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“E- Turchia” - a parte la documentazione dell’Ambasciata di Italia ad Ankara e dell’ICE di Istanbul- si avvale per le notizie e gli articoli riportati sul suo web, e naturalmetne relative alla Turchia, delle NEWS già apparse in altri siti o già pubblicate su altri quotidiani e riviste. Non fa altro che assemblare, nella convizione che siano di maggiore utilità per quanti hanno su qualche interesse per questo paese. “E-turchia”, ad ogni modo, è sempre a vostra disposizione







L’Ultimo Califfo

18 maggio 2007

Foto IstambulLa separazione del Sultanato dal Califfato non produsse l’effetto che il Ghasi si aspettava: per la maggior parte dei Turchi non esisteva differenza fra le due cariche; per il contadino, il soldato, per qualsiasi fedele mussulmano il Califfo era il difensore della fede, l’ombra di Allah in terra, il capo supremo dell’esercito, il monarca. Ed infatti, nonostante le limitazioni amministrative imposte da Kemal, alla Corte califfale tutto procedeva come alla corte di un sultano. Ogni moschea era una fortezza del sovrano, sia in Anatolia come a Delhi e a Damasco. Esisteva un unico modo di ridurre il califfo a semplice dignitario religioso: togliergli ogni potere e, soprattutto, il denaro. Così il Ghasi emanò un decreto che diceva: “La pretesa del califfo che il Governo ed i corpi ufficiali si mettano in rapporto con lui costituisce un’offesa flagrante alla sovranità dello Stato. L’ufficio del califfo non ha un senso materiale e non possiede nulla che giustifichi la sua esistenza”. Abdul Medjid lesse il decreto e tacque: suo padre Abdul Aziz e suo fratello Jussuf Is ed-din erano morti di morte violenta; aveva dunque ragione di tacere. Pur tuttavia non bastava ancora: bisognava abolire l’istituto del califfato per laicizzare la Turchia. Il 3 marzo 1924 la legge fu presentata in Parlamento ed approvata. La notte del 4 marzo un ufficiale

Abdul Medjid; egli era latore di uno scritto dell’Assemblea. Il califfo lesse: “La Grande Assemblea Nazionale turca ha deciso quanto segue. Il califfato è soppresso poiché esso è essenzialmente implicito nel senso e nel concetto di Governo e di Repubblica. Il califfo con tutti i membri della casa osmanli è esiliato per sempre…egli lascerà il territorio della Repubblica entro dieci giorni. I beni della casa regnante saranno incamerati senza indennizzo." Il califfo fu accompagnato nella grande sala del trono e l’ufficiale ordinò al vecchio di sedersi e di leggere un proclama già predisposto: “Io Abdul Medjid ibn Abdul Aziz rinuncio per me e per l’intera casa osmanli a tutti i diritti del sultanato e del califfato.”

Il giorno dopo il mondo dell’Islam seppe che non esisteva più luogotenente di Maometto sulla terra. Quel giorno moriva l’idea dell’unità di tutti gli uomini nella fratellanza dell’Islam, l’idea dello stato di Dio.Dio.

Lo scrittore Cornelio di Marzio si trovava a Costantinopoli in quei giorni, quale addetto commerciale e capo dell’ufficio stampa per la Turchia. Egli fu testimone oculare dei drammatici avvenimenti, e con parole toccanti e consapevoli della storicità degli eventi, così ha descritto la partenza dell’ultimo califfo: “Alle cinque, mentre si e no l’alba scoloriva le ombre e spegneva i tenui fanali di Cospoli, è partito un lungo convoglio di automobili…A Dolma Bahçe la Guardia ha presentato per l’ultima volta le armi. Il Califfo ha raccomandato ad Allah la sua guardia fedele ed è scomparso per le vie di Tophane, di Galata, di Feri köy, di Stambul. Poi è uscito dalle mura verso la campagna tracia. Avrà pensato il vecchio califfo espulso che in un altro martedì lontano, attraverso quelle stesse mura, un Califfo-Sultano era per la prima volta entrato a Bisanzio? Il triste convoglio…era composto di sedici automobili e tre camion racimolati alla meglio ed in tutta fretta dalle autorità repubblicane. Il califfo si portava dietro… il figlio Omer Faruk, la figlia Duruscevàr, le sue due mogli, il medico e qualche servo; la cronaca accennerebbe anche ad eunuchi, ma noi non possiamo garantire la notizia scandalosa. Le automobili si sono dirette verso Ciatalca…il tragitto è stato più volte interrotto: i gendarmi risollevavano a braccia un camion sbandato o seppellito nel fango… per più tratti il califfo ha dovuto camminare a piedi. Nell’ora di colazione il convoglio si è fermato e sulla riva del mare la famiglia imperiale ha consumato, alla meglio, il suo pasto. La piccola sultana s’è divertita a lanciare ciottoli a fior d’acqua. Ah, Durraceva, Durraceva! Giunta a Ciatalca…la comitiva s’è raccolta in poche camere fredde ed arredate alla meglio, nella stazione ferroviaria. Qui il discendente di Solimano il Magnifico ha atteso il cadere del giorno e in questo breve carcere sperduto ha consumato il suo ultimo pasto imperiale: pane, formaggio e uova. La popolazione accorsa è stata tenuta lontana: il silenzio non è stato turbato né da treni di passaggio, né da invocazioni, né da rimpianti. La sera è scesa sulla campagna brulla di Tracia, mentre i bifolchi impauriti invocavano, forse, perdono ad Allah per l’esilio del suo ultimo sacerdote e lo pregavano di voler accettare nella “fatva” del venerdì, anche senza il nome di lui, le umili preghiere dei credenti. La cronaca non dice se il Califfo abbia o no pregato nella sua ultima sera in Turchia; preparandosi ad entrare in paesi infedeli avrà forse rimpianto i solenni Selamlik cui egli si recava con guardie e dignitari, attraversando sotto il sole d’oriente, le vie fiorite di sorrisi e di saluti; avrà forse anche fantasticato, ma nessuno lo sa. Si sa solo che silenziosamente ha atteso, e per lunghe ore, l’arrivo del treno. A Costantinopoli nessuno si è preoccupato di questo dramma…il palazzo imperiale è rimasto vuoto, con poche persone malate e pochi servi spauriti. La città è abulica…Lo sciacquio del Bosforo si è addormentato monotono; le maschere, per il carnevale morente, si sono slanciate più intraprendenti per le vie di Pera; nei ritrovi, le prime coppie hanno cominciato a ballare. Nulla…E qualche speculatore già contava i buoni guadagni fatti, comprando certi mobili a prezzi di concorrenza: certe camere da letto e certi salotti da “alcuni signori di nobile famiglia” partiti, quando, a Ciatalca, salendo nello scompartimento, una piccola fanciulla, tutta sorriso e tutta oro, volgendosi a suo padre stanco ed accorato, tendendogli la mano gli ha detto: Vieni, ti aiuto a salire, papà”. Durraceva, la piccola, radiosa e ridente bambina di allora, è morta a Londra, in esilio, solo pochi anni fa.

Nota: la principessa, in questa immagine, è ritratta dal pittore bulgaro Georgeff. Il dramma della bellissima principessa caucasica fu quello di dover sposare, ancora diciannovenne, il principe indiano Muazzan Av, secondogenito del Nizam di Hyderabad, che la conobbe e sposò nel 1931 a Nizza, città prescelta da Abdul Medjid per il suo esilio. Il matrimonio fu combinato per risollevare le finanze della decaduta Casa Osmanli. Sulla sua straordinaria e delicata bellezza furono scritte in India, montagne di poemi.

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