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 (Turchia
Oggi) – Roma, 7 mag – Nei giorni scorsi, e più precisamente in data 3
maggio, abbiamo dato notizia dell’approvazione in Turchia, da parte del
Parlamento, di un provvedimento sulle carceri ad emendamento dell’art.
16 della legge vigente. In definitiva venivano alleggerite le condizioni
di isolamento. Si scriveva in proposito che – grazie a questa nuova
normativa - i detenuti condannati per terrorismo potranno unirsi a quelli
cosiddetti <comuni> durante l’ora d’aria. Significativa la
dichiarazione rilasciata dal ministro della Giustizia turco, Hilmet Sami
Turk, a detta del quale questa legge "costituisce un passo importante
per risolvere il problema delle prigioni". Proprio ieri, nel momento
in cui il bilancio dei morti per lo sciopero della fame saliva a 22 e
altresì nel momento in cui si dava in notizia che in settimana si
dovrebbe decidere circa il dibattito parlamentare sulle prigioni, il
Guardasigilli ha ricevuto ad Ankara il presidente della Corte Europea per
i Diritti dell’Uomo, Luzius Wildhaber. Riportiano qui di seguito il
testo del provvedimento:
"Il sistema detentivo nelle prigioni turche,
basato su unità collettive, aveva mostrato di essere carente in
particolare per quanto riguarda la riabilitazione dei detenuti colpevoli
di terrorismo. Un monitoraggio di detto sistema suggeriva pertanto di
rivedere
la situazione creando un nuovo modello carcerario –
chiamato<F> - con lo scopo di riunire negli spazi addetti non più
di tre detenuti per ogni cella.
"La riforma nasceva soprattutto dal fatto che il collettivismo,
proprio perché basato sull’affollamento della popolazione carceraria,
impediva un efficiente controllo dei detenuti da parte delle guardie ivi
preposte e da parte dell’autorità amministrativa, favorendo anzi all’interno
del circuito il proselitismo e l’indottrinamento di nuovi adepti alla
causa del terrorismo anche attraverso veri e propri <lavaggi del
cervello> ad opera dei capi dell’eversione. Non è un mistero,
del resto, che il sistema carcerario molte volte può trasformarsi in un
<serbatoio> dal quale attingere nuove leve di simpatizzanti da
trasformare successivamente in terroristi o anche in criminali comuni.
Eversione e mafia sanno infatti come poter agire sui giovani, che sono
più deboli e quindi maggiormente influenzabili.
"La decisione del governo di rivedere la situazione nel suo insieme -
non solo con la creazione di spazi carcerari, di tipo <F>, che non
fossero più dormitori ma celle in regola con quelli che sono i dettami di
Strasburgo, ma anche con la formazione di gruppi di lavoro, di attività
sportive e letterarie ad emendamento dell’art. 16 della legge
antiterrorismo – scatenava però immediatamente la reazione dei
<vertici> delle organizzazioni terroristiche preoccupate di perdere
la loro autorità nei confronti dei detenuti. Di qui l’ordine impartito
a questi ultimi di cominciare uno sciopero della fame ad oltranza. Va
sottolineato in proposito come, ancor prima di dare inizio alla
costruzione dei nuovi edifici, una delegazione del <Comitato per i
Diritti dell’Uomo> (Cpt) - tra il 16 ed il 24 luglio scorso – si
fosse recata in Turchia per prendere visione dei progetti ministeriali. Da
un successivo rapporto della stessa <Cpt> si evinceva il parere
favorevole di quest’ultima alla riforma relativa ai penitenziari con
alcune raccomandazioni a carattere puramente edilizio e sulla scelta della
località peraltro accolte dal governo.
"Una seconda visita della delegazione <Cpt> avveniva tra
il 10 e il 16 dicembre 2000, questa volta però con lo scopo di porre fine
agli scioperi della fame che nel frattempo erano già iniziati.
Iniziativa, tra l’altro, che non aveva sortito alcun effetto giacché,
non solo i detenuti che avevano obbedito agli ordini dei loro capi non
desistettero dallo sciopero della fame ma anzi il fenomeno si andò ad
estendersi. Di qui il proposito della <Cpt> di ripartire dalla
Turchia. Il governo si vedeva allora costretto ad intervenire dando
disposizione alle forze di polizia di riportare l’ordine nelle carceri
che sembrava a questo punto compromesso. Cosa che avvenne tra il 19 e il
22 dello stesso mese, periodo nel quale i detenuti furono trasferiti nei
carceri di tipo <F>. Giacché però molti di questi
proseguivano nello sciopero della fame, sempre il governo arrivava alla
conclusione di invitare nuovamente in Turchia una delegazione <Cpt>
per trovare una soluzione al problema. Questa acconsentiva all’ulteriore
sopralluogo (10-15 gennaio 2001) al termine del quale rilasciava una nota
(29 gennaio) con alcune osservazioni di merito indirizzate all’Amministrazione
della Giustizia. Nella nota della <Cpt> si faceva riferimento: 1) al
completamento del processo relativo alla possibilità per i detenuti per
terrorismo di poter partecipare ad attività collettive (emendamento dell’art.
16 della legge anti-terrorismo); 2) al completamento del processo relativo
al monitoraggio sia delle mense sia del personale di polizia
penitenziaria; 3) ad un dettagliato rapporto sulla conduzione delle
carceri, sugli interventi compiuti nonché sulla situazione degli
scioperanti.
"Fermo restando che la delegazione <Cpt> in data 2 maggio 2001
ha ricevuto le riposte che attendeva, va precisato che le osservazioni di
cui sopra andavano nella stessa direzione del governo turco il quale, non
a caso, aveva già preparato una bozza di legge di revisione della
normativa anti-terrorismo. Bozza che sarebbe poi passata al vaglio del
Parlamento il 23 aprile.
"La cooperazione ed il dialogo del governo turco in fatto di
penitenziari include, naturalmente, il Parlamento Europeo. Su
iniziativa dello stesso Guardasigilli, il ministero della Giustizia ha
invitato una lettera a Bruxelles, al portavoce del Parlamento Europeo
signora Nicole Fontane, per invitarla in Turchia a visitare le carceri di
tipo <F>. La visita è stata fissata per il 6-8 giugno prossimi.
"Non va dimenticato, sempre a proposito di visite nei circuiti
penitenziari ed in seguito alla perdita di vite umane a causa del
protrarsi dello sciopero della fame, che una delegazione <Cpt> si
era recata in Turchia tra il 18 e il 21 aprile scorsi. Dopo un giro di
consultazioni con le autorità di Ankara, il <Cpt> aveva suggerito
un certo grado di flessibilità nella lettura dell’art. 16 della legge
anti-terrorismo raccomandando inoltre un rapido emendamento della legge n.
4422 del luglio 1999 che proibisce le visite nell’ora d’aria ai
condannati per atti eversivi.
"Le autorità di governo, ivi comprese quelle dell’Amministrazione
penitenziaria dello Stato, si rendono conto quanto sia necessario
provvedere alla riforma carceraria ma proprio perché il cammino non è
facile specie per quanto riguarda il terreno legislativo, si sono tenute
in dovere di consultarsi con tutte le forze anche non governative per
arrivare alla soluzione del problema; nella speranza - vista la buona
volontà e gli sforzi che si stanno facendo nel raggiungimento di questo
obiettivo - che cessi la campagna di stampa e non, in Turchia e all’estero,
su una pretesa richiesta di riforme che in realtà si sono messe in
cantiere da tempo ed in linea con i diritti dell’uomo. E’ assurdo che,
mentre i detenuti continuano con il loro sciopero lasciandosi morire, i
loro capi godano al contrario dei favori e dei privilegi da parte
di alcuni Paesi compiacenti".
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