UNA META AL GIORNO 

Edirne: Selimiye Mosque

EDIRNE

Edirne: interno della Moschea Selimiye(Turchia Oggi) – Quando attorno alla metà del XVII secolo San Vincenzo de Paoli riusciva a meravigliare il Re Sole per la sua abnegazione nell’assistere i poveri e nel curare i malati in una Francia che di magnificenza aveva solo la vita di Corte perché per il resto era solo miseria, sotto l’Impero Ottomano già da oltre 150 anni il mondo stava assistendo a qualcosa di veramente straordinario: la creazione di ospedali (darussifa), di cucine (mutfak), di mense popolari (imaret) e di ospizi (tabhame) per indigenti, pellegrini e malati mentali. Anticipando i tempi, i Sultani non avevano fatto altro che dar vita alla Caritas. Un esempio di questo sistema assistenziale lo si può vedere ad Edirne, la Hadrianopolis fondata nel 125 d. C. dall’imperatore romano Adriano. La cosa interessante – come riporta nel 1652 uno storico-viaggiatore di eccezione, Evliya Celebi, è che in questi luoghi del dolore convenivano medici, studenti, predicatori e dervisci per prestare tutti la loro opera. Addirittura vi erano dei musicanti pronti ad alleviare le sofferenze degli sfortunati con le loro melodie. Proprio come in certi ospedali di oggi! Annotava Celebi: "Le camerette ospitano giovani ed anziani, ricchi e poveri senza distinzione. Dei fuochi sono accesi in inverno, se i malati non ne possono godere. Riposano su trapunte e cuscini, alcuni gridano, altri gemono. In primavera, che è la stagione che porta la pazzia, il numero dei malati cresce. Su ordinanza del giudice vengono ricoverati qui; ad alcuni viene posta al collo una catenelle di oro o d’argento. Spesso vengono curati con dei fiori: asfodeli, gelsomini, rose, violacciocche, tulipani, giacinti nella speranza che l’essenza tocchi i loro cuori. Vidi anche una cosa insolita: vi sono dieci musicanti che dietro compenso, per tre volte alla settimana, con le loro melodie si propongono di alleviare il male. Tre volte al giorno dalla cucina, dietro precise ricette, si prepara uccellagione destinata agli ammalati: pernici, fagiani, francolini, piccioni, oche…". Come accennato, Edirne dal punto di vista delle istituzioni era, assieme a Costantinopoli, all’avanguardia. Per la verità, la si dovrebbe studiare meglio, coglierne la sua interiorità; ed invece, quello che è strano, è constatare come ben pochi turisti che scendono ad Istanbul vengano invogliati dalle agenzie di viaggi a fare una tappa ad Edirne. Probabilmente perché non c’è un volo aereo diretto, ed il treno impiega molte ore prima di percorrere il lungo tragitto. Edirne si trova alla confluenza dei fiumi Meric e Tunca, in una fertile pianura. Nelle sue vicinanze in due successive battaglie (314 e 324) Costantino sconfisse Licinio mentre, sempre nei dintorni, l’imperatore Valente fu sconfitto (378) da un esercito di Goti. La sua storia è ricca. Conquistata dai Bulgari, dai crociati e dai Federico I Barbarossa, nel 1361 divenne capitale dell’impero turco e tale rimase fino al 1453. Nel 1829 fu presa dai russi, riconquistata dagli ottomani, riperduta con la I° Guerra Mondiale fino a che poi non tornò definitivamente sotto la Turchia con l’armistizio di Mudanya. Fa parte della Tracia (Trakya) meridionale. Certo il fascino non è più quello descritto da Lady Mary Montagu, moglie dell’ambasciatore inglese presso la Corte del Sultano nel XVIII secolo. "L’estate – si legge nel suo diario – è già molto avanti in questa parte del mondo e tutto attorno Adrianopoli non vi sono che meravigliosi giardini. Le rive del fiume sono ricche di frutteti, sotto ai quali i notabili turchi passano le loro serate in buona compagnia. Scelgono un angolo di verde ben ombreggiato, stendono un tappeto e prendono il caffè serviti da uno schiavo che suona uno strumento simile al flauto degli antichi, con un suono flebile ma dolcissimo…". No, quel fascino non c’è più. Ma Edirne – 100 mila abitanti all’incirca – ha un qualcosa di ugualmente struggente che la rende, in certi momenti, anche più interessante di Istanbul. Forse perché nella sua struttura urbanistica è rimasta più antica dell’ex capitale ottomana. Sotto il profilo artistico si può affermare che Edirne sia un grande museo di architettura ottomana. A cominciare, ovviamente, dalla Moschea Selimiye che dall’alto di una collina sovrasta la città. E’ il capolavoro di Sinan, eretta – per volontà del sultano Selim II – da Sinan quando già il Maestro aveva 84 anni. Scrive <Guide Apa>: "Ciò che colpisce maggiormente all’interno è la vastità e la luminosità dello spazio racchiuso dagli otto massicci pilastri che, disposti lungo la circonferenza di un cerchio perfetto, sorreggono l’ampia cupola…". Tra i monumenti principali, l’Eski Camii, il Bedestern costruito nel 1418 per ospitare i locali dove si immagazzinavano e si vendevano le merci più pregiate, l’Uç Serefeli Camii, la Moscha Muradiye, i Bagni di Sokollu Mehmet Pascia (opera di Sinan), lo Yeni Imaret. Curiosa può essere anche una visita alla vecchia stazione ferroviaria, a Karaagaç. E poi c’è il bazar. Trovandosi ad Edirne – consiglia un proposito <Guide Edt> - sarebbe un peccato non visitare la città vecchia per cogliere qualche istante di vita quotidiana turca. Per inciso: la città vecchia, detta Kaleiçi ("dentro la fortezza"), corrisponde all’antica città medioevale le cui strade furono disposte secondo una pianta a reticolo: Edirne è anche famosa perché ogni anno, a metà giugno, in una località distante 16 km, Kirkpinar, si svolgono i tornei nazionali di lotta turca (yagli gures). Per saperne di più digitare  su <Istanbul Cafè> cliccare alla voce <tradizioni>. Il torneo di Kirkpinar è interessante tra l’altro in quanto, a margine di questo evento, il divertimento può essere assicurato dalla presenza degli zingari che vengono da ogni parte dell’Europa per assistere agli scontri dell’arena. Per il turista può essere una rara occasione vedere questo popolo affascinante dare spettacolo con gli orsi ballerini (Veronica Incagliati)
30.09.2006