Musica
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| Uno dei più
fortunati temi dello spettacolo. La figura della favorita. Da Mozart e Rossini a Bellini e Galuppi |
Agli
inizi del Seicento entra maestosamente sulla scena italiana il Turco, nelle
vesti del grande Solimano, ma già prima del magnifico sultano altri turchi
erano stati protagonisti di moresche, mascherate e intermedi musicali.
Progressivamente, in un lungo processo culturale che verosimilmente inizia all’epoca
delle crociate, nella sua rappresentazione scenica e iconografica confluiscono
conoscenze e tratti del mondo orientale, e paure, desideri e fantasmi dell’immaginario
europeo. Si costituisce così uno dei più fortunati temi dello spettacolo
musicale, definito "turcheria" dagli storici, come una specifica
eccezione musicale dell’esotismo. Turco non è soltanto l’ottomano, ma più
in generale qualunque musulmano venuto dal "Vicino Oriente", così
come viceversa venivano chiamati "Franchi" tutti gli occidentali o i
cristiani. Venezia può essere considerata uno dei primi focolai di quella che
nel corso del settecento diverrà una vera e propria turcheria a diffusione
europea, certamente a causa della vittoria di Lepanto. Amplificata dalla musica
attraverso canzoni e mascherate, anche se "Il ballo di donne turche"
di Marco da Gagliano eseguito a palazzo Pitti nel carnevale fiorentino del 1614
appare uno degli esempi più fulgidi di prototurcheria. La paura del turco
"crudele e feroce" si stempera nella curiosità per un mondo descritto
da viaggiatori e cronisti seicenteschi e stilizzato e celebrato nei balli di
corte fiorentini e parigini. La cerimonia satirica dei finti turchi della
comédie-ballet, "Le bourgeois gentilhomme" (1670) di Moliére
e Lully, prelude al successivo sviluppo dell’opera cosmica, condensando in un
sol tratto la catena degli equivoci nati dall’incontro tra mondo cristiano e
mondo musulmano. L’esotismo settecentesco si manifesta nell’opéra-ballet e
si materializza nella stilizzazione galante del Turco dal volto magnanimo e
tollerante, che governa ed agisce nello spazio scenico del serraglio. Il palazzo
imperiale nasconde al suo interno il luogo riservato alle donne e ai bambini; l’harem,
che nell’immaginario occidentale, grazie soprattutto all’opera, è diventato
luogo di ogni fantasticheria, è simbolo erotico della poligamia, la cui
semplice allusione è sufficiente a scatenare l’intreccio di passioni, delizie
ed intrighi su cui i libretti hanno costruito i loro castelli orientalisti.
In
tale rappresentazione risalta la figura della favorita, la schiava prediletta,
che diverrà uno dei ruoli operistici principali, e che vediamo già in azione
nei balletti di corte di Campra e Rameau, precursori di una trama che ha
raggiunto il culmine espressivo grazie al talento di Mozart e Rossini.
Rispettivamente, con "Il ratto dal serraglio" (1782),
"L’italiana in Algeri"" (1813) e "Il turco in
Italia" (1814), i due compositori hanno reso talmente perfetta la
macchina spettacolare, fondendo linguaggi e convenzioni da forme di teatro
musicali differenti, che le loro opere sono divenute emblema del fenomeno delle
turcherie musicali. Con "Zaira" di Bellini (1829) e "Mercadante"
(1831), ispirate alla tragedia di Voltaire, l’harem è sfondo di una tragedia
tra fede e gelosia e sarà l’operetta a restituire quel clima spensierato,
ammiccante, la cui grazia giocosa e ironica è il segreto della sua longevità.
Parallelamente al filone galante della cultura illuminista, nello spettacolo
musicale si afferma la presenza dei grandi personaggi e condottieri storici.
Se
la figura del Sultano Solimano, detto il Magnifico, ha affascinato numerosi
compositori - a cominciare da Hasse, Perez, Tratta, Galoppi - la storia del
conquistatore tartaro Tamerlano e del sultano sconfitto Bajazet ha avuto una
incontrastata fortuna letteraria, teatrale, pittorica e musicale poiché
esistono una ventina di versioni operistiche le più importanti delle quali sono
Leo, Haendel, Porpora, Vivaldi, Jommelli. Il "Maometto II", poi
trasformato nell’"Assedio di Corinto" di Rossini, è
la più celebre tra le opere dedicate ai grandi condottieri della dinastia
ottomana. La storia ed i personaggi del "Vicino Oriente" continueranno
ad essere presenti nello spettacolo musicale europeo per lungo tempo, come
testimoniano centinaia di titoli, tragici, eroici. Nel loro insieme tali
rappresentazioni hanno contribuito a formare le immagini e le opinioni relative
al mondo islamico in un mondo, forse, che non è poi così diverso da quello
degli attuali mezzi di informazione che forniscono al pubblico una visione
ridotta delle cose e dei fatti, tutt’oggi ancora governata da stereotipie e
fraintendimenti.