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DELL'HAMAM,
OVVERO IL GUADAGNO DELLA GIOVENTU'
Dagli
antichi romani ai giorni nostri la storia del bagno in Anatolia. Le cronache
di Theophile Gautier.
 (Turchia Oggi)
La vita dei nostri antenati romani scorreva con ritmi così
lontani da noi, gente del 2000, che difficilmente riusciamo ad
immaginarla. Tutto si svolgeva con ponderazione e lentezza, senza
fretta; parole come ansia, stress, tensione, stanchezza mentale non
si conoscevano e per di più l'anno del cittadino romano del primo
secolo a.C. era scandito da una serie impressionante di feste
religiose e celebrazioni politiche di trionfi o vittorie, corredate
da giochi e spettacoli nei teatri e per le strade, cui partecipava
tutta la popolazione, che interrompeva ogni altra attività.
Oltre a ciò, anche nei giorni lavorativi, i ritmi erano molto più
accettabili e lasciavano spazio al riposo, all'incontro ed allo
svago, nonostante Cicerone, in periodo augusteo, si lamentasse della
frenesia e della confusione provocata dal via vai notturno dei
carri, che consegnavano gli alimenti ai mercati che servivano
l'Urbe. D'altra parte, proprio per il caos provocato dal
traffico durante il giorno e per il pericolo di investimenti dei
pedoni, era stato proibito il passaggio dei carri e financo delle
lettighe delle matrone, che potevano spostarsi nel centro, solo dopo
il calar del sole. Non vi erano poi orari ferrei per l'apertura
delle botteghe e per trattare affari ed i romani di tutti i ceti
avevano tempo da spendere per loro stessi, come diremmo noi oggi.
Così uno dei principali passatempi di tutti gli abitanti
dell'Impero era costituito dall'andar alle terme, aperte tutti i
giorni e frequentate gratuitamente.
Alcuni cittadini
più ricchi, pochi invero, avevano dei bagni privati nei loro
palazzi di città o nelle ville di campagna e di mare, ma il piacere
del caldo vapore e del rilassante massaggio non era mai disgiunto
dall'incontro e dalla chiacchierata con gli amici, dalla
discussione di politica, dalla concertazione di
affari: così erano le terme pubbliche ad essere
privilegiate, perché costituivano il ritrovo ideale per
venire a conoscenza delle novità dell'Impero o semplicemente dei
pettegolezzi della propria città.
Tutto questo per parecchi secoli, fino alla fine del V, quando la
potenza romana crolla sotto il peso delle invasioni barbariche e per
lungo tempo si affievoliscono molti aspetti del modo di vivere dei
romani. I tempi cambiano ed il Cristianesimo si impone
universalmente, portando una nuova morale che contribuisce alla
scomparsa oltre che dell'olimpo pagano, anche di tradizioni legate
ad una maggior libertà di costumi: l'esposizione della nudità ed
addirittura l'atto di lavarsi, non fosse altro che per un motivo
di pulizia corporea, vengono stigmatizzate dai nuovi canoni etici,
che predicano anche il disprezzo della materia, e perciò si assiste
alla decadenza degli ambienti termali, che sovente, grazie alla loro
maestosità, vengono trasformati in basiliche e luoghi di preghiera.
Tutto ciò in occidente ed in gran parte dell'allora ancora
esistente Impero bizantino.
Ma nel settimo secolo avviene un altro cambiamento epocale:
l'Islam sta conquistando gran parte dei territori dell'Impero
romano d'oriente (oltre che di quello persiano), e con i califfi
Umayadi ritornano in auge i bagni, svincolati da tabù religiosi di
ogni tipo, anzi, favoriti, in quanto la pulizia del corpo in
funzione della preghiera costituisce un obbligo della fede.
Dopo i califfati arabi degli Umayadi e degli Abbassidi, ecco il
prevalere delle popolazioni turche con l'avvento, tra le altre,
delle grandi dinastie dei Mamelucchi, soprattutto in Egitto ed in
Siria, dei Selgiuchidi, in Anatolia e Persia e dei curdi Ayyubidi di
Salah-ed-din , il Saladino degli occidentali. Dopo la vittoria di
Manzikert del 26 agosto del 1071, ad opera del sultano selgiuchide
Alp Arslan sulle truppe dell'Impero bizantino, questo è ormai
ridotto alla sola capitale Costantinopoli ed alla costa del mar Nero
e così in tutto il mondo musulmano, questa volta ad opera dei
turchi, si reintroduce l'uso delle terme, che da loro prendono il
nome di Hamam o bagno turco.
La
ritrosia del Cristiani alla pulizia ed al mostrare in pubblico le
pudenda, si evince anche da alcuni autori arabi dell'epoca del
Saladino, che denunciano lo sgradevole odore emanato dai Crociati e
la mancanza totale di bagni nelle loro dimore e castelli. Ma è con
la grande dinastia degli Ottomani
che si riafferma definitivamente
e gloriosamente l'hamam: ne nascono
ovunque, a centinaia, in tutto l'Impero, alcuni più semplici,
altri fastosi e maestosi, decorati con marmi ed alabastri preziosi,
con colonne che reggono cupole ardite, con i caratteristici
lucernari rotondi per il passaggio della luce, con vasche per
le abluzioni cesellate e merlettate secondo il miglior stile arabo,
e con i lettini per il massaggio e per il riposo abbelliti da
colonnine intarsiate da madreperla e pietre dure. Il turco,
bellicoso e taciturno, si scopre raffinato e pronto ad apprezzare
anche ciò che non deriva dalla sua diretta tradizione.
Allora come oggi, esistevano hamam con sezioni separate per uomini e
donne, oppure, i più piccoli, adottavano orari e giorni diversi per
dar modo anche alla signore di usufruire di questo piacevole svago.
Ci piace citare a questo proposito un brano di una interessante
relazione di G.M. Jouannin, che fu, nel 1842, Primo Segretario
Interprete per le lingue orientali del re di Francia, presso la
corte dei Sultani:"...le
dame musulmane frequentano anch'esse con assiduità i bagni due
volte la settimana; il venerdì è il giorno fisso per soddisfare a
questo dovere religioso ed alle distrazioni che l'accompagnano; e
per esse, ancor più che per gli uomini, andare al bagno è un
piacere, un sollievo; vi restano quasi tutto il giorno e il più
spesso vi pranzano. L'ingresso dei bagni delle donne è
severamente interdetto agli uomini e tutto vi si fa colla maggior
decenza." Quando la persona entra, viene accolta da un tellack
che accompagna il cliente al Camekan,
la sala dello spogliatoio, l'apoditarium romano, dove gli
viene assegnato un armadietto e, dopo essersi spogliato viene
rivestito"...dalle reni alle
caviglie da una pezza di ghinea sistemata come il perizoma delle
statue egiziane", come dice Theophile Gautier ed inoltre gli
viene fornito un paio di alti zoccoli di legno. Il percorso è
rimasto invariato anche ai nostri giorni e continua con il passaggio
nel Sogukluk, equivalente
al tepidarium, un ambiente con temperatura gradevole, che permette "...di
abituare i polmoni all'ardente atmosfera della terza sala" (Gautier),
la quale raggiunge i 30-35 gradi; quest'ultimo ambiente è il Hararet,
corrispondente al calidarium dei romani. E' in questa sala che
avviene il rito principale con la preparazione al bagno ed al
massaggio; il cliente viene adagiato su una lastra di marmo
riscaldata dalle caldaie sottostanti e sottoposto ad un primo
morbido massaggio, finché non si ricopre di sudore.
Quindi il tellack lo accompagna ad una delle fontane poste nelle
nicchie attorno alla sala, lo fa sedere ed inizia con un guanto di
crine a strigliare prima
gli arti e poi il resto del corpo e, leggendo ancora Gautier,
"...in modo da condurvi il
sangue alla pelle, senza tuttavia scorticarvi e senza farvi il
minimo male, malgrado l'apparente durezza che egli impiega in
questo esercizio."
E' interessante notare, a questo proposito, la diversa esperienza
di Eustace Murray, viceconsole britannico a Costantinopoli nel 1854,
gli stessi anni della visita di Gautier nella città: "Allora
un colosso emerge dal vapore e gli si avvicina senza parlare; le di
lui mani aperte lo stendono, lo palpano, lo premono, lo ballottano
da tutte le parti possibili ed impossibili; poi, armato di un lungo
oggetto rugoso, lo fa sedere di nuovo e lo frega furiosamente..."
Evidentemente i nostri due autori incontrarono dei tellack di
diversa esperienza, perché il massaggio segue da secoli una pratica
omogenea. Di nuovo il nostro Gautier: "...quindi
attinge dal bacile con una ciotola di rame diverse scodellate
d'acqua tiepida che vi spande sul corpo...poi vi riprende e vi
pulisce col palmo della mano nuda, portando via lungo le vostre
braccia dei rotolini grigiastri, che sorprendono non poco gli
europei convinti della loro pulizia.""Mentre in
contrapposizione le parole del povero Murray suonano così:
"...esce della materia in fiocchi; si pretende siano delle impurità
della pelle che si staccano ma stento ad ammetterlo; siccome
risentii un orribile dolore...credo piuttosto che la vittima subisca
un principio di scorticatura sul vivo, che riesce meno dolorosa,
perché è praticata in una atmosfera calda e oleosa, sopra un
oggetto già mezzo bollito."
Nella moderna Turchia e in tutto il mondo arabo, il rito del bagno
è ancora unito (sebbene sempre di meno) anche al matrimonio,
secondo usanze ereditate dalla tradizione ottomana. Così gli sposi
promessi, il giorno prima delle nozze, vengono accompagnati
separatamente in corteo all'hamam fra balli e canti e, mentre gli
amici ed i parenti rimangono a banchettare nella prima sala, gli
sposi compiono il rito del bagno assieme agli anziani di casa, che
li istruiscono sulla loro nuova situazione di moglie e di marito.
Mentre lo sposo viene poi rivestito dagli amici e subisce degli
scherzi, che simboleggiano l'addio alla spensieratezza della
compagnia, la sposa, nella vestizione, indosserà sette vesti di
sette colori diversi, regalatele dal futuro marito, le quali
vogliono significare la generosità dello stesso, e la sua nuova
condizione di sicurezza e felicità.
Ma leggiamo alcune altre impressioni sul bagno turco, scritte da
Jacopo Morier, Plenipotenziario di S.M. Britannica presso la corte
persiana attorno al 1810; egli entrò facilmente negli
hamam di Persia e dell'Asia Minore
"...sebbene nelle piccole città il pregiudizio religioso contro
gli infedeli, cui riguardano come "nedjis" o gente impura, che
appesta necessariamente le loro acque, doveva farcene ricusare
l'ingresso." Egli precisa poi come regni in questi luoghi il
pudore "...e sebbene cose
nefandissime ci siano state narrate della
dissolutezza di quei bagni, sempre
notai la massima
proprietà e le più oneste apparenze in tutti quelli da me
visitati...e ammirai la destrezza dei musulmani nel togliersi i
propri abiti e sostituire loro una tela per non offendere la
decenza." Descrive poi la differenza dei bagni turchi da
quelli persiani, dove vi è una vasca centrale nella quale le
persone si immergono e vi rimangono fino alla massima sopportazione
del calore.
Alla fine di tutto, dopo l'ultimo bagno, si viene ricondotto nel
Camekan, distesi su un lettino e massaggiati un ultima volta. Dice
Gautier "...rimasi lì circa
un'ora, in una sorta di torpore sognante e quando uscii ero così
leggero, così rinvigorito, così sciolto, così rimesso in sesto
che mi pareva che gli angeli del cielo camminassero al mio
fianco." E su questa sensazione di benessere concorda anche il
petulante Murray, nonostante un'ultima frecciatina: "...poi
coperto di nuovo, vengo condotto in una stanza dall'aria fresca,
che mi colpisce come quella di un ghiacciaio, e là mi lascio cadere
spossato fra la pipa e il caffè, che mi hanno preparato. Non ho mai
conosciuto sonno più benefico benchè
il ricordo del gigante mi perseguitasse nei sogni."
Ancor oggi, finito il bagno ed il massaggio, si può sostare
quanto si vuole dentro le terme, adagiati sui lettini a sorbire il
caffè o una fresca bibita, ascoltando le dolci musiche che si espandono nell'ambiente, inebriandosi con il
fumo della pipa ad acqua odorosa di essenze di rosa o di fragola,
assaporando con meraviglia "il
guadagno della gioventù", che il bagno turco ha prodotto,
come dice il grande Pierre Loti, o ripensando alle parole di De
Amicis: "...mi mettono un
cuscino ricamato sotto la testa, una coperta bianca addosso, una
pipa in bocca, una limonata accanto e mi lasciano lì fresco,
leggero, odoroso, con la mente serena, col cuore contento, con un
senso così puro e giovanile della vita, che mi par d'essere nato
allora, come Venere, dalla spuma del mare e di sentirmi frullare
sopra la testa le ali degli amorini." (GianFranco Cortelli/pubblicato
a Trieste, su "Il Massimiliano" N° 22,
aprile 2002)
20.05.2004 |