UNA META AL GIORNO 

          HOSAP
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HOSAP

 

HosapVisto da lontano ha un qualcosa che ricorda il castello di San Leo, ai confini tra Marche e Romagna. In comune con la rocca realizzata dal grande architetto Fausto Maria Martini, il castello di Hosap, a sud-est di Van, nell’Anatolia orientale, ha infatti l’imponenza della struttura tipica degli edifici essenzialmente costruiti con concezioni militari oltre che a semplice scopo difensivo. Ci si arriva dopo essersi lasciati alle spalle il villaggio di Guzelsu con una strada che nell’ultimo tratto diventa sempre più ripida. Edificato nel 1643 da un bey curdo, il castello di Hosap, alias Mahmudiye - da quale si può godere un passaggio unico nel suo genere con in lontananza una ventina di ghiacciai ed un centinaio di picchi coperti da nevi solenni - fa ancora impressione nonostante le rovine. Chi scelse il posto sapeva certamente quello che faceva. E quel che voleva. Le 360 stanze del maniero, le due moschee, i tre bagni, i numerosi depositi di provviste ed carcere sono lì a testimoniar che l’edificio doveva essere anche sede di una corte non meno ricca di quella del palazzo-fortezza di Surduri-Hinili già preesistente in zona, dalle parti di Cavustepe. Quest’ultima era stata voluta nel 764 a. C. dal re di Urartu, Sardur II, figlio di Argisti. E qui un po’ di storia non guasta. Se si volesse andare molto indietro nel tempo bisognerebbe parlare dei popoli della Mesopotania e quindi dei Sumeri vissuti tra il IV e il III millennio a. C. nella regione del delta, dove i fiumi Tigri ed Eufrate sboccano in mare. Recenti scavi hanno portato alla luce resti di città di 25-30 mila abitanti tra le quali le più note erano Kish, Esnhumma, Lagash, Umma, Nippur, Uruk e Ur. Un grande popolo, i Sumeri, e non solo perché furono i primi a comprendere l’importanza delle dighe per controllare l’acqua dei fiumi a beneficio delle campagne, non solo per come concepivano l’architettura monumentale, per la fabbricazione del pane e l’invenzione della birra, ma soprattutto perché a loro si deve l’invenzione di una delle più antiche forme di scrittura apparse nel mondo: quella cioè formata da circa 1500 segni diversi, detti cuneiformi per la loro forma a cuneo. Governati da un re-sacerdoti, i Sumeri furono anche i primi a riunire le leggi in un codice. Come sempre avviene il regno dei Sumeri dovette poi lasciare il posto a quello degli Ittiti e degli Assiri a sud della Mesopotania, a quello degli Urartei più a nord. Quest’ultimo – che la Bibbia chiama Ararat – fiorì tra il XIII e il VII secolo a. C. Il nome di Urartu o Urnatri, che significa con tutta probabilità "terra delle montagne", viene fatto durante il regno del re assiro Salmanasssar (1274-1254 a. C). Come i loro avi Sumeri, gli Urartei erano agricoltori ma svilupparono moltissimo l’arte del commercio, del metallo e della pietra. Gran parte della loro cultura, compresa la scrittura a caratteri cuneiformi, erano stata assimilata da vicini Assiri ai quali contesero le fertili pianure vallive dei fiumi e gli altipiani transcaucasici. La capitale era Tuspa, fondata da Sardur I. Poi arrivarono gli Armeni e, dopo gli Armeni, i Parti e i Romani. Gli Arabi si insediarono nel 643 d. C. Il mondo era già cambiato.(Veronica Incagliati)
15.03.2007