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Giacomo Torelli, ovvero l’invenzione
scenica. La personalità e l’opera di questo artista, massimo tra i
maggiori scenografi e scenotecnici del secolo XVII, Grand Sorcier
della corte del giovane Luigi XIV di Francia, non hanno certo bisogno di
essere illustrati ulteriormente se non fosse che la città di Fano ospita
fino al 30 settembre prossimo una mostra decisamente unica nel suo genere
in quanto raccoglie tutto il materiale dell’inventore della "bella
macchina" (dipinti, disegni, incisioni, bozzetti) relativo alla
attività maturata prima nella cittadina marchigiana, quindi a Venezia,
poi a Parigi e di nuovo sulle rive dell’Adriatico. La rassegna –
curata mirabilmente da Francesco Milesi che ha saputo dare all’insieme
un taglio metodologico perfetto e necessario per visionarlo da tutte le
angolazioni – ci ha fatto rammentare quello che non molti anni fa ci era
stato raccontato durante una riunione all’Istituto italiano di Cultura
ad Istanbul. E cioè che Torelli – dopo essere stato costretto a
lasciare la Francia nel 1661 essendo caduto in disgrazia del cardinale
Mazzarino il suo protettore, ovvero il sovrintendente Fouquet, e tornato
quindi a Fano – aveva ricevuto un invito per recarsi a Costantinopoli.
Invito che sarebbe venuto dal Kuprulu Fazil Ahmed, Gran Visir del Sultano
Mehmet IV, il quale pare avesse intenzione di costruire un insieme
architettonico di grandi giardini nella zona adiacente il palazzo del
Topkapi, tutto in armonia con la bellezza dell’edificio imperiale. La
fama di Torelli era arrivata, infatti, a Costantinopoli già dall’epoca
in cui il grande fanese si trovava a Parigi. E del resto, non c’è
assolutamente da meravigliarsi se gli artisti italiani erano richiesti in
Turchia. Già Leonardo da Vinci nel 1502 aveva avuto l’invito dall’allora
Sultano Bayezid II a buttare giù alcuni schizzi per la costruzione di un
ponte che collegasse i due estremi del Corno d’Oro. Come è noto, non se
ne fece nulla in quanto il progetto steso da Leonardo era così ardito che
il Sultano se ne spaventò. Per quanto riguarda l’invito rivolto al
Torelli per la verità non ci sono carte a documentarlo. Bisogna affidarsi
al de relato che, per chi è fedele al rigore scientifico e
metodologico come il prof. Milesi, è poco o nulla. Fatto si è che alcuni
decenni dopo sul versante occidentale di Costantinopoli, a Sa’adabad,
veniva costruito un giardino i cui spazi – rigidamente geometrici –
ricalcavano quelli occidentali. Segno che a palazzo qualcuno si era
davvero intestardito ad avere un giardino che fosse molto più
scenografico rispetto a quelli tradizionali ottomani ed arabi. Al di là
comunque di questa aneddotica, piace soffermarsi sulla mostra in sé e per
sé. Chi non l’avesse vista, dovrebbe farlo prima che chiuda. Ne vale
francamente la pena. Come già ebbe a sottolineare Anton Giulio Bragaglia
nel 1957, Torelli fu il primo macchinista italiano di fama europea e fu
diffusore di una tecnica scenica nuova derivata da quella fiorentina in
sviluppo da oltre un secolo e da lui portata al massimo funzionamento. Chi
ama la storia del teatro, chi è curioso di scoprire i segreti del Grand
Sorcier di Luigi XIV non potrà che soffermarsi lungo le sei sale
che racchiudono la rassegna ed ammirare, attraverso le opere esposte, il
genio inventivo e straordinario di un uomo che tutti volevano alla propria
Corte ma che non proprio tutti amavano. (Veronica Incagliati)
21.09.2007 |