Tradizioni

KIRKPINAR
la leggenda
di Livio Toschi

 

Dal libro "Kirkpinar", edito
da Mazzotta, e i cui testi sono di
Anna Masala. Luigi M. Lombardi Satriani, Livio Toschi, Vincenzo Pietrini

Fotografie di Gianni Rufo

 

Nel 1346 Suleyman Pasa, dopo aver conquistato fortezze e città della Tracia, si accampò a Samona (Ahirkoy) nelle vicinanze di Adrianopoli (n.d.r: città fondata dall’imperatore romano Adriano), con quaranta guerrieri. Come accadeva spesso durante la sosta, i guerrieri organizzarono degli incontri di lotta. Gli ultimi due rimasti in gara lottarono a lungo senza che l’uno riuscisse a prevalere sull’altro. In una seconda occasione, che coincideva con la festa annuale della Primavera, i due contendenti ripresero il combattimento e lottarono ininterrottamente fino alla notte. Il combattimento ebbe termine soltanto perché i due, stremati, morirono. Furono sepolti sotto una pianta di fico. I compagni, quando ritornarono qualche tempo dopo, scoprirono che, sul luogo, erano scaturite numerose sorgenti d’acqua. E fu così che quel posto prese il nome di Kirkpinar (quaranta sorgenti).

Più tardi, in memoria dei due eroi e per inaugurare la conquista di Adrianopoli (che sarebbe diventata, con il nome di Edirne, la capitale dell’Impero ottomano), il sultano Murad I vi fece disputare il primo torneo di lotta. Quindi il torneo di Kirkpinar, a somiglianza degli antichi giochi, prende origine da una celebrazione funebre.

I lottatori (pehlivan), a torso nudo, indossano un robusto pantalone di cuoio di straordinaria fattura, lungo fino al polpaccio(kispet). Da un grande recipiente, sistemato ai margini del campo, prendono olio di oliva e se ne cospargono il corpo e l’indumento. La pratica dell’unzione è forse uno dei riferimenti più certi della continuità della lotta antica con quella turca. Le gare si svolgono all’aperto, su un terreno erboso, accompagnate dal suono ossessivo di tamburi (davul) e zurna, strumenti a fiato a doppia canna che fin dai tempi più antichi accompagnavano le gare.

Chi provvede all’organizzazione e al finanziamento del torneo, e assicura la regolarità degli incontri, è l’aga, che viene designato al termine della gara dell’anno precedente. E’ il maggior offerente all’asta di un montone.

Il cazgir o salavatci è il maestro delle cerimonie, colui che presenta i lottatori al pubblico e li convoca per il combattimento recitando versi e preghiere.

La fase preparatoria al combattimento si chiama pesrev. Al suono martellante di davul e zurna, i lottatori, sollevando in maniera cadenzata le braccia, avanzano e retrocedono per tre volte. Quindi iniziano il rituale del saluto e della preghiera. Gli atleti, fianco a fianco, e di fronte alla giuria, piegano il ginocchio destro sul suolo, appoggiano la mano sinistra alla cintura e si chinano per baciare la terra con la destra, portando poi la mano al cuore, alle labbra e alla fronte. Non manca chi strappa un filo d’’erba nel campo e lo morda. Quindi si rialzano inchinandosi con grande solennità. Al saluto seguono alcuni istanti fatti di salti e incitamenti al grido di "hayda pehlivandar".

A questo punto ha inizio la fase di avvicinamento dei contendenti sorteggiati, i quali, prima di affrontarsi, si incrociano varie volte, poi si toccano reciprocamene i polpacci, la schiena e si stringono il collo, infine le mani, a più riprese, e iniziano il combattimento.

Gli atleti, il cui numero oggi arriva fino a mille, sono divisi in categorie. La vittoria si consegue in vari modi: quando l’avversario viene messo con le spalle a terra o è in condizione di manifesta inferiorità, o viene proiettato su un fianco, in modo che spalla ed anca tocchino contemporaneamente il suolo, oppure (è questa una peculiarità della lotta turca) viene sollevato da terra e trasportato per tre passi. Il vincitore del torneo annuale è chiamato spehlivan e, se per tre anni consecutivi, riceve una cintura dorata (altin kemer). Oltre ai premi in denaro vengono assegnati, secondo antiche usanze, montoni, cavalli e tori.

 

RES ORIENTIS SACCASU, IL VENDITORE D'ACQUA DELL'HAMAM, 
OVVERO IL GUADAGNO DELLA GIOVENTU'
Il Caffè Loti

KIRKPINAR

Moena la piccola Turchia Belli...bellissimi Un vero Orient-Express