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| Riproponiamo volentieri una intervista che il collega Gaetano Basilici aveva fatto due anni fa alla figlia di Totò. | |||
Un
artista di gran razza, un poeta sensibile, un musicista raffinato, il più
grande attore italiano di tutti tempi. Un uomo buono, riservato, a tratti quasi
timido, sempre pronto ad aiutare i bisognosi. E anche un nobile di altissimo
rango, di purissimo sangue blù: Sua Altezza Imperiale Antonio Flavio Angelo
Dukas Comneno de Curtis, duca di Cappadocia e di Cipro, conte di Ferrazzano. In
arte: Totò. Ovvero, l’inventore di una maschera indimenticabile,
inconfondibile del nostro teatro e del nostro cinema, l’artista che - come
ebbe ad affermare il linguista Tullio De Mauro, in un’intervista al quotidiano
"La Repubblica" - "ha promosso una rivoluzione, incamminandosi e
proseguendo sulla strada aperta da Petrolini, ha lottato contro l’aulicità,
la tromboneria, la polverosità della nostra lingua: è merito suo se oggi
nessuno (salvo per scherzo) può permettersi di dire "è d’uopo",
"eziandio", "a prescindere" o "quisquilie".
Ecco, tutto questo – e tant’altro – era Totò, nato cent’anni fa a
Napoli, esattamente il 15 febbraio 1898, e morto a Roma all’alba del 15 aprile
1967 tra il compianto generale non soltanto del suo pubblico e dei suoi
colleghi, ma anche dei poveri che tanto aveva aiutato in vita. E perfino dei
cani (perché anche gli animali soffrono la scomparsa di chi li ama) ai quali
era molto affezionato.
Ingiustamente ignorato dai critici, colpevolmente
dimenticato fin troppo a lungo dal mondo dello spettacolo, Toto ha avuto la sua
grande rivincita soltanto post mortem, come tutti i grandi comici popolari. Uno
dei circa duecento film interpretati da Totò, che è maggiormente rimasto
impresso nell’immaginario collettivo , è "Un Turco napoletano"
del 1953: ancor oggi, sebbene siano trascorsi quarantacinque anni, va per la
maggiore nei gusti del pubblico insieme con "Toto sceicco" che
risale addirittura al 1950. Ma il principe Antonio de Curtis si recò mai in
Turchia?
Da anni circola una malignità sul conto di Totò, e cioè
che il titolo di Bisanzio se lo fosse comprato a suon di milioni.
"Il principe de Curtis era un ammiratore sperticato
di Totò. Proprio così, a Totò piacevano solo i film di Totò. E i film di
Totò piacciono ancora. Ma a quei tempi fare il regista di Totò non era chic.
Totò era snobbato dalla critica e dagli autori. Nessuno fece a tempo a spiegare
al malinconico principe de Curtis che la Tv, dieci anni dopo, lo avrebbe
vendicato. Comunque, un premio lo ebbe anche lui. Era già semicieco e glielo
conferì la città di Napoli, consegnandoglielo al Teatro Mediterraneo in una
triste serata di circa trent’anni fa. Triste serata perché pioveva, ma più
che altro perché del mondo dello spettacolo italiano, a festeggiarlo, c’ero
soltanto io".
"Il museo – spiega la figlia del principe di Bisanzio – sarà aperto a Napoli a fine anno al palazzo dello Spagnolo, in piazza delle Vergini che si trova nel rione Sanità, lo stesso in cui nacque papà- A dicembre, però, il museo non sarà del tutto completo in quanto noi vogliamo che esso comprenda anche una grande sezione multimediale, un piccolo teatro, una scuola di recitazione e una scuola di mandolino che, incredibilmente, a Napoli non esiste. Inoltre, prevediamo interventi nelle scuole e nelle carceri. Sempre nel nome di Totò che, in vita, amò in particolare i deboli e gli indifesi". |