Storia

Ufficiali addetti all'organizzazione della Gendarmeria macedone

 

 

Ufficio Comando della Gendarmeria
ottomana in Kastoria (Macedonia)
negli anni 1904-1906.

La storia dell’Arma riserva sempre qualche sorpresa. Pochi sanno infatti che nel gennaio del 1904 il governo ottomano (era sultano Abd ul-Hamid) aveva pensato bene di rivolgersi allo Stato Maggiore dei carabinieri per organizzare la gendarmeria macedone. Per la Sublime Porta non era un momento felice. I "Giovani Turchi" ormai facevano il buono e il cattivo tempo e - come si legge nel bel saggio di Philip Mansel su Costantinopoli – niente proprio faceva sperare per il meglio. I fermenti nei Balcani, ormai vere e proprie rivolte contro il secolare dominio, facevano il resto. Senza contare che tutto lavorava contro: dall’ambizione della vicina Bulgaria manovrata dalla Russia di Nicola II, all’ostilità con la Grecia, agli attentati degli armeni con conseguenti repressioni. Da Roma comunque si rispose che sì, non vi era nulla in contrario ad acconsentire alla richiesta del governo ottomano. Ad assumere il comando della gendarmeria macedone fu inviato il tenente generale Emilio De Giorgis che ebbe alle sue dipendenze il capitano dei carabinieri Balduino Caprini. Un primo avvicendamento lo si ebbe quattro mesi dopo allorché nel maggio di quello stesso anno a ricoprire la carica di "aggiunto militare presso la Commissione internazionale" della gendarmeria in questione fu il colonnello Enrico Albera che si insediò subito a Salonicco.

In primo piano il tenente
Cosma Maner
a

Fu scelta Salonicco perché era considerata a quell’epoca una città in odore di eresia. Proprio da lì l’esercito dei "giovani turchi" aveva trascinato nella propria scia bande di guerriglieri bulgari, greci ed albanesi che terrorizzavano i commercianti e i contadini. Si cominciò con il ripristinare l’ordine imponendo perfino il coprifuoco. Insomma i carabinieri, ancora una volta si dettero da fare e si fecero valere per quello che erano. La missione ebbe termine nel 1911, anno in cui – stando alle notizie del Museo storico dell’Arma - nell’Impero erano dislocati otto ufficiali: il colonnello Enrico Albera assieme ai capitani Rodolfo Ridolfi ed Ettore Lodi a Costantinopoli; i capitani Egidio Garrone e Giuseppe Borgna a Salonicco; il capitano Arcangelo Lauro a Smirne; il tenente Erminio Mazza a Trebisonda; il maggiore Carlo Cicognani ed il capitano Giovanni Battista Carossini a Beirut.
Ormai si era alla vigilia della Grande Guerra. Pur mancando ancora tre anni allo scoppio del conflitto, se ne avvertivano i segnali. L’Italia, intanto, aveva colto già l’occasione per aprire un primo fronte in Libia .
 (Veronica Incagliati)
26.02.2007

 

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