Tradizioni
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Il Caffè Loti | Moena la piccola Turchia | Belli...bellissimi | Un vero Orient-Express |
Pierre Loti, uno dei più noti romanzieri
strappalacrime vissuto tra la fine dell’ ‘800 e gli inizi del ‘900, aveva
fatto del "kahve" il luogo preferito della sua lunga residenza a
Costantinopoli. Mai città aveva affascinato lo scrittore quanto la capitale
degli ottomani e - più ancora che da questa – Loti era rimasto colpito da un
piccolo centro che sta all’imbocco del Corno d’Oro, Eyup, dove tra l’altro
si può ammirare la splendida moschea dedicata al profeta che fu seguace di
Maometto.
Di certo, tra i tanti motivi di richiamo di Eyup, ce n’era uno
comprensibilissimo. Loti si era innamorato, ricambiato, di una bellissima donna
turca, Aziyadé. Ma Aziyadé purtroppo era sposata. I due amanti dovevano
vedersi di nascosto e – come in ogni storia che si rispetti, di carezze
furtive e di baci rubati – a fare da sfondo agli incontri fedifraghi era un
Caffè in cima alla collina, nascosto da un pergolato di viti. Chissà quante
dolci parole si saranno scambiati lo scrittore e la bella fanciulla, quante
lacrime disperse lungo Karyadgi Sokak! Poi la tragica fine di Aziyadé alla
quale il marito non aveva perdonato il tradimento. Dicono che in certe notti di
inverno, quando soffia il vento del nord, nel Caffè si senta il pianto della
donna, quasi un lamento. Che sia poi un’immaginazione, non fa nulla.
Nulla è cambiato, del resto, di quella atmosfera fatta di tendine ricamate
alle finestre, di tavolini stile impero, di porcellane smaltate dove viene
servito il cay, di stampe d’epoca, di stufe in maiolica, insomma di un
insieme di decadenza. Ancora oggi – seduti a sorseggiare la bevanda dorata -
si osserva la città dall’alto fin dove può arrivare lo sguardo, incerti se
continuare il giro dei "gazino", così si chiamano per l’appunto i
Caffè con giardino; e, in Turchia, sono tanti. Solo ad Istanbul ce n’è un
numero sufficiente a perdere intere giornate nel caso si volessero visitare
tutti; a cominciare dal Kusluk bahcesi ("giardino degli uccelli") nel
palazzo Dolmabahçe, all’Aya Sofya nel cortile di Santa Sophia, al Turk kavesi
a Sultanahmet, al Kariye di fronte a San Salvatore in Chora, al Sark kahvesi,
all’Asi Pasa dove si fuma il narghilè.
Il Caffè, in Turchia, è d’altra parte una istituzione sociale. Serve non
solo per riposare ma per chiacchierare. In questo caso ogni angolo va bene. Se
poi all’ozio si aggiunge un buon dolce, niente di meglio che fare uno
"stop" al Divan o al Pera Palas, tra i locali più esclusivi di
Istanbul , dove viene servita una pasticceria da sognarsela la notte.
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