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“E- Turchia” - a parte la documentazione dell’Ambasciata di Italia ad Ankara e dell’ICE di Istanbul- si avvale per le notizie e gli articoli riportati sul suo web, e naturalmetne relative alla Turchia, delle NEWS già apparse in altri siti o già pubblicate su altri quotidiani e riviste. Non fa altro che assemblare, nella convizione che siano di maggiore utilità per quanti hanno su qualche interesse per questo paese. “E-turchia”, ad ogni modo, è sempre a vostra disposizione







MEHMET V ED I TRE PASHA

18 maggio 2007

Foto Istambul

Quando Abdul Hamid salì al trono nel 1876, succedendo ad Abdul Aziz, il disfacimento politico, economico, territoriale e morale dell’Impero ottomano procedeva ormai inarrestabile, a meno di non compiere coraggiosi, immediati e duraturi cambiamenti. Il nuovo sultano cercò di apparire liberale ed il 23 dicembre dello stesso anno proclamò la Costituzione. Ma ben presto le sue idee politiche, abilmente dissimulate e che tanto avevano illuso i Giovani Turchi di Midhat Pasha, vennero in luce, cosicchè l’esperimento costituzionale durò appena un anno: infatti vi furono due sole sessioni delle due Camere, dopodichè le riunioni si aggiornarono “sine die”. Il sultano dovette inoltre firmare con la Russia l’umiliante pace di S. Stefano (3 marzo 1878), con la quale concedeva l’indipendenza al Montenegro, alla Serbia ed alla Romania, mentre la Bulgaria otteneva l’autonomia passando anch’essa sotto l’influenza della Russia. Verso la fine del secolo i Giovani Turchi fondarono l’associazione “Unione e Progresso” (Ittihad ve Teraqqi) che mirava all’Unificazione, sotto il Sultanato, di tutte le comunità dell’Impero senza alcuna distinzione di religione e di nazionalità, grazie ad un principio di fratellanza di tutti i popoli, garantito dall’uguaglianza dei diritti civili e politici, al di sopra delle razze e dei credo. Il Progresso poi doveva essere raggiunto senza indugi e senza una necessaria gradualità, adottando la cultura occidentale. Il programma peccava di ingenuità, in quanto non considerava che i tempi non erano più maturi, e fu inoltre ostacolato dal Sultano, che, con l’appoggio entusiastico degli Ulema, rilanciò l’idea di un Panislamismo, in un periodo però di insofferenza sempre più marcata da parte delle popolazioni arabe nei confronti del dominio turco e di emergente disinteresse religioso nel resto dell’Impero. Tale atteggiamento del Sultano convinse i Giovani Turchi ad affrettare l’azione: la rivoluzione scoppiò inattesa il 9 luglio 1908, per l’audacia di due ufficiali, Ahmed Niyazi ed Enver Bey. Essa fu una sorpresa per la maggior parte degli affiliati ma, repentina ed incruenta, provocò in pochi giorni il crollo del dispotismo hamidiano e la restaurazione della Costituzione del 1876. L’insperata vittoria degli Unionisti suscitò entusiasmo, affratellò nuovamente Cristiani e Musulmani, svuotò le prigioni politiche, rappacificò la Macedonia ed acclamò il Sultano, che ora si mostrò nuovamente liberale. Ma Abdul Hamid, timoroso dei fermenti nazionalisti, nutriva la segreta speranza di ripristinare la potenza del sultanato e soprattutto del califfato; così con l’aiuto degli ufficiali destituiti, di funzionari malcontenti e degli Ulema intimoriti, nell’aprile del 1909 tentò la controrivoluzione, il cui fallimento provocò però la sua destituzione e l’esilio a Salonicco. L’ultimo sincero “Difensore della Fede” usciva dalla Storia, e con lui la dinastia degli Osmanli.
Al di là degli avvenimenti politici che tormentarono il suo sultanato, Abdul Hamid fu uomo schivo, diffidente, austero nella vita privata e senza i vizi che connotarono invece alcuni suoi predecessori; visse però nel terrore di attentati (atteggiamento d’altra parte comune in quel tempo a molti altri regnanti d’Europa) e per questo motivo, si dice che nell’ultimo periodo di regno soffrisse di insonnia e di allucinazioni. Uomo colto ed amante delle arti, fu estremamente generoso e munifico verso pittori, artisti e musicisti, dei quali si circondava nella sua reggia sul Bosforo. Dopo quasi tre anni di esilio, gli fu concesso di ritornare ad Istanbul, dove morì nel 1918 senza vedere la fine anche formale dell’Impero, culminata con l’abolizione del Sultanato, del Califfato e la nascita di una nuova Turchia, trasformata in Repubblica non dai “Giovani Turchi” ma dalla gigantesca figura di Kemal pasha; anche l'eterna Costantinopoli dovette cedere il posto ad Ankara, allora semplice ed anonima cittadina, ma simbolo della rinascita dei popoli anatolici.



GianFranco Cortelli gfcortelli@hotmail.com 20 dicembre 2004

NB. Le immagini furono pubblicate su parecchi numeri di “ILLUSTRAZIONE ITALIANA ” nel corso del 1876 e rappresentano alcuni avvenimenti di quell’anno: momenti dell’investitura di Abdul Hamid II; l’arrivo a corte e l’udienza del generale Ignatieff (che difendeva la politica della Russia, la quale ambiva da sempre lo sbocco al Mediterraneo, cercando di impossessarsi degli Stretti, il Bosforo e i Dardanelli); il liberale Midhat Pasa, che credette in un cambiamento della politica sultanale; momenti della rivolta che provocò la destituzione e la morte di Abdul Aziz ed infine la festa dello Statuto Italiano sul Bosforo, nello stesso anno, cui assistette Abdul Hamid. Una nota a margine, dice che i disegni furono eseguiti dai sig.i Aurelj e Elli, corrispondenti particolari del giornale; le incisioni invece furono eseguite in gran parte da Bonamore e due, da Canedi.


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