- Buongiorno a tutti e un particolare
benvenuto ai nostri ospiti stranieri.
- Ho l’onore di presiedere questo
incontro che ci offrirà l’opportunità di analizzare in modo
approfondito le condizioni economiche della Turchia rispetto ad un suo
progressivo ingresso nell’Unione Europea.
- Le due gravi crisi finanziarie che hanno
colpito il Paese nello spazio di tre mesi, da novembre a febbraio,
hanno avuto dal punto di vista economico lo stesso effetto dei
terremoti che nel 1999 hanno colpito il Paese.
- Il protagonista del nuovo programma
economico 2001/2002 del Governo turco di cui l’accordo con il Fondo
Monetario Internazionale fa parte, è il qui presente Ministro dell’Economia
Kemal Dervis. Grazie a questo accordo il FMI sta già collaborando con
il Paese per superare le difficoltà causate da una svalutazione che
supera il 30%, innescata dal coraggioso ma inevitabile e necessario
abbandono della politica dell’ancoraggio del cambio.
- Le iniezioni di liquidità della Banca
Centrale hanno frenato la corsa dei tassi di interesse e hanno dato
respiro alle banche commerciali. Tuttavia il nuovo programma economico
richiede in tempi rapidi: disinflazione, rafforzamento della politica
fiscale, riforme strutturali per consentire al Paese di realizzare la
ripresa economica ed avvicinarsi alla meta dell’adesione all’UE.
Ma soprattutto richiede la certezza di un quadro normativo e
regolamentare definito.
- Adesso non sembra lontana una ritrovata
fiducia nel mercato Turco da parte degli investitori e degli operatori
stranieri e degli italiani in particolare.
- Lo scorso anno i rapporti tra l’imprenditoria
italiana ed il mercato Turco sono stati molto stretti, complice anche
una congiuntura mondiale assai favorevole: l’export italiano nel
Paese ha accelerato sulla spinta della crescita del PIL (+6%) e dell’aumento
della domanda di beni di consumo e di investimento. Si pensi che solo
nei primi dieci mesi dell’anno scorso, prima quindi della crisi di
novembre, il made in Italy è cresciuto del 67% rispetto allo stesso
periodo del 1999.
- L’Italia, come sapete, è il secondo
partner commerciale della Turchia subito dopo la Germania.
- E nonostante la difficile crisi
economica non si riscontrano casi di società italiane che abbiano
deciso di abbandonare il Paese: è il segno di una fiducia profonda
nelle istituzioni e nelle interessanti prospettive di sviluppo nei
vari settori dell’economia. Tra questi, naturalmente, quello delle
telecomunicazioni.
- Un ulteriore segnale di interesse
mostrato da Ankara nei confronti dei partner occidentali è giunto nei
giorni scorsi (13 maggio) quando il Governo turco ha ribadito la
volontà di cedere fino al 100% di Turk Telecom, seppur con il
mantenimento di una golden share.
Nota: La legge di
privatizzazione in oggetto, frutto di un compromesso politico tra chi era
contro e chi pro privatizzazione, sembra prevedere che imprese di
nazionalità straniera non possano detenere più del 45% del capitale di
Turk Telecom, né detenere la maggioranza dei voti. Sembra inoltre che la
legge di privatizzazione contenga una disposizione per cui se il governo
privatizza più del 50% del capitale, venga meno l’esclusiva garantita
fino al 31 dicembre 2003. In principio la totalità del capitale sociale
potrebbe essere venduto, fatta eccezione per una "special share"
che dovrebbe rimanere per ragioni di sicurezza in capo al Ministro turco
del Tesoro. Questa "golden share" permetterebbe al Ministero
turco di partecipare al CDA di Turk Telecom. Il 5% delle azioni verrà
venduto a piccoli investitori, agli impiegati di Turk Telecom e al PTT.
- Ma non sono queste le premesse ideali
per entrare in Europa. Attraverso questa privatizzazione si verrebbe a
creare un nuovo monopolio, di fatto guidato dal Governo.
I parametri necessari all’ingresso
nell’Unione Europea devono garantire anche la libera concorrenza all’interno
dei Paesi Membri. Credo quindi che in questo campo la Turchia debba
rivedere i principi ispiratori di questa privatizzazione.
- Naturalmente, le confortanti premesse
per un ulteriore sviluppo dei rapporti con gli investitori occidentali
dovranno trovare una conferma in un tempo ragionevolmente breve anche
in ragione di un quadro generale e, nello specifico, normativo e
regolamentare, definito e certo.
- A questo proposito, l’impegno espresso
dal Governo turco è proprio quello di allineare con quella europea la
propria normativa in materia di licenze di interconnessione e di
servizio universale. Tale segnale si inquadra nella volontà più
volte dichiarata di rafforzare il ruolo dell’Autorità Regolamentare
delle Telecomunicazioni.
- Si tratta di impegni che allineano da
subito la Turchia ai principali Paesi europei.
- TIM, come noto, è presente in Turchia
dallo scorso 21 marzo quando, in partnership con IS-Bankasi, ha
lanciato Aria, la terza società di telefonia mobile in Turchia: una
società del tutto "nuova". Nuova nei servizi a valore
aggiunto, nuova nei piani di tariffazione, nuova nell’approccio alla
clientela.
- Aria ha superato in poco più di due
mesi 113mila clienti.
- TIM deve essere messa nelle condizioni
di competere alla pari con gli altri due operatori nazionali,
avendo la possibilità quindi di ottenere il roaming nazionale
sulle loro reti.
La legge n° 4502 del
27/01/2000 impone, infatti, agli operatori del mobile di soddisfare
richieste di roaming "ragionevoli, economicamente adeguate e
tecnicamente fattibili". Ma al momento non è stato concluso
alcun accordo, né è stata emanata dall’Autorità di Regolamentazione
alcuna normativa di dettaglio sul roaming nazionale.
- Facilitare questa pratica sarebbe la
prova di una reale disponibilità del Paese alla libera concorrenza
nel settore delle TLC.
- TIM crede fortemente nelle potenzialità
della Turchia e nella sua capacità di modernizzazione, anche nel
settore delle TLC.
- Di fatto, nonostante l’attuale fase di
difficoltà economica, la comunità finanziaria continua a guardare
con interesse alle grandi potenzialità del vostro Paese e ai
programmi di ammodernamento e di sviluppo.
- La Turchia è oggi un Paese consapevole
di poter raggiungere i requisiti necessari per entrare a pieno titolo
nell’Unione Europea.
- Anche la mia stessa presenza qui
dimostra la fiducia di TIM nella Turchia. Come sapete, il Gruppo TIM
ha oggi un’indiscussa leadership tecnologica e di mercato nel mobile
e, con oltre 48 milioni di clienti nel mondo ai quali offre, già da
oggi, servizi altamente innovativi, potendo contare su tecnologie di
ultima generazione, dal WAP al GPRS e in prospettiva all’UMTS (tre
licenze: Italia, Spagna, Austria).
- All’estero il Gruppo TIM ha un assetto
e una strategia precisi. Abbiamo razionalizzato le attività
internazionali, dividendo quelle fisse, che fanno ora capo alla
capogruppo Telecom Italia, da quelle mobili, sotto TIM, e stiamo
costituendo, dove siamo presenti, strutture forti e snelle, con
professionalità adeguate al compito.
- Puntiamo ad una presenza selettiva nelle
aree che abbiamo identificato come strategiche per lo sviluppo del
nostro business, mercati in crescita dove stiamo rafforzando la nostra
posizione: America Latina, Europa e i Paesi che si affacciano sul
Bacino del Mediterraneo.
- Insomma, io credo che, pur seguendo con
attenzione l’attuale crisi finanziaria, il business italiano guardi
alla Turchia come a un grande mercato, ponte tra Europa, Medio Oriente
e Repubbliche Asiatiche dell’Ex Urss, Paesi con cui Istanbul ha un
rapporto privilegiato. La posizione geografica della Turchia è
indubbiamente strategica. A questo punto si dovrà attendere quale
delle due anime del Paese prevarrà. Quella favorevole a un’alta
inflazione, quella degli ambienti che lucrano sul redditizio comparto
dei titoli di Stato e auspicano l’immobilismo oppure sull’anima
giovane e intraprendente, pro-Europa e favorevole al rigore e alla
trasparenza.
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