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“E- Turchia” - a parte la documentazione dell’Ambasciata di Italia ad Ankara e dell’ICE di Istanbul- si avvale per le notizie e gli articoli riportati sul suo web, e naturalmetne relative alla Turchia, delle NEWS già apparse in altri siti o già pubblicate su altri quotidiani e riviste. Non fa altro che assemblare, nella convizione che siano di maggiore utilità per quanti hanno su qualche interesse per questo paese. “E-turchia”, ad ogni modo, è sempre a vostra disposizione







La fine del sultanato e la nuova Turchia

18 maggio 2007

Foto Istambul

Le guerre balcaniche, durante le quali furono persi in Europa molti territori dell’Impero, avevano scosso la popolarità del triunvirato ed infranto le illusioni di molti sostenitori entusiastici della politica dei Giovani Turchi, ma il disastro della guerra mondiale ne aveva decretato la caduta, cosicchè il 1° novembre del 1918 Enver, Taalat e Gamal fuggirono da Costantinopoli con gli ultimi sommergibili tedeschi rimasti nel Bosforo; il 13 dicembre le navi alleate sbarcarono nella città le loro truppe, inglesi, francesi ed italiane, mentre un sultano senza forza subiva i dictat dei vincitori. La città (come Berlino, Vienna e Trieste dopo la IIª guerra mondiale) venne divisa in zone: i francesi si stanziarono nella Costantinopoli vera e propria, gli inglesi a Pera e gli italiani a Scutari. Il trono degli Osmanli aveva perso il suo splendore ed ormai la spartizione definitiva della città, o quanto meno la creazione di una zona franca, era imminente. I Dardanelli ed il Bosforo sarebbero stati tolti alla giurisdizione ottomana, mentre sempre più insistentemente si prospettava l’idea di assegnare alla Grecia un vasto territorio nelle isole egee e sulla costa dell’Anatolia.
Al nuovo Sultano, Mehmet VI Vahed-ed-din, salito al trono il 3 luglio 1918, non veniva imputata la colpa della sconfitta, bensì essa ricadeva sul governo dei Giovani Turchi, cosicchè il Sultano, nella speranza di salvare parte dell’Impero, attuò una politica di collaborazione con gli alleati, cercando nel contempo di persuaderli a non appoggiare il progetto di occupazione della costa dell’Asia Minore da parte delle truppe greche.
Ma in questa ambigua situazione, ecco comparire a Costantinopoli l’eroe di Gallipoli, Kemal pasha, di ritorno dal fronte siriano; egli, come gran parte dei turchi trovava intollerabile l’occupazione degli stranieri e, mal visto dalla Sublime Porta, cercò di appoggiarsi direttamente al Sultano che incontrò quattro volte, dopo il selamlik nella moschea. Trasferitosi all’hotel Pera Palace, si racconta che, all’invito di alcuni ufficiali inglesi a bere con loro, rifiutando rispondesse: “Qui siamo noi i padroni di casa e loro gli ospiti; è bene quindi che siano loro a venire al mio tavolo”. La speranza di Kemal era quella di essere nominato ministro della guerra, ma la decisione si trascinava ed alla fine accettò l’incarico di Ispettore della III Armata (Ordu) di stanza a Sivas ed Erzorum, in Anatolia nord-orientale. Ironia della sorte, la decisione della nomina fu presa dai suoi avversari e dal sultano stesso, proprio per allontanarlo dalla capitale, ma ciò gli dette modo di organizzare in quel territorio selvaggio, dove ancora pulsava il cuore della patria turca, la resistenza, in mezzo a gente nella quale egli riponeva le ultime speranze.
Il resto è tutto un incalzare della storia: Il Congresso di Erzorum che elegge Kemal, Presidente (6 agosto 1919) e proclama l’unità e l’indipendenza della patria; le prime elezioni nazionali; l’ostilità del Sultano e la fatwa contro i ribelli emessa dallo sheik ul-islam; la grande Assemblea Nazionale che il 23 aprile 1920 tenne ad Ankara la sua prima seduta e decretò la nascita della nuova Turchia; l’abbozzo della nuova Costituzione in soli 10 articoli, votati il 21 gennaio 1921, che lasciava ancora sospesa la questione del Sultanato e del Califfato; il riconoscimento de facto del Governo kemalista di Ankara durante la Conferenza di Londra (febbraio-marzo 1921) ed il conseguente annullamento delle sentenze di condanna a morte pronunciate contro Kemal e gli altri capi nazionali; il ritiro unilaterale delle truppe italiane da Adalia (Antalya) ed infine la disperata battaglia sul fiume Saqaria, ultima tremenda e gloriosa prova dell’esercito e del popolo anatolico; quindi, il ritiro degli eserciti greci ed il riconoscimento da parte della Francia della Nazione Turca. Il Ghazi, il Vittorioso, è l’eroe nazionale, il gigante che ha salvato dallo sfacelo più completo il popolo turco. Sin da questo momento la sorte del Sultanato è decisa: la proposta venne portata dal Ghazi all’Assemblea Nazionale il 1° novembre 1922 e provocò un enorme fermento ed una pioggia di mozioni, in quanto non si capiva come potesse sussistere il Califfato senza il Sultanato. Se un Parlamento non è in grado di sbrogliare una matassa, allora nomina una Commissione; e così fu fatto. Ma anche in questo caso non si seppe giungere ad una soluzione, in quanto nessun testo di diritto canonico, né gli hadith del Profeta contemplavano l’esistenza delle due cariche separate. Ma l’atteggiamento risoluto di Kemal fece sì che si comprese che, se la legge non veniva votata, alcune teste avrebbero potuto essere tagliate, e non metaforicamente. La legge passò e l’ultimo Sultano – Califfo, Mehmet VI, in una mattina nebbiosa, lasciò il suo palazzo e salì a bordo di un incrociatore inglese che lo portò in esilio. La spada di Osman, simbolo per secoli della potenza ottomana, finì in un museo ed il mantello del Profeta fu posto sulle spalle di Abdul Medjid, che divenne, ma non per molto, l’ultimo Califfo.

GianFranco Cortelli gfcortelli@hotmail.com Trieste, marzo 2005


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