Storia

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La
Turchia entrò in guerra dopo una lunga schermaglia diplomatica tra inglesi e
tedeschi. La Gran Bretagna commise l’errore di sequestrare due corazzate del
tipo "dreednought", la <Sultano Oman I> e la <Reshadieh>
appena costruite nei cantieri inglesi per la Marina turca. In Turchia, l’indignazione
fu enorme perché i soldi per le due unità erano stati raccolti con una grande
sottoscrizione popolare, alla quale avevano partecipato anche le classi più
povere del Paese. I tedeschi approfittarono dell’incidente: inviarono a
Costantinopoli il nuovissimo incrociatore da battaglia <Goeben> e l’incrociatore
leggero <Breslau>. Il 29 e 30 ottobre 1914 le due navi tedesche, con altri
vascelli turchi, bombardarono le postazioni russe sulle coste del Mar Nero. La
Turchia aveva fatto la sua scelta di campo: e il 31 ottobre 1914, Gran Bretagna,
Francia e Russia le dichiararono guerra. All’inizio del 1915, in Europa, lo
scontro si era già infilato in una situazione di stallo, tra sanguinosissime ed
inutili battaglie di trincea. La Russia aveva pagato prezzi altissimi, sul
fronte orientale, nelle battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri, e chiese
agli alleati un intervento che alleviasse la pressione. Fu Winston Churchill,
Primo Lord dell’Ammiragliato, ad indicare i Dardanelli. Lo Stretto costituiva
– attraverso il Mar di Marmara e il Mar Nero – lo sbocco dei russi nel
Mediterraneo: di lì passava la metà del traffico commerciale, e i nove decimi
delle esportazioni russe di grano. Il controllo dei Dardanelli era dunque il
rubinetto per i rifornimenti dell’alleato russo. Inoltre, la Turchia aveva due
sole fabbriche di munizioni, sulla costa presso Costantinopoli, che sarebbero
state a tiro dei cannoni di una flotta che avesse forzato lo stretto. L’Inghilterra
ci provò due volte: il 19 febbraio e il 18 marzo, le navi tentarono di passare
il canale. I campi minati e le artiglierie turche ebbero la meglio, affondarono
tre navi da battaglia e costringendone altre tre a lunghe riparazioni. Si decise
per l’invio dell’esercito.
Il
corpo di spedizione fu affidato al comando del generale Ian Hamilton, uno
scozzese di 62 anni che aveva prestato servizio in India e nella guerra boera.
Lo sbarco denunciò subito le incapacità organizzative: confusione logistica,
indecisioni operative, collegamenti inefficaci. Halmiton scelse sei punti per lo
sbarco dei suoi 80 mila uomini, più due azioni diversive, per ingannare Otto
Liman von Sanders, il sessantenne ufficiale tedesco che aveva il comando a
Gallipoli. Il 25 aprile, i soldati australiani e neozelandesi dell’Australian
& New Zealand Army Corpos(Anzac) scoprirono immediatamente che l’area dell’Ari
Burnu non aveva spiagge di facile accesso ma solo scogliere e burroni
impraticabili. Oggi è chiaro che l’intera operazione fu decisa proprio lì:
il genio militare di Mustafà Kemal comprese che il possesso di Monte Chunuk
Bair e del crinale Sari Bair era determinante per il controllo dell’intera
penisola. Ignorando gli ordini superiori, Kemal portò tutte le truppe possibili
sul Chunuk Bair e sul crinale e tenne le posizioni: gli inglesi, nonostante i
loro sforzi, non sarebbero mai più riusciti ad andare avanti.