UNA META AL GIORNO 

Afrodisia: Teatro

AFRODISIA DI CARIA

 

Afrodisia: Tempio(Turchia Oggi) – Quando si parla di rovine archeologiche in Turchia immancabilmente la mente corre a Troia, a Pergama e ad Efeso. Ma l’Anatolia ha tanti altri siti da mostrare e da ammirare. Si prenda ad esempio, Afrodisia di Caria. Già il nome la sa lunga: afrodisiaco come l’amore. E’ racchiuso, in questo termine, tutto il piacere dell’Eros. Il nome di Aphrodisias compare solo nel I secolo a. C. Leggenda vuole che nell’anno 82 a.C. l’oracolo di Delfi avesse intimato al console Silla di fare dono alla Afrodite di Afrodisia di una corona d’oro e di un’ascia bipenne. Il santuario godeva di diritto di asilo e le grandi feste, non prive di eccessi, attiravano numerosi fedeli. Per arrivare ad Afrodisia si passa da Naselli, sempre che si venga da Aydin. Nazilli, infatti, è il centro dei trasporti della zona giacché si può andare e venire da Ankara, Bodrum, Antalya, Konya, Izmir e Denizli. La grande prosperità di Afrodisia corrisponde al periodo romano. Cittadina minore di una lontana provincia, di lei si parla poco nei testi. Tanto più sorprendenti, dunque, i resti attuali di un centro monumentale tra i più ricchi dell’Asia Minore. Fu una delle rare città ad essere sotto la protezione della dea dell’amore, e forse per questo ne fu il santuario. Il suo culto pagano sopravvisse in pieno cristianesimo. Ma ecco cosa scrive <Clubguide>. "Quando la Chiesa bizantina riuscì a far scivolare nell’oblio il mito di Venere e di cancellare le tracce fisiche della città a lei dedicata, lasciò il compito alla natura. Vi si accumulò la sabbia portata dal vento e dalle acque di un fiume che inondò la zona nel IV secolo a seguito di un terremoto. Vi si installò un misero villaggio agricolo e filari di piantine di fagiolo crebbero adiacenti alle colonne dell’agora per qualche metro ancora sporgenti dal terreno. Solo l’intatta grandiosità dello stadio conservò nei secoli il ricordo epico di quel mondo classico". Nel 1961 infine la scoperta di archeologi turchi ed americani che misero alla luce il più incredibile scenario di ricchezze civili di una città antica. Non per nulla vi avevano lavorato artisti come Papas, Aristea, Antonianos, Koblanos che portarono tutti l’appellativo di aphrodisieus. Di Afrodisia erano inoltre il medico Senocrate, lo scrittore Caricante, il filosofo Alessandro. Stando ai testi degli storici, l’antica gloria della città scomparve nel 1402 quando fu attaccata da Tamerlano durante la sua incursione in Anatolia. Poco dopo, nello stesso luogo, sorse il villaggio di Geyre. La città era munita di una cinta muraria lunga tre chilometri e mezzo. Da vedere il tempio di Afrodite, naturalmente, l’odeion o sala del Consiglio, il gymnasion, il palazzo episcopale, il portico di Tiberio (scoperto nel 1937 dall’italiano Giulio Jacopi), la basilica romana ed il sebasteion o stadio. E’ uno dei più belli e meglio conservati dell’antichità. Poteva raccogliere 20 mila spettatori amanti dei giochi e delle gare di giavellotto e del disco. Poi c’è il museo e ci sono le terme di cui spiccano i grandi pilastri decorati con bassorilievi finemente scolpiti con le figure di Eros. In quanto al teatro, modificato dall’Imperatore Marco Aurelio, aveva una capacità di 10 mila posti. L’insieme delle gradinate è quasi integro, incluso il proedrio riservato ai notabili. (Veronica Incagliati)
28.11.2006