
Sempre a proposito di Zeugma si era fatto
osservare che sarebbe stato meglio rinunciare fin dall’inizio alla
costruzione delle dighe lasciando che il corso dei sacri fiumi, Tigri ed
Eufrate, non fosse imbrigliato da sbarramenti di sorta sì da sviluppare
invece in Turchia una politica economica di diverso genere, quale ad esempio
il turismo archeologico ed il turismo ambientale. Ebbene, a questi
<osservatori> vanno un po’ spiegate le cose. Va spiegato anzitutto
che il Gap (South Anatolia Project) ed altri progetti similari non sono
stati voluti tanto per cambiare qualche cosa. Le megarealizzazioni di
Birecil, Karkamis, Ataturk, Keban, Kralkizi, Dicle, Batman hanno un solo
significato ed un solo obiettivo: acqua. E il mondo, oggi come oggi, sa bene
quale importanza abbia questo prezioso elemento della natura. Basti pensare
che quelle che fino a poco tempo fa in Anatolia erano aride distese di terra
spaccata dal sole sono ore immense pianure ed altipiani coltivati a cotone.
Le 193 dighe e le 55 centrali esistenti in Turchia (ci sono progetti per
altre 94 dighe) significano quindi un salto di qualità nell’economia
delle popolazioni del sud-est anatolico come in quello più a nord perché
portano acqua, quindi energia, quindi economia, quindi benessere. Certo,
molti paesi sono stati inondati e sono scomparsi; certo molta della gente
che vi abitava è stata costretta ad andar via, abbandonare luoghi dove era
nata e dove magari erano nati i propri avi. Nessuno comunque è stato
lasciato a se stesso, anzi tutti sono stati aiutati con incentivi e con la
concessione di nuove case.
Rimane
il fatto che in Turchia i settori irrigati si moltiplicano. E a proposito
dell’irrigazione, questa dovrebbe interessare non meno di 4 milioni e 700
mila ettari, di cui 2 milioni e 200 mila dovrebbero essere sistemati a cura
della Dsi (Devlet su Isleri) cioè di quell’ente che - fondato nel 1953
– si prefigge lo scopo di "sviluppare le risorse idriche e del
territorio" ed è incaricato di studiare dighe, centrali idroelettriche
e reti primarie di irrigazione nonché di occuparsi dell’approvvigionamento
di acqua potabile ed industriale nelle città. In quanto al Gap vero e
proprio (73 mila kmq del territorio turco, 5 milioni e 500 mila abitanti) si
tratta di un piano di sviluppo regionale. Per la sua dimensione tecnica, il
Gap è di gran lunga il maggior progetto idraulico della Turchia ed uno dei
maggiori del mondo. I 13 sotto-progetti che lo compongono (vedi l’analisi
che ne ha fatto René G. Maury) , ripartiti a seconda delle opere e delle
zone da irrigare, prevedono la realizzazione di 22 dighe e di 19 centrali
idroelettriche per una potenza di 7 mila 476 Mw in grado di produrre 27 mila
345 Gw/ora. Il progetto prevede inoltre l’irrigazione di una superficie
pari a 1.693,027 ettari, di cui 1.091,203 nel bacino dell’Eufrate, ed un
insieme di altre opere e infrastrutture ad esse collegate (tunnel di Urfa,
il più lungo del mondo per uso idraulici, canali, strade, etc). Vera e
propria prodezza tecnica, la realizzazione del Gap farà della Turchia uno
dei più grandi cantieri mondiali ingegneristici, idraulici e idrotecnici
esistenti.
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