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Nagorno-KarabakhArmenia(Turchia Oggi) – Roma, 15 dicembre – La proposta di Carey Cavanaugh, presidente vicario del <Gruppo Minsk> dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce), di affidare alla Turchia il ruolo di mediatore tra Azerbaycan ed Armenia per una soluzione del problema Nagorno-Karabakh, è stata respinta da Erevan. Esplicito il "no" del presidente della Commissione Estera del Parlamento armeno, Ovanes Ovanisyan, a detta del quale Ankara nelle sue decisioni non sarebbe imparziale essendo palese la sua simpatia per Baku. In realtà, mai come in questo momento Erevan pecca in malafede. La Turchia – a parte quelli che sono i suoi interessi economici con l’Azerbaycan – in questi anni non ha mai parteggiato per quest’ultima avendo cercato anzi di fare sempre una politica di neutralità. Purtroppo sarà difficile sanare una incomprensione (quella tra Ankara ed Erevan), se qualcuno si ostina a tenere la porta di casa chiusa. Un esempio plateale viene dalla questione relativa al cosiddetto <genocidio armeno> che Erevan vuole a tutti i costi portare davanti ai Parlamenti di mezzo mondo. Ecco che cosa ne pensa <The Washington Times> (articolo di Don Feder pubblicato il 27 novembre scorso dal titolo: Turchia, bersaglio dell’Ue):

 

FederThe Washington Times"L’Europarlamento esige che la Turchia ammetta il genocidio commesso da parte dell’Impero Ottomano contro gli armeni 85 anni fa. Sono sciocchezze, tra l’altro controproducenti, tipiche degli europei che per queste iniziative non si smentiscono mai.

"La Risoluzione sul genocidio degli armeni è stata votata tanto dal Parlamento italiano che da quello francese. Strano che quest’ultimo mentre si dava da fare sul caso Armenia, trascurava di trattare un argomento che più avrebbe dovuto starle a cuore, vale a dire la complicità del governo di Vichy in quello che è stato definito nella stessa Francia un <genocidio>.

"Riflettendo sulle conseguenze di quanto successo, c’è da domandarsi se non si sia corso un grosso rischio: quello di perdere l’amicizia di un Paese per noi estremamente importante ai fini della sicurezza dell’Occidente. Tradotto, significa non avere avuto buon senso.

" Gli armeni sono fermi sul principio che, durante la I° Guerra Mondiale, i turchi ottomani massacrarono un milione e mezzo di loro connazionali in maniera barbara e scientemente. Insomma, un vero e proprio <Olocausto>. I turchi, per la verità assai più sensibili degli armeni quando si parla di vittime e di morti, dal canto loro obiettano che l’obiettivo del governo del tempo era solo quello di trasportare gli armeni in altre terre e non di volerli sterminare. Si erano accorti, infatti, che tra le tante etnie che componevano l’impero e delle quali si servivano, quella armena si era alleata dall’interno con il nemico russo.

"Atrocità ne sono state commesse da entrambe le parti. Quindi anche dagli armeni. Nella fattispecie dai partigiani che volevano creare un loro territorio autonomo e da questo cacciare i turchi.

" Circa le atrocità contro i civili armeni vale la pena riportare quanto scritto dal giornalista Bruce Fein: <Quando ne ebbero l’opportunità, anche gli armeni massacrano senza misericordia i turchi…. La guerra non ha pietà>. E del resto se ufficiali turchi e soldati sbandati si comportarono violentemente, è dimostrato che il governo centrale ottomano avesse ordinato al suo esercito solo lo spostamento degli armeni da un territorio all’altro.

"Come gli ebrei, anche gli armeni hanno sofferto. E non solamente nel 1915 ma fin dall’antichità. Come che sia, non può essere la classe politica a stabilire chi siano stati i responsabili di atrocità commesse, e se commesse e quanto grandi. Questo è lavoro degli storici.

"La presa di posizione dell’UE arriva proprio nel momento in cui Ankara negozia il suo ingresso nell’Unione. Ne consegue che, da una parte offre maggiore forza a partiti quali quello islamico (per un breve periodo è stato anche al governo), dall’altra invece indebolisce gli eredi di Kemal Ataturk che vorrebbero una nazione sempre più vicina all’Europa.

"Turchia ed Israele sono le uniche democrazie nel Medio oriente. La Turchia, oltre tutto, è l’unica nazione ad avere una popolazione a maggioranza musulmana ed un governo laico. La Turchia, ancora, situata strategicamente a cavallo tra Europa, Asia ed Oriente, confina con l’Irak, con l’Iran e la Siria contribuendo a mantenere lo status quo nella regione. Il suo esercito è il secondo della Nato. Da mezzo secolo è un alleato fedele degli Stati Uniti, disponibile a soccorrerlo con le sue forze. Lo è stato in Corea fino alla guerra del Golfo. Nel palazzo di Vetro, il voto di Turchia e Stati Uniti vale più di quello di Francia ed Italia.

"La Turchia, inoltre, intrattiene relazioni amichevoli con un Paese che ha disperatamente bisogno di alleati fedeli. Israele è il maggior partner commerciale. I piloti israeliani si addestrano negli spazi della Turchia.

"I turchi, persone molto orgogliose, sono comprensibilmente indignate quando la loro nazione viene paragonata alla Germania nazista. La questione, pertanto, va oltre il semplice discorso accademico.

"Tra il 1973 3 il 1985, ben 47 diplomatici turchi sono stati assassinati dai gruppi terroristici armeni. La tragedia del 1915 altro non è che una scusa per giustificare questi atti violenti.

"La Turchia si vede puntare il dito contro dall’Occidente anche per la questione del Partito dei lavoratori del Kurdistan. Dimenticando che il Pkk ha assassinato quasi 30 mila turchi, molti dei quali civili. Eppure Ankara non rivendica scuse.

"Per l’Occidente le giustificazioni storiche sono emozioni catartiche. Il presidente Clinton non avrebbe neppure il tempo di abbassare le palpebre se dovesse esprimere il rimorso degli americani per la schiavitù ed altro.

"La verità è che la Turchia non può autoflagellarsi di fronte a questi attacchi in un momento in cui sta lottando per modernizzarsi e al tempo stesso per tenere fede alla sua identità. La storia non è fatta dalle lobby politiche. La politica, semmai, deve servire come strumento di prudenza. Danneggiare una relazione, strategica e vitale, con un Paese amico - in virtù di una tragedia - non è un buon affare.

"Il popolo che raggiunse da conquistatore il cuore dell’Europa, adesso protegge il fianco meridionale della stessa. Allontanarsi da questo non è interesse di nessuno".

 

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