UNA META AL GIORNO 

SILIFKE

Silifke

SilifkeStrano destino quello di Federico Barbarossa imperatore di Germania. Dalla vita aveva avuto in fondo tutto. Era nato Hohenstaufen, il che tra i grandi feudatari tedeschi non era poco, aveva messo le mani su mezza Italia, aveva trovato un accordo con il Papa – che non era cosa da poco a quei tempi – era riuscito persino nell’intento di far sposare il proprio figlio Enrico (VI) con Costanza d’Altavilla. Poi, che cosa ti va a fare il Barbarossa? Si mise in testa di conquistare la Terra Santa e lo si vide, frenetico come non mai, organizzare la III Crociata. Ma mal gliene incolse perché - nell’attraversare il fiume Kalykadnos (oggi Goksu) - in Cilicia cadde da cavallo e annegò. La pesante armatura che indossava non gli permise infatti di portarsi a riva. Ecco, la storia di di Silifke – l’antica Seleucia fondata nel III secolo a. C da Seleuco I Nicatore (uno dei più abili generali di Alessandro magno) – è legata anche all’imperatore tedesco e alle crociate. Era un passare continuo - tra la metà del XIII secolo e tutto il XIV – di eserciti intenzionati a prendersi con le armi Gerusalemme. Battaglie, scontri feroci con i musulmani, devastazioni, tradimenti e morti. Era un avanzare e un regredire continuo, ora con i crociati che incalzavano, ora con il nemico che riprendeva possesso delle terre. E guai ai vinti. Anche gli amori erano impossibili, come quello tra un giovane guerriero, Luciano, al seguito di Roberto di Normandia, e la bella Idil figlia di un dignitario musulmano. I due giovani – che si erano conosciuti in circostanze fortuite, era stati colpiti da una cocente passione, pur sapendo che il loro amore non poteva essere approvato, specialmente dalla famiglia di lei. Per vedere la sua amata, Luciano aveva pensato di travestirsi, col turbante e la foggia tipica dei musulmani. Andò tutto bene, fino al giorno in cui venne scoperto, messo in catene e condannato a morte. A nulla valse il pianto di Idil per salvare la vita dell’amato. La testa di Luciano di lì a poco sarebbe ruzzolata nelle segrete di una fortezza. Storia vera, credete. E leggenda invece quella che ci racconta Tom Brosnaham che scrive su <Edt>: "Una volta all’anno gli abitanti di Silifke sacrificano alcuni animali e ne gettano i polmoni dal ponte in pietra sul Goksu. Questa cruenta usanza viene osservata allo scopo di evitare che si ripeta una tragedia avvenuta in passato, quando una giovane donna fu sepolta viva nelle fondamenta del ponte. Narra una leggenda che, durante la costruzione della struttura, l’uomo a capo dei lavori non riusciva a fissare il pilastro centrale nel letto del fiume: a nulla erano valsi i cammelli e le capre che aveva sacrificato per placare gli spiriti. Un giorno, mentre rifletteva su come risolvere il problema, vide una sposa dagli occhi neri con le mani decorate con l’henné che si recava al fiume a prendere acqua e gli venne in mente una soluzione: prese la giovane e la seppellì viva nel pilastro principale. Un’altra versione vuole che la sventurata sia stata bruciata viva e che le sue ceneri siano state sepolte nella struttura. In ogni caso il pilastro fu fissato ed il ponte venne ultimato. Pare che una volta all’anno si oda per tutta Silifke l’urlo di terrore della donna, che viene interpretato come richiesta di un altro sacrificio umano, ma gli abitanti della città preferiscono offrire agli spiriti assetati di sangue capre e cammelli". Brrrrrr….ci corre un brivido per la schiena. Non pensate, comunque, se vi trovate a passare per Silifke, che la gente del posto sia così crudele come quel capomastro. Al contrario. Silifke è una moderna cittadina che si va sviluppando grazie anche alla creazione del vicino porto di Tasucu. Il suo principale richiamo è senz’altro la fortezza che fu costruita in posizione panoramica di fronte ad una cisterna romana scavata nella roccia per una lunghezza di 46 metri, una larghezza di 23 e una profondità di 12. Di imponenti dimensioni, tanto che qualche guida come <Turbanitalia> la definisce "cittadella" per via dei suoi 350 metri di lunghezza e 100 di larghezza, è munita di una doppia cinta muraria segnata da 23 torri e baluardi. Vi si accede seguendo un cammino che conduce ad una duplice porta a gomito che reca una iscrizione in armeno datata 1236. All’interno del complesso si aprono, lungo i bastioni, alcune sale a volta. Quasi di fronte di notano le vestigia di una moschea. E a proposito di moschee, ce ne sono due: l’Ulu Cami edificata dai Selgiuchidi, e la Resadiye Camii di epoca ottomana ma con colonne romane nei porticati. Di grande interesse artistico, naturalmente il Tempio di Giove, costituito da otto colonne sulla facciata e da 14 sui lati. E’ quel che resta dell’età imperiale romana. A 5 km da Silifke c’è poi la Grotta di Santa Tecla. La santa (Ayatekla in turco). La santa è nota per essere stata la prima persona convertita al cristianesimo da San Paolo e fu anche la prima donna ad essere minacciata di morte per la sua fede. Secondo quanto narra un ignoto sacerdote asiatico (vedi <Guide Apa>), sembra che la santa avesse ascoltato il sermone sulle virtù della castità pronunciate da San Paolo a Iconio (l’odierna Konya) e che ne rimase talmente colpita da rinunciare al matrimonio. Volendo udire di nuovo le parole dell’Apostolo, che nel frattempo era stato incarcerato, cercò di avvicinarlo in prigione ma fu anche lei arrestata e condannata al rogo per ammonire le donne del luogo. Fu spogliata, trascinata nell’arena e legata su una pira a cui fu appiccato il fuoco senonché una pioggia torrenziale mandata da Dio estinse le fiamme. Allora i carnefici fecero entrare nell’arena le belve feroci perché la divorassero ma la santa fu avvolta da una nuvola miracolosa che la nascose. Emarginata dalla famiglia e dalla società si ritirò in una grotta nei pressi di Seleucia dove si dedicò ad opere pie ed in particolare alla cura dei malati. Sul posto fu fatta erigere nel V secolo dall’imperatore Zenone una stupenda basilica a tre navate con lo scopo di accogliere i pellegrini che accorrevano da ogni parte per vedere la grotta. I dintorni di Silifke sono molto belli: a cominciare da Mut - dove chi è appassionato di barca e canoa può ridiscendere il fiume e dove si può ammirare la Lal Aga Camii – al monastero paleocristiano di Alahan - sito di incredibile interesse, nel cuore del massiccio del Tauro – alla Chiesa degli Evangelisti, alla Chiesa Orientale. A questo punto non sarebbe male una deviazione per visitare sia Uzuncaburg - l’antica Olba soprannominata la "città felice" ed in seguito ribattezzata Diocaesarea con i resti di un teatro romano, del Tempio di Giove, del Tempio di Tiche (chiamata anche Fortuna), e delle Cifte Anit Mezarlari (tombe monumentali gemelle) – sia il Mausoleo di Priapo. Si tratta di una maestosa costruzione sormontata da una scultura raffigurante un fallo gigantesco, simbolo di Priapo, il dio che nella mitologia incarnava l’ideale della fertilità. Figlio illegittimo di Afrodite e di Zeus, fu punito dalla moglie di quest’ultimo (Era) che gli fece crescere lungo come tutto il corpo. Ne conseguì che la madre del bambino, vergognandosi della deformità del figlio, lo abbandonò vicino ai Dardanelli dove fu raccolto da alcuni pastori. Mitologia anche questa!

Nota: da Silifke, con un servizio traghetti,si può andare a Girne nella repubblica di Cipro Nord. Ma questo sarà motivo per un altro "viaggio senza orario".(Veronica Incagliati)
05.04.2007