Turismo
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| Una zona archeologica ricchissima di testimonianze. La caccia grossa di Cicerone |
I
romani – oltre che potente macchina da guerra – erano piuttosto pragmatici.
Stavano, in altre parole, con i piedi per terra. Se una cosa poteva andare a
buon fine, bene. Altrimenti trovavano sempre soluzioni diverse; come dire,
concilianti. Questo valeva anche quando erano in guerra, anzi soprattutto in
guerra. Se è vero infatti che contro gli ebrei, sotto l’imperatore Tito si
intignarono a tal punto da conquistare la roccaforte di Masala, sia pure a costo
di notevoli perdite di uomini e mezzi, il ragionamento fatto durante l’assedio
di Thermessos fu molto diverso. Se non possiamo assoggettare il popolo della
Pisidia – ragionarono – tante vale farne un alleato. E così fecero.
Risparmiando così tempo e denaro, ed anche tanto sangue inutile.Distante 34 km da Antalya, Thermessos si trova in una aspra valle montana che in epoche antiche era veramente inaccessibile. I Pissidi, bellicosi abitanti del luogo, ne avevano fatto la loro inespugnabile città fortificata difendendo strenuamente la loro indipendenza. Nemmeno Alessandro Magno riuscì ad averla vinta. Dei romani si è detto. Per ammirarne le rovine conviene partire da Antalya di buon mattino giacchè l’escursione richiede alcune ore. Il sito archeologico – che abbraccia una vasta area – ha il suo punto centrale nella necropoli che si erge ad oltre mille metri di altezza. Da qui le montagne donano uno spettacolo mozzafiato. Lungo il sentiero che si inerpica sulle rocce, al turista si offre il piacere di scoprire il ginnasio, il bouleterion, le infrastrutture civiche come l’acquedotto e le cisterne, gli innumerevoli sarcofaghi di epoca frigia. Leggermente più spostato da quella che era stata la roccaforte, su 6700 ettari si estende il Termessos Milli Park che – assieme ad un’altra zona archeologica molto ricca – comprende i rilievi del Gulluk Dagi. La vegetazione è tra le più variegate dal momento che si possono trovare sia una rara specie di orchidea che tipi di felci ormai sparite. E poi il ginepro. La "Juniperus foeditissima" (Kodar ardiç) può arrivare anche a 20 metri di altezza. In quanto alla fauna non manca nulla, dai rapaci all’ibex. Una volta c’erano pure pantere, leopardi e leoni. Cicerone di spostava volentieri da Roma per andarle a catturare. Poi quando era stanco del safari si faceva portare ad Aspendos per andare ad assistere a qualche commedia di Plauto. Il
teatro – quello che si può ammirare oggi – non c’era. L’attuale,
infatti, fu edificato sotto Adriano e, tra tutti i teatri ellenici e romani dell’Anatolia,
è decisamente il più bello. Unico nel suo genere, come quello di Orange in
Provenza, ha conservato in piedi il muro della scena e l’intera cavea,
compreso il porticato superiore di coronamento. Il teatro fu restaurato dopo una
visita di Ataturk che – appena lo vide – decretò che fosse dichiarato
monumento nazionale. E uno dei pochi dove, a controllare che nessuno tocchi
niente, sono di guardia i soldati. (Pi.Fe) |