Tradizioni

DELL'HAMAM, 
OVVERO IL GUADAGNO DELLA GIOVENTU'

DELL'HAMAM, OVVERO IL GUADAGNO DELLA GIOVENTU'
Dagli antichi romani ai giorni nostri la storia del bagno in Anatolia. Le cronache di Theophile Gautier.
I_bagni_pubblici_a_Costantinopoli_nel_1842L'hamam_di_Costantinopoli_Incisione_di_C._Biseo_1870
(Turchia Oggi)     La vita dei nostri antenati romani scorreva con ritmi così lontani da noi, gente del 2000, che difficilmente riusciamo ad immaginarla. Tutto si svolgeva con ponderazione e lentezza, senza fretta; parole come ansia, stress, tensione, stanchezza mentale non si conoscevano e per di più l'anno del cittadino romano del primo secolo a.C. era scandito da una serie impressionante di feste religiose e celebrazioni politiche di trionfi o vittorie, corredate da giochi e spettacoli nei teatri e per le strade, cui partecipava tutta la popolazione, che interrompeva ogni altra attività.
Oltre a ciò, anche nei giorni lavorativi, i ritmi erano molto più accettabili e lasciavano spazio al riposo, all'incontro ed allo svago, nonostante Cicerone, in periodo augusteo, si lamentasse della frenesia e della confusione provocata dal via vai notturno dei carri, che consegnavano gli alimenti ai mercati che servivano l'Urbe. D'altra parte, proprio per il caos provocato dal traffico durante il giorno e per il pericolo di investimenti dei pedoni, era stato proibito il passaggio dei carri e financo delle lettighe delle matrone, che potevano spostarsi nel centro, solo dopo il calar del sole. Non vi erano poi orari ferrei per l'apertura delle botteghe e per trattare affari ed i romani di tutti i ceti avevano tempo da spendere per loro stessi, come diremmo noi oggi. Così uno dei principali passatempi di tutti gli abitanti dell'Impero era costituito dall'andar alle terme, aperte tutti i giorni e frequentate gratuitamente.
Alcuni cittadini più ricchi, pochi invero, avevano dei bagni privati nei loro palazzi di città o nelle ville di campagna e di mare, ma il piacere del caldo vapore e del rilassante massaggio non era mai disgiunto dall'incontro e dalla chiacchierata con gli amici, dalla discussione di politica, dalla concertazione di  affari: così erano le terme pubbliche ad essere  privilegiate, perché costituivano il ritrovo ideale per venire a conoscenza delle novità dell'Impero o semplicemente dei pettegolezzi della propria città.
Tutto questo per parecchi secoli, fino alla fine del V, quando la potenza romana crolla sotto il peso delle invasioni barbariche e per lungo tempo si affievoliscono molti aspetti del modo di vivere dei romani. I tempi cambiano ed il Cristianesimo si impone universalmente, portando una nuova morale che contribuisce alla scomparsa oltre che dell'olimpo pagano, anche di tradizioni legate ad una maggior libertà di costumi: l'esposizione della nudità ed addirittura l'atto di lavarsi, non fosse altro che per un motivo di pulizia corporea, vengono stigmatizzate dai nuovi canoni etici, che predicano anche il disprezzo della materia, e perciò si assiste alla decadenza degli ambienti termali, che sovente, grazie alla loro maestosità, vengono trasformati in basiliche e luoghi di preghiera. Tutto ciò in occidente ed in gran parte dell'allora ancora esistente Impero bizantino.
Fadil_Hoseyn_1793_Donne_nell_hamam Ma nel settimo secolo avviene un altro cambiamento epocale: l'Islam sta conquistando gran parte dei territori dell'Impero romano d'oriente (oltre che di quello persiano), e con i califfi Umayadi ritornano in auge i bagni, svincolati da tabù religiosi di ogni tipo, anzi, favoriti, in quanto la pulizia del corpo in funzione della preghiera costituisce un obbligo della fede.
Dopo i califfati arabi degli Umayadi e degli Abbassidi, ecco il prevalere delle popolazioni turche con l'avvento, tra le altre, delle grandi dinastie dei Mamelucchi, soprattutto in Egitto ed in Siria, dei Selgiuchidi, in Anatolia e Persia e dei curdi Ayyubidi di Salah-ed-din , il Saladino degli occidentali. Dopo la vittoria di Manzikert del 26 agosto del 1071, ad opera del sultano selgiuchide Alp Arslan sulle truppe dell'Impero bizantino, questo è ormai ridotto alla sola capitale Costantinopoli ed alla costa del mar Nero e così in tutto il mondo musulmano, questa volta ad opera dei turchi, si reintroduce l'uso delle terme, che da loro prendono il nome di Hamam o bagno turco.
La ritrosia del Cristiani alla pulizia ed al mostrare in pubblico le pudenda, si evince anche da alcuni autori arabi dell'epoca del Saladino, che denunciano lo sgradevole odore emanato dai Crociati e la mancanza totale di bagni nelle loro dimore e castelli. Ma è con la grande dinastia degli Ottomani  che  si  riafferma  definitivamente e gloriosamente l'hamam: ne  nascono ovunque, a centinaia, in tutto l'Impero, alcuni più semplici, altri fastosi e maestosi, decorati con marmi ed alabastri preziosi, con colonne che reggono cupole ardite, con i caratteristici  lucernari rotondi per il passaggio della luce, con vasche per le abluzioni cesellate e merlettate secondo il miglior stile arabo, e con i lettini per il massaggio e per il riposo abbelliti da colonnine intarsiate da madreperla e pietre dure. Il turco, bellicoso e taciturno, si scopre raffinato e pronto ad apprezzare anche ciò che non deriva dalla sua diretta tradizione.
Allora come oggi, esistevano hamam con sezioni separate per uomini e donne, oppure, i più piccoli, adottavano orari e giorni diversi per dar modo anche alla signore di usufruire di questo piacevole svago. Ci piace citare a questo proposito un brano di una interessante relazione di G.M. Jouannin, che fu, nel 1842, Primo Segretario Interprete per le lingue orientali del re di Francia, presso la corte dei Sultani:"...le dame musulmane frequentano anch'esse con assiduità i bagni due volte la settimana; il venerdì è il giorno fisso per soddisfare a questo dovere religioso ed alle distrazioni che l'accompagnano; e per esse, ancor più che per gli uomini, andare al bagno è un piacere, un sollievo; vi restano quasi tutto il giorno e il più spesso vi pranzano. L'ingresso dei bagni delle donne è severamente interdetto agli uomini e tutto vi si fa colla maggior decenza." Quando la persona entra, viene accolta da un tellack che accompagna il cliente al Camekan, la sala dello spogliatoio, l'apoditarium romano, dove gli viene assegnato un armadietto e, dopo essersi spogliato viene rivestito"...dalle reni alle caviglie da una pezza di ghinea sistemata come il perizoma delle statue egiziane", come dice Theophile Gautier ed inoltre gli viene fornito un paio di alti zoccoli di legno. Il percorso è rimasto invariato anche ai nostri giorni e continua con il passaggio nel Sogukluk, equivalente al tepidarium, un ambiente con temperatura gradevole, che permette "...di abituare i polmoni all'ardente atmosfera della terza sala" (Gautier), la quale raggiunge i 30-35 gradi; quest'ultimo ambiente è il Hararet, corrispondente al calidarium dei romani. E' in questa sala che avviene il rito principale con la preparazione al bagno ed al massaggio; il cliente viene adagiato su una lastra di marmo riscaldata dalle caldaie sottostanti e sottoposto ad un primo morbido massaggio, finché non si ricopre di sudore.
Quindi il tellack lo accompagna ad una delle fontane poste nelle nicchie attorno alla sala, lo fa sedere ed inizia con un guanto di crine a strigliare  prima  gli arti e poi il resto del corpo e, leggendo ancora Gautier, "...in modo da condurvi il sangue alla pelle, senza tuttavia scorticarvi e senza farvi il minimo male, malgrado l'apparente durezza che egli impiega in questo esercizio." 
E' interessante notare, a questo proposito, la diversa esperienza di Eustace Murray, viceconsole britannico a Costantinopoli nel 1854, gli stessi anni della visita di Gautier nella città: "Allora un colosso emerge dal vapore e gli si avvicina senza parlare; le di lui mani aperte lo stendono, lo palpano, lo premono, lo ballottano da tutte le parti possibili ed impossibili; poi, armato di un lungo oggetto rugoso, lo fa sedere di nuovo e lo frega furiosamente..." Evidentemente i nostri due autori incontrarono dei tellack di diversa esperienza, perché il massaggio segue da secoli una pratica omogenea. Di nuovo il nostro Gautier: "...quindi attinge dal bacile con una ciotola di rame diverse scodellate d'acqua tiepida che vi spande sul corpo...poi vi riprende e vi pulisce col palmo della mano nuda, portando via lungo le vostre braccia dei rotolini grigiastri, che sorprendono non poco gli europei convinti della loro pulizia.""Mentre in contrapposizione le parole del povero Murray suonano così: "...esce della materia in fiocchi; si pretende siano delle impurità della pelle che si staccano ma stento ad ammetterlo; siccome risentii un orribile dolore...credo piuttosto che la vittima subisca un principio di scorticatura sul vivo, che riesce meno dolorosa, perché è praticata in una atmosfera calda e oleosa, sopra un oggetto già mezzo bollito." 
Nella moderna Turchia e in tutto il mondo arabo, il rito del bagno è ancora unito (sebbene sempre di meno) anche al matrimonio, secondo usanze ereditate dalla tradizione ottomana. Così gli sposi promessi, il giorno prima delle nozze, vengono accompagnati separatamente in corteo all'hamam fra balli e canti e, mentre gli amici ed i parenti rimangono a banchettare nella prima sala, gli sposi compiono il rito del bagno assieme agli anziani di casa, che li istruiscono sulla loro nuova situazione di moglie e di marito. Mentre lo sposo viene poi rivestito dagli amici e subisce degli scherzi, che simboleggiano l'addio alla spensieratezza della compagnia, la sposa, nella vestizione, indosserà sette vesti di sette colori diversi, regalatele dal futuro marito, le quali vogliono significare la generosità dello stesso, e la sua nuova condizione di sicurezza e felicità.
Ma leggiamo alcune altre impressioni sul bagno turco, scritte da Jacopo Morier, Plenipotenziario di S.M. Britannica presso la corte persiana attorno al 1810; egli entrò facilmente negli  hamam di Persia e dell'Asia Minore "...sebbene nelle piccole città il pregiudizio religioso contro gli infedeli, cui riguardano come "nedjis" o gente impura, che appesta necessariamente le loro acque, doveva farcene ricusare l'ingresso." Egli precisa poi come regni in questi luoghi il pudore "...e sebbene cose nefandissime ci siano state narrate  della dissolutezza di quei bagni, sempre  notai la  massima proprietà e le più oneste apparenze in tutti quelli da me visitati...e ammirai la destrezza dei musulmani nel togliersi i propri abiti e sostituire loro una tela per non offendere la decenza." Descrive poi la differenza dei bagni turchi da quelli persiani, dove vi è una vasca centrale nella quale le persone si immergono e vi rimangono fino alla massima sopportazione del calore.
Alla fine di tutto, dopo l'ultimo bagno, si viene ricondotto nel Camekan, distesi su un lettino e massaggiati un ultima volta. Dice Gautier "...rimasi lì circa un'ora, in una sorta di torpore sognante e quando uscii ero così leggero, così rinvigorito, così sciolto, così rimesso in sesto che mi pareva che gli angeli del cielo camminassero al mio fianco." E su questa sensazione di benessere concorda anche il petulante Murray, nonostante un'ultima frecciatina: "...poi coperto di nuovo, vengo condotto in una stanza dall'aria fresca, che mi colpisce come quella di un ghiacciaio, e là mi lascio cadere spossato fra la pipa e il caffè, che mi hanno preparato. Non ho mai conosciuto sonno più benefico benchè il ricordo del gigante mi perseguitasse nei sogni."
Ancor oggi, finito il bagno ed il massaggio, si può sostare quanto si vuole dentro le terme, adagiati sui lettini a sorbire il caffè o una fresca bibita, ascoltando le dolci  musiche che si espandono nell'ambiente, inebriandosi con il fumo della pipa ad acqua odorosa di essenze di rosa o di fragola, assaporando con meraviglia "il guadagno della gioventù", che il bagno turco ha prodotto, come dice il grande Pierre Loti, o ripensando alle parole di De Amicis: "...mi mettono un cuscino ricamato sotto la testa, una coperta bianca addosso, una pipa in bocca, una limonata accanto e mi lasciano lì fresco, leggero, odoroso, con la mente serena, col cuore contento, con un senso così puro e giovanile della vita, che mi par d'essere nato allora, come Venere, dalla spuma del mare e di sentirmi frullare sopra la testa le ali degli amorini." (GianFranco Cortelli/pubblicato a Trieste, su "Il Massimiliano" N° 22,  aprile 2002)
20.05.2004

 

RES ORIENTIS SACCASU, IL VENDITORE D'ACQUA DELL'HAMAM, 
OVVERO IL GUADAGNO DELLA GIOVENTU'
Il Caffè Loti

KIRKPINAR

Moena la piccola Turchia Belli...bellissimi Un vero Orient-Express