei diritti umani, tra cui la direttrice generale di Amnesty International Turchia, Idil Eser, accusata a sua volta di “appartenenza a un’organizzazione terroristica”.
Taner Kiliç è stato arrestato il 6 giugno 2017 con l’accusa di “appartenenza a un’organizzazione terroristica”. La prova regina sarebbe l’aver scaricato ByLock, l’applicazione di messaggistica che le autorità turche sostengono essere stata usata dal movimento di Fetullah Gülen, che avrebbe promosso il tentato colpo di stato del luglio 2016.
Tuttavia, a oltre un anno di distanza, la pubblica accusa turca non è stata ancora in grado di produrre alcuna credibile prova a sostegno dell’accusa o di eventuali altri atti delittuosi.
Il rapporto di polizia, che Amnesty International ha potuto leggere, afferma che sono stati analizzati il laptop, il cellulare, tre chiavette Usb, una Sim e una memoria aggiuntiva appartenenti a Taner Taner Kiliç. ByLock non è stata rinvenuta neanche tra le applicazioni eliminate.
Alla stessa conclusione erano pervenute quattro analisi indipendenti sottoposte al tribunale, tutte concordi sul fatto che Taner Kiliç, non aveva mai scaricato né usato ByLock.
“Niente potrà restituire a Taner il tempo prezioso che gli è stato sottratto, come il diploma della sua figlia maggiore o il 25° anniversario del matrimonio con sua moglie Hatice. Il 21 giugno il tribunale può porre fine a questa ingiustizia e consentire a Taner di tornare dai suoi familiari e di riprendere il suo importante lavoro”, ha proseguito Shetty.
“Taner è diventato un potente esempio di quanto sta accadendo nella Turchia di oggi, un paese in cui molti difensori dei diritti umani passano i giorni languendo in carcere o nel terrore di essere imprigionati per mesi o anni. Questa incessante repressione dei diritti umani deve terminare”, ha concluso Shetty.