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VITTIME DI SERIE A E VITTIME DI SERIE B

TURCHIA
_________ CALCIO  Vittime di serie A e vittime di serie B 

Giovedì. Novembre 18, 2015
ISTANBUL - La Gazzetta dello Sport
Foto - La Gazzetta dello Sport
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Pur definendo "inaccettabili" i fischi durante il minuuto di si-
lenzio nella partita Turchia-Grecia ad Istanbul, la federazione...

____________________________________________________________    La manifestazione di Ankara dopo l'attentato Fatih Terim, attuale c.t. della nazionale turca, è legato indissolubilmente alla sua terra. Giocatore nel Galatasaray dal 1974 al 1985, ci è poi tornato da allenatore, scrivendo pagine di storia (i tifosi l'hanno soprannominato "Imperatore"). Simbolo e guida, che nella sfida amichevole tra Turchia e Grecia è rimasto però inascoltato. Squadre raccolte per il minuto di silenzio in onore delle vittime degli attentati di Parigi. Ma allo stadio Terim (sì, gli hanno anche dedicato un impianto), si sentono solo fischi e cori che recitano "I martiri non si dimenticano, la Patria non va divisa" (le grida "Allah u akbar" si sono rivelate provenienti solo da un paio di spettatori). Tecnico e giocatori provano a chiedere il silenzio, il rispetto, ma i 60 secondi d'omaggio si trasformano in attimi di vergogna che fanno il giro del mondo. Nella conferenza stampa che segue lo 0-0, l'allenatore critica duramente il comportamento della tifoseria: "Come si può non rispettare un minuto di silenzio per le vittime degli attacchi? È così difficile? È molto importante omaggiare quelle vite". Il lutto al braccio portato dai calciatori si è trasformato in pochi istanti in un simbolo senza significato, avvolto in un'atmosfera quasi macabra. "Lo sport è uno degli strumenti più importanti che si possono utilizzare per diffondere pace e fratellanza - ha concluso -, e la minaccia terroristica ci getta nello sconforto, facendoci riflettere". La questione, però, ha anche altri risvolti. In seno alla Federazione c'è la totale disapprovazione e condanna per quanto accaduto nel minuto di (non) silenzio, un comportamento inaccettabile, ma l'amarezza e la vergogna di quanto accaduto sono solo la punta di un iceberg. Oltre a questo, si cercano di spiegare le ragioni di questo comportamento, che non sono quelle di un odio anti-occidentale. Ce le spiega la Federazione Turca, senza andare troppo indietro nel tempo. È il 10 ottobre quando ad Ankara due kamikaze si fanno saltare in aria durante una manifestazione pacifista: è l'attentato più grave della storia della Turchia moderna, con oltre 120 morti e più di 200 feriti. Si parte da qui. "In quella circostanza siamo stati noi a dover richiedere alla Uefa di poter giocare con il lutto al braccio - ha sottolineato un portavoce dell'ente -, con le vittime francesi, invece, l'Uefa si è mossa autonomamente. Sembra che ci siano morti di Serie A e morti di Serie B e questo non è accettabile: bisogna rispettare i sentimenti di tutte le persone". Il quadro che da Ankara vogliono far emergere è di quello di una popolazione che si sente messa in disparte, quasi maltrattata: la convinzione che siano state trattate situazioni uguali in maniera diversa non fa che rendere ancora più profondo il solco che separa la terra turca dal mondo occidentale. E la spaccatura si avverte: "L'Europa non ha dimostrato sensibilità. Vedere che quanto accaduto ad Ankara non è stato percepito allo stesso modo di quanto successo in Francia fa male. Ci si sente messi in disparte. Sicuramente ci sarà stato qualche sciocco fra la folla, gli ignoranti stanno dappertutto, ma la popolazione si chiede 'Perché le nostre vicende hanno un'eco diversa?'. Bisogna analizzare le ragioni storiche di ogni fatto e capire le motivazioni che spingono ad ogni gesto". Senza dimenticare che l'esercito turco è impegnato in una contestata (all'estero) guerra interna con i curdi del Pkk. Insomma, dietro l'assordante rumore ci sarebbe altro rispetto alla mancanza di rispetto verso i francesi ipotizzata inizialmente. La Turchia fra 7 mesi sarà all'Europeo di Francia, qualificatasi al fotofinish con la punizione di Selçuk Inan che nella sfida con l'Islanda ha disegnato la parabola perfetta al minuto 89'. La Federazione vuole togliere l'etichetta che, inevitabilmente, è piombata sulla selezione: "La Turchia non è quella di quei 60 secondi, non è giusto arrivare in Francia sotto questa cattiva luce".