Storia

27
marzo. Una data storica per
la colonia italiana residente a Costantinopoli. Quel giorno, anno di grazia
1911, il barone Mayor des Planches – ambasciatore d’Italia presso l’Impero
ottomano – tagliava il nastro per la posa della prima pietra della nuova sede
diplomatica. Quella vecchia, situata lungo la Istiklal caddesi, non andava più
bene. Il governo Giolitti, appena insediato, aveva deciso infatti che occorreva
un palazzo più rappresentativo per un Paese come il nostro che stava per
celebrare i cinquant’anni della sua unione. Il progetto dell’ingegnere Enrico
Bovio era proprio quello che ci voleva. Ricco nella facciata quanto bastava,
decisamente classico, l’edificio sarebbe stato degno dell’Italia.
Alla
manifestazione c’erano tutti. Dopo la lettura del solito dispaccio augurale di
S.M il Re e dopo i canti patriottici da parte dei soci della Società Operaia di
Mutuo Soccorso, bandiere e bandierine, non poteva mancare l’applauso generale.
Presenti, naturalmente, gli ambasciatori tedesco, francese ed inglese, gli
ufficiali italiani di complemento in alta divisa, quelli della nave da guerra
"Galileo", i carabinieri al servizio turco per la riforma della
Gendarmeria, e poi tante belle donne. In prima fila con il barone des Planches,
il Sultano in persona: Mehmed Reshad V. Al suo fianco il sottosegretario agli
Esteri, Channes Bey Comyoumdjian e l’onnipresente colonnello Muhieddine. Il
governatore di Pera non poteva mancare. E per una semplice ragione. Il terreno
scelto per la costruzione dell’ambasciata – in un quartiere elegante
popolato di ville di ministri e di sultane, esclusivamente turco – si trovava
non a caso sotto la giurisdizione di Pera, ancor oggi luogo non trascurabile per
lo spettacolo che si offre dall’alto del Bosforo e dei minareti.
Nota di cronaca: il trasferimento della capitale turca da Costantinopoli (già diventata Istanbul) ad Ankara, voluta da Kemal Ataturk, costrinse i governi a scegliersi una ulteriore sede. Ma questa è un’altra storia (P. Ferrari)
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