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"CASO ARMENIA": LA TESTIMONIANZA DI UNO STORICO AMERICANO

McCarthy(Turchia Oggi), 13 ottobre – Riportiamo per intero, così come ci è stata inviata, la testimonianza di Justin McCarthy (professore di Storia del Medio Oriente ed ordinario di Lettere e Scienze presso l’Università di Lousville, negli Stati Uniti), resa il 14 settembre scorso davanti alla Commissione della Camera per le Relazioni internazionali-Sottocommissionne per le Attività internazionali ed i diritti umani.

"In Turchia oggi vi sono milioni di donne e uomini che ricordano i racconti fatti dai loro genitori e dai loro nonni sui terribili eventi della I° Guerra Mondiale. Si tratta di storie di uccisioni, di violenze e di esilio forzato dalle loro case. I turchi non si soffermano su queste cose, ma ricordano. Se interrogati, raccontano le storie delle loro famiglie con dolore e rabbia. I racconti sono così simili a quelli degli armeni che a differenziarli sono solo i nomi delle vittime. Come gli armeni, i turchi e gli altri musulmani hanno sofferto terribilmente in uno dei periodi più tragici della storia umana. Come gli armeni, i turchi vennero uccisi dai loro nemici; nel loro caso i loro nemici erano spesso gli armeni. Come gli armeni, i turchi hanno subito delle migrazioni forzate, in cui in molti perirono. Come gli armeni, i turchi morirono di fame e di malattie. Durante la guerra, i turchi e gli altri musulmani persero quasi 3 milioni di anime. Come gli armeni, essi non hanno dimenticato i loro morti. I turchi raccontano ai loro figli le storie di quei tempi. Come gli armeni, essi pensano alle loro sofferenze. Gli studiosi turchi ed il governo turco riconoscono e si dolgono delle sofferenze di ambedue le parti, ma è naturale che ricordino maggiormente le sofferenze del loro popolo.

Sono venuto qui ad oppormi ad una Risoluzione della Camera che ignora la sofferenza dei turchi, una Risoluzione che dichiara essere un <genocidio> la mutua disumanità di una guerra inter-comunale. Naturalmente, io sono preoccupato per le affermazioni inesatte all’interno della Risoluzione. La mia preoccupazione maggiore è che il Congresso degli Stati Uniti possa diffondere una versione della storia che attacchi uno dei nostri alleati senza dare a questi alleati l’occasione di raccontare la loro parte di storia. I turchi non accoglieranno bene questa Risoluzione, e neanche dovrebbero. Non ci si può aspettare che coloro che ricordano le antiche sofferenze del loro popolo accettino che i loro antenati vengano attaccati ingiustamente, nemmeno quando gli attacchi provengono da coloro che giustamente i turchi hanno considerato i loro migliori amici nel mondo.

Le affermazioni storiche contenute nella <Risoluzione 398> della Camera sono molto dubbie. Nella Risoluzione vi è una lunga lista di accuse, citazioni, e giustificazioni attentamente selezionate e senza alcun accenno alle posizioni contrarie. E’ l’equivalente di un processo in cui il giudice ascolta solo l’accusa e poi emette un verdetto.

La <Risoluzione 398> della Camera cita il generale Harbord, senza tenere conto che il generale Harbord ha mentito e ha sottratto dal suo staff le prove che dimostravano che gli armeni avevano commesso stragi di massa di turchi e di curdi. La Risoluzione ricorda solo un ambasciatore americano del periodo di guerra, Morgenthau, che si trovava d’accordo con la causa armena, ma non menziona l’ambasciatore americano Bristol che al contrario se ne era discostato. Non si fa poi cenno alle motivazioni politiche di Morgenthau, alle sue opinioni razziste, e alle evidenti invenzioni dei fatti.

Si citano le presunte affermazioni di Adolf Hitler sulla storia dell’Armenia, come se i nazisti avessero avuto bisogno di imparare dalla storia del Medio Oriente prima di poter mettere in pratica i loro piani malvagi. Si è molto discusso sulla possibilità che Adolf Hitler abbia mai pronunciato quelle parole. Gli studiosi hanno esaminato gli archivi tedeschi nonché i rapporti dei testimoni oculari e dei giornalisti dell’epoca. Alcuni di questi studiosi credono cha la citazione fosse il risultato dell’immaginazione di un giornalista dell’Associated Press. Altri credono che fosse più semplicemente un omissis dalla documentazione ufficiale. Tali discrepanze possono essere chiarite soltanto attraverso lo studio e il dibattito accademico. Eppure la <Risoluzione 398> della Camera su Hitler ha le sue certezze.

Ancora. C’è una affermazione secondo la quale 2 milioni di armeni furono deportati, un altro milione e mezzo furono uccisi, e solo mezzo milione riuscì a salvarsi. Ebbene, sia il numero dei sopravvissuti che quello dei morti viene stranamente aumentato. Subito dopo la guerra i rappresentanti armeni stimarono che morirono circa 600 mila armeni anatolici, un numero con il quale io concordo. Adesso sembra che il numero di questi morti sia salito ad un milione e mezzo, poco più dell’intera popolazione armena dell’Anatolia. I dati attuali della Lega delle Nazioni e quelli degli studiosi armeni (non i dati provenienti dai turchi) indicano che gli armeni sopravvissuti alla guerra furono quasi 900 mila, non 500 mila come affermato nella Risoluzione. Per cui ci si chiede da dove provengono questi dati. Essi non sono il risultato di una ricerca storica.

Si citano, ma non se ne dà una descrizione dettagliata, le Corti marziali turche che condannarono membri della Commissione dell’Unione e del governo progressista dell’Impero ottomano. Se fossero state descritte nei dettagli, il carattere dei tribunali sarebbe stato evidente. Si trattava di Corti collaborazioniste, convocate da un governo non-eletto sorvegliato dai britannici e dagli altri Alleati. Gli accusati non potevano difendersi in queste Corti finte. La Risoluzione non dice che le Corti inoltre trovarono il governo colpevole di ogni sorta di crimini assurdi, tutto ciò che le Corti poterono inventarsi per discreditare il governo precedente e far piacere agli Alleati. La Risoluzione non riferisce che gli stessi britannici ammisero che non poterono trovare alcuna prova, sebbene l’avessero cercata, che il governo ottomano fosse colpevole di un sterminio programmato degli armeni. A quel tempo, i britannici controllavano Istanbul. Nelle loro mani si trovavano gli archivi e i documenti del governo. Eppure non poterono trovare le prove. Fatti come questi sono essenziali per comprendere il conflitto turco-armeno; ma vengono omessi dalla <Risoluzione 398> della Camera.

La Risoluzione dice che gli archivi nazionali turchi contengono gli atti di queste Corti marziali, e ciò risponde a verità. Ma ciò che non viene detto è che questi stessi archivi contengono anche una prova importante delle azioni armene contro i musulmani. Questa prova metterebbe in discussione le intere fondamenta su cui si basa la <Risoluzione 398> della Camera. Anch’essa non è inclusa nella Risoluzione.

Vi sono inserite affermazioni dei governi alleati nel 1915, ma non si fa cenno al fatto che quegli Alleati erano all’epoca in guerra con l’Impero ottomano. E’ risaputo che gli uffici di propaganda degli alleati favorirono intenzionalmente un’immagine di condanna dei turchi per contrastare l’efficace propaganda antirussa delle Potenze Centrali. A quel tempo la persecuzione russa degli ebrei veniva pubblicizzata in America. Gli Alleati avevano bisogno di qualcosa che nell’opinione degli Stati Uniti potesse contrastarla, qualcosa la cui colpa potesse ricadere sulle Potenze Centrali. Scelsero gli <orrori armeni> e condussero molto bene la loro propaganda. I documenti inventati dall’Ufficio di Propaganda britannico durante la I° Guerra Mondiale vengono ancor oggi pubblicati come se fossero veri.

Non c’è dubbio che il concetto di un <genocidio armeno> sia stato ampiamente accettato. E’ dimostrato dalle varie affermazioni di leader politici elencati nella Risoluzione. Ciò è in parte dovuto al fatto che in Europa e negli Stati Uniti vi erano pochissimi turchi. Non c’era nessuno a difendere la memoria dei turchi e gli americani o gli europei d’occidente non erano motivati ad approfondire l’argomento. Pregiudizi di ordine religioso ed etnico ebbero la loro parte. Anzi, chiunque avesse avanzato controversie contro la saggezza comune, rischiava la diffamazione e la perdita del posto di lavoro. Bisogna aggiungere che in America mancavano studiosi dell’Impero ottomano. Questa situazione fu corretta solo a partire dalle nostre generazioni. Fu solo quando gli studiosi cominciarono a studiare la storia ottomana da fonti ottomane che si interrogarono sul <genocidio> degli armeni.

Da parte loro, i turchi sono responsabili per non essersi opposti a coloro che distorcevano la loro storia. Dopo i terribili conflitti che ebbero luogo dal 1912 al 1922, la Turchia era in larga parte in rovina. Un quarto della popolazione era deceduta. Le città erano state distrutte, gli animali da allevamento uccisi, gli alberi e i raccolti bruciati senza che vi fossero i semi per la loro sostituzione. Eppure c’era chi voleva che i conflitti continuassero. Le terre che erano state dei turchi erano ancora nelle mani dei nemici. La vendetta dimorava nelle menti di coloro che avevano perso tutto nelle guerre. Se questi sentimenti avessero prevalso nella nuova Repubblica turca, vi sarebbero stati altri morti.Una ragione in più perché il governo di Mustafa Kemal Ataturk adottasse la politica del silenzio, vale a dire ignorare il passato e le perdite subite. Contava di più fare pace con i vecchi nemici. Il governo turco sentiva che imporre con insistenza il <caso turco> contro gli armeni ed i loro alleati avrebbe riacceso l’antico astio e incoraggiato la guerra. Perciò i turchi non manifestarono il loro malcontento. Per quel periodo era una decisione giusta. Lo spiacevole risultato fu che nessuno parlò in favore dei turchi.

I turchi cambiarono politica solo quando i terroristi armeni cominciarono ad uccidere i loro diplomatici. Aprirono gli archivi e cominciarono a pubblicare i documenti del tempo di guerra. Questi diventarono parte di un riesame accademico che continuerà per molti anni.

Ora mi aspetto io che la Sottocommissione ed il Congresso accoglieranno con favore le mie parole sugli eventi storici? No. Né del resto accoglieranno le parole, a favore della Turchia, di altre persone. Quanto da me esposto dovrebbe essere esaminato dagli storici, da coloro che raccolgono i fatti, che controllano le fonti, che prendono parte ai dibattiti accademici, dagli studiosi che non guardano solo in una direzione. Non ci si può attendere certo dal Congresso – che ha poco tempo, preso come è nell’esame dei pressanti problemi del Paese – che legga tutta la letteratura e arrivi poi a conclusioni su quanto accaduto. Eppure, onestamente, è proprio quello che andrebbe fatto prima di dare giudizi storici.

Dovremmo interrogarci per quali motivi il Servizio Esteri degli Stati Uniti abbia messo in giro questa versione dei fatti e da chi abbia avuto l’input. Perché, mi chiedo? Perché si è voluto prendere in esame un caso controverso, perché questo e non altri circa i quali c’è l’assoluta certezza della disumanità. Perché non parlare della carestia irlandese, della fame e dello sterminio degli ucraini ad opera di Stalin, dei campi della morte in Bosnia? E’ incredibile, ma non ci sono state Risoluzioni da parte della Camera sull’Olocausto! A questo punto, che cosa devono pensare i turchi? La giustizia dovrebbe essere una bilancia che non pende da nessuna parte. Se gli armeni hanno sofferto, hanno sofferto anche i turchi".

 

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