Attualità

PARTENARIATO ED ALTRO

Euro_ParlamentoNicholson(Turchia Oggi) – Roma, 17 febb – La domanda è d’obbligo: riuscirà mai la Turchia ad entrare in Europa? Diamo noi la risposta: sì, entrerà. Però non saranno tutte rose e fiori perché sulla sua strada si frappongono in continuazione ostacoli. A metterceli quelli che, non se conoscono appieno i motivi, fanno il possibile per ritardare l’adesione di Ankara al Club dei <Quindici>. Un esempio recentissimo ci viene dalla tavola rotonda che si è tenuta a Strasburgo in Parlamento Europeo. Martedì scorso si discuteva della relazione dell’austriaco Hames Swoboda (Commissione Affari Esteri) relativa alla creazione di un partenariato nell’ambito della strategia di pre-adesione della Turchia. Ebbene se da un lato tutto l’intervento di Swoboda, davanti ad un folto gruppo di giornalisti, è stato favorevole all’ammissione di Ankara in Europa, se ugualmente la vice-presidente della Commissione, baronessa Nicholson of Winterbourne (Eldr), è parsa adeguarsi in tutto e per tutto alla impostazione del relatore, dall’altro si è visto una ferma opposizione tanto da parte del presidente del gruppo confederale della Sinistra europea, M. Francis Wurtz (Gue), quanto da parte di uno dei componenti la Commissione stessa, generale Morillon (Ppe). Si dirà: ma questi ultimi sono francesi e – dato l’attrito tra Parigi ed Ankara per le note questioni sull’Armenia – non ci si poteva attendere una diversa impostazione. A noi, per la verità, è parso di capire che i preconcetti dell’uno (Wurtz) e dell’altro (Morillon) nei confronti della Turchia fossero precedenti al voto dell’Assemblea Nazionale e alla reazione di Ankara. E questo la dice lunga. Ma andiamo con ordine, partendo proprio da Swoboda e dal presunto <genocidio armeno>. "Tutti dovrebbero mirare – ha sottolineato il relatore - a guardare la Turchia sotto un diverso aspetto per evitare eventuali crisi. Un altro sviluppo sarebbe illogico e controproducente. Ciò ci porta al discorso sugli armeni e sui curdi. Non è compito del Parlamento o dei politici valutare gli avvenimenti storici che si sono prodotti cento anni fa. Un massacro non è una <pulizia etnica> quindi non so se i politici possono davvero essere degli storici così accurati tali da aver studiato in maniera approfondita la questione e gli avvenimenti stessi. La reazione della Turchia, adesso, non contribuisce poi a migliorare certo la situazione". Swoboda ha poi proseguito affermando che si sarebbe potuto evitare tutto questo se si fosse data gli studiosi turchi la possibilità alcuni mesi fa di dare un loro contributo alla ricerca della verità mettendoli a confronto con studiosi indipendenti. Il relatore, su questo punto, ha insistito parecchio: "Il compito di analizzare gli avvenimenti storici spetta essenzialmente ed in primo luogo agli storici. Solo in un secondo momento possono entrare i politici ma sulla base di quello che hanno stabilito i primi. Tra l’altro, oggi come oggi, è controproducente per la comunità armena in Turchia agire come agiscono alcuni Paesi europei. Le lobbies che spingono in questo senso non sono affatto interessate alla sorte della comunità armena tanto più che i problemi nei rapporti con la Turchia sono molto più variegati di quanto lo fossero in passato. Ciò nonostante spero che queste difficoltà non rallentino gli sviluppi futuri ma piuttosto venga trovata la soluzione più produttiva e più utile, la più sostenibile per risolvere la questione Armenia". Ecco, questo è il pensiero di Hames Swoboda, presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo. Uno Swoboda più che mai favorevole al partenariato. "Questa mia opinione – ha rimarcato ancora il relatore – deve essere condivisa anche da tutti i difensori dei diritti dell’uomo. Chi sostiene una tesi diversa intende difendere anche interessi diversi". Ma cosa significa partenariato? Lo ha spiegato lo stesso Swoboda: "Significa creare i presupposti per avviare i negoziati per l’adesione, significa agevolare il lavoro delle forze che in seno alla Turchia cercano di promuovere l’europeizzazione e l’occidentalizzazione del Paese". In proposito ci si interroga quando potranno avere inizio questi negoziati. "Quando – ha detto il relatore – tutti i presupposti saranno realizzati come è avvenuto ad esempio per la Slovacchia. Una volta soddisfatte queste condizioni i negoziati saranno avviati immediatamente. Quello che conta è che i turchi non devono essere scoraggiati. La Turchia continua ad avere un ruolo importante per l’Unione Europea, anche a causa della posizione geografica. La Turchia è fondamentale, oltretutto, per quanto riguarda i rapporti con i movimenti fondamentalisti ed integralisti e lo è anche dal punto di vista economico. Ribadisco però che i criteri politici debbano essere soddisfatti prima dell’apertura dei negoziati".

GLI ANTEFATTI (ATTI DELLA COMMISSIONE EUROPEA)

UE e Turchia"Il 13 dicembre 1999 il Consiglio Europeo di Helsinki ha raccomandato che alla Turchia fosse concesso lo status di Paese candidato all’adesione all’UE. In tal modo si è tenuto conto dei progressi compiuti dalla Turchia in questi anni dal punto di vista politico ed economico. L’importanza economica della Turchia per l’UE è considerevole. Nel 2000, per esempio, le importazioni turche provenienti dall’Unione Europea hanno rappresentato il 52.9% mentre le esportazioni verso l’UE sono ammontate al 53.1%. Il Consiglio Europeo ha deciso inoltre di istituire un partenariato per l’adesione nonché un quadro finanziario unico, al fine di aiutare la Turchia a soddisfare i criteri definiti in occasione del Consiglio Europeo di Copenaghen. La presente proposta di regolamento definisce il quadro unico per l’aiuto finanziario nonché l’istituzione di un partenariato di adesione con la Turchia"

 

VALUTAZIONE DEGLI ASPETTI FINANZIARI DELLA PROPOSTA

euro"Il riconoscimento da parte del Consiglio Europeo di Helsinki della Turchia quale candidato all’adesione con pari diritti ha comportato l’istituzione di un quadro finanziario unico per aiutare il Paese a soddisfare i criteri di Copenaghen. La presente proposta dovrebbe quindi essere esaminata nella stessa ottica del quadro finanziario previsto per gli altri candidati. Pertanto, il relatore per parere esprime, in linea di principio, soddisfazione per la proposta di regolamento presentata. Le linee di bilancio B7-410 per MEDA, B7-4035 per l’attuazione di azioni volte a potenziare l’unione doganale CE-Turchia e B7-4036 per l’attuazione di azioni finalizzate allo sviluppo economico e sociale della Turchia dovrebbero essere esaminate nel loro insieme e gestite in vista dell’attuazione del partenariato per l’adesione. La Commissione prevede per i prossimi anni un importo annuale di 177 milioni di euro, di cui 127 milioni corrispondono alla parte spettante alla Turchia a titolo del programma MEDA, 45 milioni per la promozione della coesione economica e sociale (B7-4036) e 5 milioni per il sostegno dell’Unione doganale. Nel progetto preliminare di bilancio 2001 la Commissione ha creato un nuovo capitolo B7-05 per la strategia di preadesione a favore della Turchia, che figura al titolo B7-0 (Strategia di preadesione) insieme alle linee di bilancio in cui sono iscritti gli stanziamenti a favore degli altri Paesi candidati. Questa ristrutturazione del bilancio è stata approvata dal Consiglio nel suo progetto di bilancio e dal Parlamento nel corso della prima lettura. Inoltre, le Prospettive finanziarie allegate all’accordo interistituzionale del 6 maggio 1999 comprendono la rubrica 7 "Aiuto di preadesione" per i 10 Paesi candidati dall’Europa centrale e orientale. Il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta della Commissione, nel senso delle conclusioni del Consiglio europeo di Helsinki del dicembre 1999 sul processo di allargamento, un nuovo regolamento relativo agli aiuti a favore di Malta e di Cipro, che rientrano attualmente nelle azioni di cooperazione con i Paesi mediterranei previste nella rubrica 4, alla fine di classificare questi aiuti come aiuti di preadesione. Nella sua proposta di revisione delle Prospettive finanziarie (COM-2000-262), la Commissione ha proposto, nell’interesse di una presentazione coerente del quadro finanziario, di assegnare gli stanziamenti previsti per lo strumento di preadesione di Malta e Cipro alla rubrica 7 delle Prospettive finanziarie. Ciò era stato chiesto dal Parlamento già nella discussione sul bilancio 2000 nonché in occasione dell’elaborazione dell’accordo interistituzionale. Conformemente alla posizione finora adottata dalla Commissione per i bilanci e dal Parlamento Europeo sarebbe logico, all’indomani del Consiglio Europeo di Helsinki, classificare anche l’aiuto di preadesione a favore della Turchia nella rubrica 7 delle prospettive finanziarie. Ciò darebbe altresì conforme alla richiesta formulata dalla relatrice generale per il bilancio 2001 nel suo documento di lavoro n.3 del 13 aprile 2000".

 

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