Attualità

Zeugma

Zeugma: prima (sinistra) e dopo (destra) I titoli catastrofici di alcuni giornali, italiani e stranieri, sulla fine di Zeugma ovvero sulla fine della "Pompei turca" ormai completamente sommersa dalle acque della diga di Birecik avevano fatto credere che da parte delle autorità preposte alla salvaguardia del più importante sito archeologico scoperto nel Mediterraneo negli ultimi 50 anni il menefreghismo avesse avuto il sopravvento sulla responsabilità degli addetti, fossero essi uomini di governo e non. Niente di tutto questo.

Zeugma: diga prima e dopoSiamo stati sul posto, e non da soli, perché insieme a noi c’era la stampa più accreditata del mondo; da quella italiana a quella inglese, francese, tedesca, americana, svizzera. Capiamoci bene. Molto è andato perduto, qualcosa come un buon 25-30% del tesoro archeologico. Ma un buon 70% è stato recuperato e perfettamente restaurato. Senza contare che quello che vi è ancora da scoprire, nella parte alta che sovrasta le acque della diga (vedi l’acropoli), è immenso. Roba da riempire almeno un paio di musei. Inutile stare a ripetere quello che è stato già scritto, e cioè soffermarsi sulle meraviglie che sono venute alla luce, a cominciare dagli splendidi mosaici.

Zeugma: restauroZeugma: restauroVale la pena, invece, spendere qualche parola per ringraziare il team di archeologici - di ogni Paese, ben inteso – che, sotto la guida di Mehmet Onal, hanno lottato contro il tempo a temperature infernali (anche 55° gradi all’ombra) per strappare alle acque il salvabile. A loro un <grazie!> di tutto cuore. E un <grazie!>, naturalmente, al Packard Institute che - con i suoi 5 milioni di dollari Usa - ha permesso ad un piccolo esercito di studiosi e di ricercatori di lavorare meglio e più in fretta. Il lavoro comunque non è finito. Zeugma ed altre città antiche (romane, mesopotaniche, greche, bizantine, ittite), alcune già scoperte, altre da scoprire, hanno ancora tanto da offrire alla cultura universale. E’ un dovere di tutti prodigarsi perché questi tesori non vadano dispersi, soprattutto vengano considerati per quello che sono: capolavori.

Ancora una cosa. Vorremmo porre ai nostri lettori, se ne abbiamo, un quesito. Se ci risponderanno via e-mail, ne saremo grati. Il quesito è questo: è preferibile che quando si fa una scoperta di grande valore, quel <pezzo> o quell’oggetto venga collocato nel museo del luogo od invece venga portato in un grande museo? Prendiamo, ad esempio, il "caso Italia". I bronzi di Riace e il bronzo di Cartoceto stanno bene dove stanno o conveniva esporre queste opere in qualche sala di Roma, di Firenze o di Milano? Tutto sommato il Louvre di Parigi è importante proprio perché museo accentratore e così il British Museum e la National Gallery di Londra. Nessuno penserebbe mai di andare a vedere la Gioconda a Bayonne e i sarcofagi egizi a Bristol. C’è forse qualcuno che si spinge a Cartoceto? E chi si sposta, tra i turisti che vengono in Italia dall’estero, fino a Reggio Calabria? Ulteriore interrogativo? Chi si sposterà, per ammirare i tesori di Zeugma, fino a Gaziantep quasi ai confini del sud-est anatolico? Non era meglio, a questo punto, prendere gli stupendi mosaici e collocare queste meraviglie nel museo di Ankara o in quello di Istanbul? Attendiamo un parere.

Zeugma Zeugma

 

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