
(Turchia
oggi) – Roma, 30 agosto – Il ministro della Cultura turca, Istemihan
Talay, sarà sabato prossimo a Roma per prendere parte l’indomani alla
beatificazione di Giovanni XXIII. La presenza di Talay alla cerimonia è l’occasione
per parlare ancora di questo grande Pontefice che per dieci anni - dal
1935 al 1945 – resse ad Istanbul la delegazione apostolica per la
Turchia e la Grecia. Esattamente fino al 27 dicembre, quando con un aereo
americano volò alla volta di Roma. Il 6 di quel mese aveva ricevuto un
telegramma del cardinal Tardini. Era in cifrato: "284145 stop 416564
stop 855003 stop 641100". Quei numeri, tradotti, significavano una
sola cosa: "Torni subito a Roma. E’ stato trasferito a
Parigi". Angelo Roncalli aveva 63 anni. Ad Istanbul vi era giunto,
proveniente da Sofia, il 5 gennaio 1935 ma conosceva già la città
essendoci stato una prima volta nel dicembre del ’28 per fare gli
esercizi spirituali a Bebek, sul Bosforo, ed una seconda nel giugno del’31
per le celebrazioni del settimo anniversario della morte di Sant’Antonio.
Mons. Roncalli diventava così il responsabile di 35 mila cattolici
assistiti da 800 religiosi quasi tutti latini. Un arrivo quello del nuovo
delegato in punta di piedi. L’Ambasciatore francese ad Ankara, Kammerer,
scrisse in suo dispaccio al Quai d’Orsay che Rocalli era entrato in
Turchia dalla porta di servizio, prendendo possesso della sua sede senza
sfoggio, con bonomia, quasi eclissandosi. "Appena sbarcato, è
andato dal capo della Polizia per declinare le proprie generalità e far
stabilire il suo permesso di soggiorno. Egli ha dato prova di una umiltà
soddisfatta ricevendo poco dopo una carta d’identità del tipo che la
polizia rilascia ai consoli stranieri…". La sua prima lettera
pastorale fu pubblicata in francese ed in turco. Una iniziativa
sorprendente cui ne seguì un’altra: disporre che il clero leggesse il
Vangelo, sempre in turco, durante la Messa. Ma siamo già al Natale 1935.
In una lettera al suo amico colonnello Cocconi, Roncalli scriveva: "Oggi,
continuando il sistema che feci come prova a Sofia, mi sono introdotto
nell’omelia leggendo una pagina intera di Vangelo in turco moderno,
che vengo studiando alla meglio e, nel pomeriggio, ho introdotto il canto
del Dio sia benedetto pure in turco. Piccoli passi che forse mi
apriranno la strada ad una più profonda penetrazione". A
partire dal 12 gennaio 1936 alcune preghiere erano già recitate nella
lingua turca nella cattedrale del Santo Spirito. Incline sempre ad aiutare
il prossimo, Roncalli ad Istanbul non si occupava solo di questioni
diplomatiche ma anche dei rapporti con la gente e con i bisognosi. L’impegno
umanitario è più forte di tutto. E’ sua abitudine andare ogni
settimana a visitare gli ammalati in ospedale, i bambini negli
orfanotrofi, i carcerati nelle prigioni, i poveri nel quartiere di
Palgalti, i vecchi nell’istituto "L’Artigiano". Dà fondo
alle elemosine e spesso vuota la cassa della delegazione. Nei mesi caldi
villeggiava a Buyukada, l’isola grande nel Mare di Marmara. Ogni giorno
però partiva alle 14 con un vaporetto per tornare ad Istanbul ed andare a
tenere le lezioni di catechismo nella chiesa del Santo Spirito. A chi gli
rimproverava amabilmente quella fatica, rispondeva: "Lo so che il
mio uditorio è piccolo. So anche che le quattro vecchiette che vengono ad
ascoltarmi sonnecchiano mentre parlo. Ma non ha importanza. Io sono
vescovo di questa città, e Dio è testimone della mia azione. Preparo le
mie lezioni come se dovessi parlare al pubblico di una grande cattedrale.
Prima di salire sul pulpito, mi rivolgo agli angeli custodi di tutti i
fedeli del vicariato e li supplico di portare la mia parola a tutti, anche
ai fedeli che non sono mai venuti in chiesa". E a
proposito di umanità e spontaneità delle azioni, come dimenticare un suo
viaggio di 800 km per andare ad Adana, su un "treno scassato",
per essere presente al 50° anniversario di professione religiosa del
parroco della chiesa locale. Il pubblico: sette fedeli, tre sacerdoti ed
il console onorario di Francia. "Il Signore – diceva – non
abbandona mai nessuno".
Fu
nell’agosto del 1938 che fece conoscenza con il nuovo ambasciatore della
Germania in Turchia, Franz von Papen, ex cancelliere del Reich. Istanbul,
allo scoppio della 2° guerra mondiale, era diventata un crocevia
strategico dei rapporti internazionale. In quel luogo incantevole che è
il Bosforo, Roncalli prega ardentemente. Si legge nel suo diario: "Dalla
finestra della mia camera, qui presso i padri gesuiti, osservo tutte le
sere un assembrarsi di barche sul Bosforo; spuntano a decine, a centinaia
dal Corno d’Oro; si radunano ad un posto convenuto e poi si accendono,
alcune più vivacemente, altre meno, formando una fantasmagoria di colori
e di luci impressionanti. Credevo che fosse una festa sul mare per il
Baraim che cade in questi giorni. Invece è la pesca organizzata delle
palamite. Grossi pesci che si dice vengano dai punti lontani del Mar Nero.
Queste luci durano tutta la notte e si sentono le voci gioiose dei
pescatori. Lo spettacolo mi commuove". Roncaceli pensa
anche al suo rapporto con von Papen e agli impegni rischiosi presi da
quest’ultimo a favore degli ebrei. Circa i rapporti tra Roncalli e von
Papen è però lo stesso l’ambasciatore tedesco che annotava tutto: "Andavo
a Messa da lui nella delegazione apostolica. Parlavamo del modo migliore
per garantire la neutralità della Turchia. Eravamo amici. Io gli passavo
soldi, vestiti, cibo, medicine per gli ebrei che si rivolgevano a lui,
arrivando scalzi e nudi dalle nazioni dell’est europeo, man mano che
venivano occupate dalle forze del Reich. Credo che 24 mila ebrei siano
stati aiutati a quel modo. Il 4 agosto 1944 dovetti lasciare il Bosforo,
richiamato a Berlino e Roncalli mi venne a salutare a Buyukada, la prima
stazione dopo il capolinea di Istanbul. Per venti minuti camminammo su e
giù per il marciapiede, tenendocii sottobraccio. Alla fine mi
inginocchiai e chiesi una benedizione. Avevo la netta sensazione che non
ci saremmo più rivisti perché gli Alleati mi avrebbero certamente
impiccato". In realtà von Papen si salvò, e proprio grazie all’intervento
in suo favore di Roncalli, nel processo di Norimberga. Di lui volle sempre
portare in tasca il rosario che gli aveva regalato. Come accennato, il 27
dicembre ’44 Roncalli lasciò per sempre la Turchia. In dieci anni di
permanenza non aveva mai avuto un’automobile. In città si spostava a
piedi, oppure con il tram.
(da "Il Papa buono "di Renzo Allegri ed.
Mondadori).
(da: "Giovanni XXIII. La fede e la politica" ed.
Laterza).