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VERTICE A QUATTRO

23 ottobre 2018 Lorenzo Marinone/La Stampa Foto:

ISTANBUL - Dopo essere stato rinviato il mese scorso, si terrà infine il 27 ottobre a Istanbul l’incontro sulla crisi siriana a cui parteciperanno Russia, Francia e Germania su invito della Turchia.
Un formato finora inedito, nei 7 anni di sforzi diplomatici per trovare una soluzione politica al conflitto in Siria, che segnala un potenziale punto di svolta nella gestione della crisi. 
Il processo negoziale di Ginevra guidato dall’Onu resta solo formalmente il principale forum internazionale, ma di fatto è da tempo congelato e privo di una reale incisività. Fin dalla fine del 2016, la vera gestione del conflitto è in realtà affidata al processo di Astana, attraverso il quale Russia e Iran da un lato e Turchia dall’altro hanno cercato di bilanciare i rispettivi interessi, con Ankara nel ruolo di garante di parte consistente delle opposizioni a Bashar al-Assad. Ciò ha permesso agli alleati di Assad di procedere alla riconquista di gran parte del Paese e, di conseguenza, di rendere sostanzialmente velleitaria ogni ulteriore richiesta di un cambio di regime a Damasco. 
Alla luce dei Paesi coinvolti, l’incontro del 27 potrebbe rappresentare il tassello iniziale di un nuovo percorso diplomatico, pensato per gestire la nuova fase in cui è entrata la crisi siriana negli ultimi mesi. Una fase in cui, dal punto di vista del principale alleato di Damasco, cioè la Russia, le offensive militari dovranno lasciare il passo all’esigenza di consolidare il controllo di Assad sul territorio, adattare l’architettura istituzionale siriana alla nuova realtà del Paese e, in definitiva, stabilizzare la Siria. 
Coinvolgendo Francia e Germania, la Turchia resterebbe protagonista anche del nuovo formato negoziale, mentre Mosca sembra puntare a due obiettivi strettamente legati tra loro. Innanzi tutto, far leva sugli interessi di Parigi e Berlino (investimenti e controllo dei flussi migratori) per ottenere un impegno sulla ricostruzione del Paese. Finora, il dossier ricostruzione è gestito dall’Unione Europea, ma al momento resta congelato. Infatti, Bruxelles vincola gli aiuti a una contropartita politica importante, ovvero garanzie sul rispetto dei diritti e una liberalizzazione reale della vita politica siriana. In questo senso, un coinvolgimento più attivo di Francia e Germania potrebbe indurre anche l’UE a modificare parzialmente la propria posizione. Infine, l’avvio di una cooperazione con alcuni Paesi europei potrebbe tradursi in una crescente divergenza tra Europa e Stati Uniti su come gestire il dossier siriano, i cui effetti si potrebbero riverberare anche in altri ambiti, dalla coesione interna alla Nato all’atteggiamento da assumere nei riguardi dell’Iran.