"Images d’Empire", immagini dell’Impero
E’ il titolo di una raccolta di fotografie tratte dalla collezione Pierre de Gigord. Sono immagini di una Turchia che non esiste più e che ci fanno piombare nel passato quando ancora il Sultano era padrone della vita e della morte dei suoi sudditi. Guardandole, una ad una, non si può fare a meno di pensare a come dovesse risultare affascinante ai Loti, ai Gautier , ai De Amicis Costantinopoli, considerata ancora nell’Ottocento la "città delle meraviglie". Città che dovette la sua grandezza al rigetto del nazionalismo contro cui, secondo Abd ul-Megid ed alcuni suoi ministri, l’Impero si ergeva a bastione. L’intento - come disse lo stesso Sultano a Lamartine – era quello di formare un unico popolo di razze e di religioni diverse. "In una parola – affermò Abd ul-Megid (n.d.r: si fa riferimento al libro di Philip Mansel) – mi propongo di nazionalizzare tutti questi frammenti di nazione che coprono il suolo della Turchia con tanta imparzialità, gentilezza, uguaglianza e tolleranza che ognuno senta essere nell’interesse del proprio onore, della propria coscienza e sicurezza cooperare a mantenere l’Impero in una sorta di confederazione monarchica sotto gli auspici del Sultano". A questo ideale – annota Mansel – egli rese l’omaggio più grande che un monarca potesse porgere: istituì una guardia del corpo formata dai figli dei capi dell’Impero, due per ogni etnia: curdi, siriani, drusi, circassi e albanesi. Gli uomini erano tutti alti un metro e ottanta e, durante le cerimonie ufficiali a palazzo e alla preghiera del venerdì, indossavano ognuno il proprio costume nazionale. Era l’epoca di Dolma Baghçe (oggi Dolmabahçe) e delle sue 304 stanze affollate di specchi dorati, pesanti mantovane, camini di porcellana, lampade di cristallo alte tre metri; l’epoca dei banchetti sontuosi, delle bande imperiali ma anche delle moschee, delle riforme e delle scoperte archeologiche. L’epoca in cui – riporta ancora Mansel - molti greci, preferendo l’Impero ottomano alla Grecia indipendente, votarono "con i piedi", mettendosi cioè in viaggio ed emigrando a Costantinopoli. Secondo il censimento del 1881, oltre il 50 per cento dei 200.000 greci della capitale non era nativo di Costantinopoli. L’epoca infine dei grandi banchieri, dei mercanti ed in cui nella Grande Rue de Pera si aprivano gallerie piene di negozi, un tratto tipico della Parigi e della Costantinopoli ottocentesche. "Nel 1976, quando venne inaugurata la lussuosa galleria Cité de Pera – l’attuale passerella dei Fiori – il giornale <la Turquie> la definì ‘un monumento di cui anche Parigi andrebbe orgogliosa’".
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