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Perché Francesco dà credito al presidente turco

6 febbraio 2018 Salvatore Izzo/Agi Foto: Agi Alessandro di Meo//POOL/AFP

CITTA' DEL VATICANO - Chi è davvero Recep Tayyip Erdogan? Un satrapo feroce che opprime il suo popolo con la dura repressione seguita al golpe guleniano dell’anno scorso? Il traditore della laicità turca di Ataturk che aveva portato il grande Paese al confine tra Europa e Asia nella Nato? Un leader illuminato che sta lavora per la causa della pace liberando la Siria dall’Isis e favorendo il multilateralismo con l’applicarne la visione verso il Venezuela strangolato dall’embargo Usa?
Queste domande circolano negli ambienti vaticani da alcuni giorni, dopo che Papa Francesco scavalcando di fatto la diplomazia tradizionale ed equilibrata della Santa Sede ha deciso di avviare un dialogo con Erdogan sul tema di Gerusalemme, attraverso una serie di lunghe telefonate tra Ankara e Santa Marta. E il quesito non sembra aver trovato una risposta nemmeno dopo i 50 minuti del colloquio di ieri, al centro del quale certo c’era il problema di Gerusalemme, come riporta la stampa turca. Un confronto a porte chiuse, alla presenza di un interprete turco e un interprete vaticano, che è iniziato in ritardo perchè Erdogan non ha rispettato l'orario fissato delle 9.30 ma è durato ben oltre il previsto, nonostante Francesco avesse in agenda un’incontro con i vescovi caldei, ai quali ha poi fatto cenno solo incidentalmente delle sue “aperture di credito” al leader turco.
Francesco continua a seguire il suo straordinario istinto politico e probabilmente non sbaglia: il blocco Usa-Unione Europea in politica estera mostra ormai molte crepe e le contraddizioni tra quanto proclamano la Carta dell’Onu, le costituzioni americana, quella dei Paesi europei e in generale i principi del diritto internazionale sono molto evidenti: il caso di Gerusalemme proclamata unilateralmente capitale d’Israele in spregio alle risoluzioni delle Nazioni Unite è solo l’esempio più clamoroso. Ed è evidente che c’è qualcosa che non va anche nella Nato se quella notte del golpe gulenista nessun Paese membro accettò di far atterrare l’aereo di Erdogan.
Mosca, Pechino, Ankara e New Dehli che tendono la mano a Caracas per difenderne la sovranità ma anche gli ideali bolivariani di uguaglianza sociale e dignità di un continente come l’America Latina che non merita di essere asservito, certo non possono che guadagnarsi la simpatia di Papa Francesco che anche nel recente viaggio in Sud America ha parlato della Grnade Patria dell’America Latina.
E la repressione esercitata da Erdogan sul suo popolo? “Il presidente ha evocato la pena di morte per i golpisti, ma si è guardato bene dal reintrodurla nell’ordinamento e non ci sono state esecuzioni”, spiegano Oltretevere. E ricordano la risposta del Papa sull’aero che lo riportava a Roma da Istanbul nel dicembre 2014, quando Franca Giansoldati del Messaggero gli ha chiesto della questione armena, che pure a Francesco sta molto a cuore e per la quale ha usato la parola genocidio: “Il governo turco ha fatto un gesto, l’anno scorso. L’allora primo ministro Erdogan ha scritto una lettera nella data di questa ricorrenza; una lettera che alcuni hanno giudicato troppo debole, ma è stata – a mio giudizio – grande o piccolo, non so, un tendere la mano. E questo è sempre positivo. Io posso allungare la mano così o posso allungare la mano così, aspettando cosa mi dice l’altro per non mettermi in imbarazzo. E questo è positivo, quello che ha fatto l’allora primo ministro. Una cosa che a me sta molto a cuore è la frontiera turco-armena: se si potesse aprire, quella frontiera, sarebbe una cosa bella! So che ci sono problemi geopolitici nella zona, che non facilitano l’apertura di quella frontiera. Ma dobbiamo pregare per la riconciliazione dei popoli. So anche che c’è buona volontà da ambedue le parti – così credo – e dobbiamo aiutare perché che questo si faccia. L’anno prossimo sono previsti tanti atti commemorativi di questo centenario, ma speriamo che si arrivi su una strada di piccoli gesti, di piccoli passi di avvicinamento”.
Insomma Francesco dà credito a Erdogan perchè ritiene che il leader turco possa aiutare la causa della pace anche al di là delle proprie convenienze e forse intenzioni. E' questione di geopolitica: pesi e contrappesi. "Nel corso dei cordiali colloqui sono state evocate - si legge in una nota vaticana - le relazioni bilaterali tra la Santa Sede e la Turchia e si è parlato della situazione del Paese, della condizione della Comunità cattolica, dell’impegno di accoglienza dei numerosi profughi e delle sfide ad esso collegate. Ci si è poi soffermati sulla situazione in Medio Oriente, con particolare riferimento allo statuto di Gerusalemme, evidenziando la necessità di promuovere la pace e la stabilità nella Regione attraverso il dialogo e il negoziato, nel rispetto dei diritti umani e della legalità internazionale".
Il presidente turco era accompagnato dalla moglie e da un seguito di circa 20 persone, tra cui 5 ministri (Esteri, Energia, Relazioni con l'Europa, Economia e Difesa). Presente anche la figlia di Erdogan, Esra (moglie del ministro dell'Energia). Tra i doni offerti dal Papa, un medaglione raffigurante un angelo. "Questo è l'angelo della pace che strangola il demone della guerra", ha detto. "E' il simbolo di un mondo basato sulla pace e sulla giustizia". I giornalisti hanno colto alcune battute. "La ringrazio tanto per il suo interesse", ha detto Erdogan al Papa, che ha risposto: "Grazie per la sua visita".  Poi al momento del commiato: "Piacere di averla incontrata", ha detto la first lady in inglese. Poi il Papa ha chiesto alla coppia Erdogan di pregare per lui, e il presidente turco ha risposto: "Anche noi aspettiamo una preghiera da lei", accennando un inchino e tenendo la mano sul petto.
È seguito un incontro con il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, e con il “ministro degli Esteri” della Santa Sede, monsignor Paul Richard Gallagher. Infine il presidente turco e la moglie hanno visitato la basilica di San Pietro.  Alla partenza di Erdogan sono stati rimossi i posti di blocco anche pedonali che rendevano tutta la zona del Vaticano blindata grazie ai 3500 agenti dei diversi corpi di Polizia che hanno assicurato la sicurezza a Roma per la visita di Erdogan. Tutto è andato bene, fanno notare Oltretevere.