Teatro

Influsso Italiano Moni Ovadia
IIl primo edificio teatrale fu costruito a Beyoglu e si chiamò Giustiniani. Una eredità che passò, al tempo di Mahmut II, a Gaetano Mele. Ma fu sotto Mhaim Naum che le compagnie italiane portarono la commedia, specie quella musicale, ai massimi livelli

 

Esiste uno spettacolo teatrale tipicamente turco, di cui non conosciamo le lontane origini, ma che viene rappresentato ancora ai giorni nostri sia in piazze e giardini sia nei teatri per il divertimento dei turisti. Tale spettacolo, che si chiama ora Ortaoyunu, presenta alcune caratteristiche della commedia italiana dell’arte, quali la recita a soggetto e la tipologia fissa dei personaggi. Sembra che i turchi ne fossero venuti a conoscenza attraverso i loro contatti con genovesi e veneziani e forse per questo essi chiamarono dapprima la loro recita "Arte oyunu" che sta a significare "spettacolo dell’arte". In seguito la parte italiana della parola (arte) venne assimilata ad una parola turca (orta), vicina come suono alla parola italiana (che vuol dire piazza) per cui questa rappresentazione si chiamò da allora Ortaoyunu. Quanto si è riusciti a sapere lo si deve, tra l’altro, alla lettura del saggio di Nicholas N. Martinovith (1) il quale si è occupato di teatro turco. Non sappiamo, quindi, se via sia stata una derivazione diretta o meno dell’Ortaoyunu dalla commedia dell’arte (2). Dobbiamo però rilevare che alcune parole del linguaggio teatrale, relative all’Ortaoyunu, sono probabilmente di derivazione italiana.

Uno dei momenti più importanti dell’Ortaoyunu, "Puskullu", deriva non solo nel nome ma anche – nella caratterizzazione del personaggio – dal "Pasquale "della commedia dell’’arte. E "matiz", che rappresenta la figura tipica dell’ubriacone, deriva forse il suo nome dal latino "madidus" (umido fradicio). Ed ancora: uno dei tipi più famosi dell’Ortaoyunu, Pisekar, porta sempre – oltre ad un coltello di legno – delle nacchere, anch’esse di legno, che corrispondono ai bottacci di Zanni e di Arlecchino. Durante la recita dell’Ortaoyunu può esserci a volte un intermezzo con intervento di pagliacci che si chiama "Matrak oyunu", nome che fa pensare al "mattacino" o pagliaccio della commedia dell’arte.

L’Ortaoyunu fu molto apprezzato anche dai sultani ottomani che vollero fosse rappresentato nelle sale del palazzo imperiale. L’origine del teatro turco odierno comincia nella prima metà dell’Ottocento grazie al movimento della cosiddetta Occidentalizzazione. Il gusto dei turchi per il teatro era stato, infatti, particolarmente influenzato dagli italiani. Esso si rivolgeva, comunque, più al melodramma – spettacolo tipicamente italiano – che al teatro di prosa. Circa i costumi e le scenografie, non è un caso poi che i primi maestri ed i primi modelli fossero italiani.

Riunione musicale in un acquerello dell'epocaQuesto interesse per il teatro italiano era cominciato negli ultimi anni di regno di Abdulhamud II (1725-1789) culminando con Selim III (1789-1807) che fu un vero riformatore nel campo dell’arte. Quest’ultimo, che aveva invitato a Costantinopoli alcuni architetti italiani per la costruzione di sontuosi palazzi, fece venire dall’Italia le più prestigiose compagnie teatrali il cui compito era quello di rappresentare le opere liriche al palazzo del Topkapi. Per la prima volta si vide così un Turchia un melodramma.

Riporta Adfolphe Thalasso, in uno dei suoi articoli sugli inizi del teatro in Turchia, che fu "un veneziano, un certo Giustiniani, a costruire un edificio teatrale a Beyoglu perché ospitasse, tra le altre, anche compagnie italiane". Il Thalasso aggiunge che "il teatro moderno in Turchia ebbe inizio proprio con la costruzione del teatro Giustiniani". In seguito, al tempo di Mahmut II (1808-1839), un altro italiano, tale Gaetano Mele, curò, per il teatro in questione, numerose rappresentazioni liriche che diffusero in Turchia il gusto dell’opera. Il Mele chiese poi al sultano il permesso di costruire un nuovo teatro nel quale rappresentare soltanto spettacoli d’opera. Nel 1840 identica richiesta fu inoltrata al sultano Abdulmecid (1839-1861) da un altro italiano di nome Bosco che fece edificare il suo teatro a Beyoglu. Ebbe così inizio l’attività del teatro Bosco a cui quello turco deve molto.

Il Bosco portò una novità: per la prima volta, all’inizio di ogni spettacolo, venne distribuito il libretto dell’opera che si rappresentava; usanza questa che permane tuttora. Come negare, quindi, che il gusto dei turchi per gli spettacoli teatrali fosse influenzato dall’opera lirica italiana. Ne si può negare, altresì, che gli stranieri residenti a Costantinopoli, accorressero in massa alle rappresentazioni contribuendo a volte – con i loro capitali – all’allestimento degli spettacoli. I quali, per inciso, erano in italiano dal momento che gli attori erano italiani. Ben presto – visto l’interesse sempre più vasto tra il pubblico – la direzione del teatro Bosco decise di far tradurre in turco i libretti d’opera. Le prime edizioni si esaurirono in pochi giorni. La prima opera scelta per questo esperimento fu nel 1842 il "Belisario" di Gaetano Donizetti. Tre anni dopo Hayrullah Efendi compose la prima opera turca dal nome "Hikaye-i Ibraim Pasa ve-Ibtaim –i Gulseni". L’attività del teatro Bosco frattanto era continuata fino al giugno del 1842. Quello stesso mese era stato affisso, sulla porta del teatro, un avviso che preannunciava la ripresa delle rappresentazioni nel 1843, cosa però che non avvenne.

Costume teatrale per "Figaro" ne "Il barbiere di Siviglia" di RossiniNel 1844 le attività teatrali passarono nelle mani di un cattolico di Aleppo conosciuto con il nome di Tununcuoglu Mihain Naum che, dopo avere rilevato l’eredità Bosco, fece restaurare l’edificio. Come Bosco, anche Mhaim Naum fece venire molti attori dall’Italia. Tra le opere rappresentate, il "Barbiere di Siviglia" di Gioacchino Rossini e la "Parisina" di Donizetti. Le scenografie erano di Emilio Fornari, un pittore del tempo piuttosto noto che curò anche le edizioni della "Gazza ladra" e del "Corradino", sempre di Rossini. Il momento non era mai stato così buono, grazie soprattutto all’interesse del pubblico e degli spettatori sempre più favorevoli che accettarono di buon grado la traduzione delle opere in turco. Erano tante le richieste per assistere agli spettacoli che si pensò di presentarne uno ogni venerdì che era giorno di festa. Una copia di questi libretti tradotti si conserva ancora nell’archivio del Topkapi. Alla fine del 1847 Naum – che aveva pensato bene di aggiungere altri edifici al suo teatro – fece allargare il palcoscenico e fare una loggia per il sultano. Non solo, ma volle che il personale fosse tutto italiano, dal direttore Lanzoni, al Maestro Lenotti, allo scenografo Noci, al decoratore Merlo. La compagnia si avvaleva poi di dodici, tra attori ed attrici, e di 23 coristi; naturalmente italiani.

Nel 1849 Naum era in grado di far rappresentare la "Giovanna d’Arco", i "Due Foscari" e la "Norma" di Vincenzo Bellini, il "Don Pasquale" e "Maria Rohan" di Donizetti, "Corrado d’Altamura" di Renzo Ricci, l’"Attila" di Giuseppe Verdi. Soprattutto piacevano le opere del Maestro di Busseto. Non poteva mancare, pertanto, il "Trovatore" che fu rappresentato nel 1853. Per la stagione 1864-’65 Naum cambiò compagnia: altri cantanti, quindi, altri famosi interpreti dell’opera lirica italiana: Furono presi 20 coristi, 17 ballerine e 35 musicisti per l’orchestra. Per l’inaugurazione fu scelta ancora un’opera di verdi: i "Vespri siciliani".

L’avvenimento più importante, ad ogni modo, fu la visita a Costantinopoli di Adelaide Ristori. I giornali non parlarono che di lei. Al teatro Naum la celebre artista dette il meglio di se stessa chiudendo il suo soggiorno in Turchia con l’interpretazione della "Francesca da Rimini" di Gabriele d’Annunzio.

Incisione per la scenografia dell' "Otello" di ShakespeareLa gente ormai si era familiarizzata con la lirica italiana e cercava di impararne la lingua. Nel 1869 fu ingrandito il teatro nonostante facesse bella mostra di sé il Gedikpasa o Osmanli (Ottomano), edificato sei anni prima. Nel 1889 fu poi la volta del teatro Yildiz nel quale recitò, alla presenza dell’ultimo sultano Abdulhamid, l’attore Ernesto Rossi che aveva portato a Costantinopoli due opere di Shakespeare a lui particolarmente care: l’"Otello" e il "Mercante di Venezia". Grande successo per Rossi e per i suoi aiutanti: Frignone, Parrocchetti, Bissi e Borelli. Tra le opere rappresentate in quegli anni, il "Ballo in maschera", "Pagliacci", la "Norma", il "Faust", il "Rigoletto", l’"Aida".

Un salto indietro, per raccontare un episodio importante della musica in Turchia. Mahumut II – che era stato un sultano di idee moderne – tramite l’ambasciatore di Sardegna a Costantinopoli, marchese Grappolo, nel 1828 aveva invitato a corte Giuseppe Donizetti fratello del più famoso Gaetano. Soprannominato dai turchi Donizetto Pascià, Giuseppe – che era nato a Bergamo nel 1788 – trascorse a Costantinopoli ben 28 anni nel corso dei quali cercò di far amare sempre più la musica italiana servendosi in proposito dell’apporto del M° Angelo Mariani. Significative alcune lettere scritte da Giuseppe Donizetti al suo amico Carlo Dolci nelle quali raccontava delle grandi feste musicali a palazzo, degli spettacoli teatrali e degli studenti turchi che cantavano arie italiane.

Ultima compagnia italiana in Turchia fu quella dei Ciampi composta da un’intera famiglia. I Ciampi fecero spettacoli solo per il sultano Abdulmecid. Direttore, Salvatore Stravolo. Ormai però la Turchia stava per voltare pagina. La prima guerra mondiale cancellò un mondo che non sarebbe più tornato. Con l’avvento della Repubblica di Ataturk, l’opera italiana riprese comunque ad essere rappresentata ed oggi è particolarmente apprezzata.

  1. Nicholas N. Martinovith (professore dell’Università di Petersburg). The Turkish theatre.
  2. Carlo Goldoni, nella sua opera intitolata "L’impresario della Smirne", parla di una compagnia di teatro venuta in Turchia
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