Economia

INTERVENTO DOTT. MARCO DE BENEDETTI
TURKEY’S EU MEMBERSHIP OBSERVATORY
Firenze 1-2 giugno 2001

 

  • Buongiorno a tutti e un particolare benvenuto ai nostri ospiti stranieri.
  • Ho l’onore di presiedere questo incontro che ci offrirà l’opportunità di analizzare in modo approfondito le condizioni economiche della Turchia rispetto ad un suo progressivo ingresso nell’Unione Europea.
  • Le due gravi crisi finanziarie che hanno colpito il Paese nello spazio di tre mesi, da novembre a febbraio, hanno avuto dal punto di vista economico lo stesso effetto dei terremoti che nel 1999 hanno colpito il Paese.
  • Il protagonista del nuovo programma economico 2001/2002 del Governo turco di cui l’accordo con il Fondo Monetario Internazionale fa parte, è il qui presente Ministro dell’Economia Kemal Dervis. Grazie a questo accordo il FMI sta già collaborando con il Paese per superare le difficoltà causate da una svalutazione che supera il 30%, innescata dal coraggioso ma inevitabile e necessario abbandono della politica dell’ancoraggio del cambio.
  • Le iniezioni di liquidità della Banca Centrale hanno frenato la corsa dei tassi di interesse e hanno dato respiro alle banche commerciali. Tuttavia il nuovo programma economico richiede in tempi rapidi: disinflazione, rafforzamento della politica fiscale, riforme strutturali per consentire al Paese di realizzare la ripresa economica ed avvicinarsi alla meta dell’adesione all’UE. Ma soprattutto richiede la certezza di un quadro normativo e regolamentare definito.
  • Adesso non sembra lontana una ritrovata fiducia nel mercato Turco da parte degli investitori e degli operatori stranieri e degli italiani in particolare.
  • Lo scorso anno i rapporti tra l’imprenditoria italiana ed il mercato Turco sono stati molto stretti, complice anche una congiuntura mondiale assai favorevole: l’export italiano nel Paese ha accelerato sulla spinta della crescita del PIL (+6%) e dell’aumento della domanda di beni di consumo e di investimento. Si pensi che solo nei primi dieci mesi dell’anno scorso, prima quindi della crisi di novembre, il made in Italy è cresciuto del 67% rispetto allo stesso periodo del 1999.
  • L’Italia, come sapete, è il secondo partner commerciale della Turchia subito dopo la Germania.
  • E nonostante la difficile crisi economica non si riscontrano casi di società italiane che abbiano deciso di abbandonare il Paese: è il segno di una fiducia profonda nelle istituzioni e nelle interessanti prospettive di sviluppo nei vari settori dell’economia. Tra questi, naturalmente, quello delle telecomunicazioni.
  • Un ulteriore segnale di interesse mostrato da Ankara nei confronti dei partner occidentali è giunto nei giorni scorsi (13 maggio) quando il Governo turco ha ribadito la volontà di cedere fino al 100% di Turk Telecom, seppur con il mantenimento di una golden share.

Nota: La legge di privatizzazione in oggetto, frutto di un compromesso politico tra chi era contro e chi pro privatizzazione, sembra prevedere che imprese di nazionalità straniera non possano detenere più del 45% del capitale di Turk Telecom, né detenere la maggioranza dei voti. Sembra inoltre che la legge di privatizzazione contenga una disposizione per cui se il governo privatizza più del 50% del capitale, venga meno l’esclusiva garantita fino al 31 dicembre 2003. In principio la totalità del capitale sociale potrebbe essere venduto, fatta eccezione per una "special share" che dovrebbe rimanere per ragioni di sicurezza in capo al Ministro turco del Tesoro. Questa "golden share" permetterebbe al Ministero turco di partecipare al CDA di Turk Telecom. Il 5% delle azioni verrà venduto a piccoli investitori, agli impiegati di Turk Telecom e al PTT.

 

  • Ma non sono queste le premesse ideali per entrare in Europa. Attraverso questa privatizzazione si verrebbe a creare un nuovo monopolio, di fatto guidato dal Governo.

I parametri necessari all’ingresso nell’Unione Europea devono garantire anche la libera concorrenza all’interno dei Paesi Membri. Credo quindi che in questo campo la Turchia debba rivedere i principi ispiratori di questa privatizzazione.

  • Naturalmente, le confortanti premesse per un ulteriore sviluppo dei rapporti con gli investitori occidentali dovranno trovare una conferma in un tempo ragionevolmente breve anche in ragione di un quadro generale e, nello specifico, normativo e regolamentare, definito e certo.
  • A questo proposito, l’impegno espresso dal Governo turco è proprio quello di allineare con quella europea la propria normativa in materia di licenze di interconnessione e di servizio universale. Tale segnale si inquadra nella volontà più volte dichiarata di rafforzare il ruolo dell’Autorità Regolamentare delle Telecomunicazioni.
  • Si tratta di impegni che allineano da subito la Turchia ai principali Paesi europei.
  • TIM, come noto, è presente in Turchia dallo scorso 21 marzo quando, in partnership con IS-Bankasi, ha lanciato Aria, la terza società di telefonia mobile in Turchia: una società del tutto "nuova". Nuova nei servizi a valore aggiunto, nuova nei piani di tariffazione, nuova nell’approccio alla clientela.
  • Aria ha superato in poco più di due mesi 113mila clienti.
  • TIM deve essere messa nelle condizioni di competere alla pari con gli altri due operatori nazionali, avendo la possibilità quindi di ottenere il roaming nazionale sulle loro reti.

La legge n° 4502 del 27/01/2000 impone, infatti, agli operatori del mobile di soddisfare richieste di roaming "ragionevoli, economicamente adeguate e tecnicamente fattibili". Ma al momento non è stato concluso alcun accordo, né è stata emanata dall’Autorità di Regolamentazione alcuna normativa di dettaglio sul roaming nazionale.

  • Facilitare questa pratica sarebbe la prova di una reale disponibilità del Paese alla libera concorrenza nel settore delle TLC.
  • TIM crede fortemente nelle potenzialità della Turchia e nella sua capacità di modernizzazione, anche nel settore delle TLC.
  • Di fatto, nonostante l’attuale fase di difficoltà economica, la comunità finanziaria continua a guardare con interesse alle grandi potenzialità del vostro Paese e ai programmi di ammodernamento e di sviluppo.
  • La Turchia è oggi un Paese consapevole di poter raggiungere i requisiti necessari per entrare a pieno titolo nell’Unione Europea.
  • Anche la mia stessa presenza qui dimostra la fiducia di TIM nella Turchia. Come sapete, il Gruppo TIM ha oggi un’indiscussa leadership tecnologica e di mercato nel mobile e, con oltre 48 milioni di clienti nel mondo ai quali offre, già da oggi, servizi altamente innovativi, potendo contare su tecnologie di ultima generazione, dal WAP al GPRS e in prospettiva all’UMTS (tre licenze: Italia, Spagna, Austria).
  • All’estero il Gruppo TIM ha un assetto e una strategia precisi. Abbiamo razionalizzato le attività internazionali, dividendo quelle fisse, che fanno ora capo alla capogruppo Telecom Italia, da quelle mobili, sotto TIM, e stiamo costituendo, dove siamo presenti, strutture forti e snelle, con professionalità adeguate al compito.
  • Puntiamo ad una presenza selettiva nelle aree che abbiamo identificato come strategiche per lo sviluppo del nostro business, mercati in crescita dove stiamo rafforzando la nostra posizione: America Latina, Europa e i Paesi che si affacciano sul Bacino del Mediterraneo.
  • Insomma, io credo che, pur seguendo con attenzione l’attuale crisi finanziaria, il business italiano guardi alla Turchia come a un grande mercato, ponte tra Europa, Medio Oriente e Repubbliche Asiatiche dell’Ex Urss, Paesi con cui Istanbul ha un rapporto privilegiato. La posizione geografica della Turchia è indubbiamente strategica. A questo punto si dovrà attendere quale delle due anime del Paese prevarrà. Quella favorevole a un’alta inflazione, quella degli ambienti che lucrano sul redditizio comparto dei titoli di Stato e auspicano l’immobilismo oppure sull’anima giovane e intraprendente, pro-Europa e favorevole al rigore e alla trasparenza.