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ROMA , 29 Novembre 2000 Spett.le COMUNE DI PADOVA ANTICIPATA A MEZZO FAX:049 8204503 Spett.le STUDIO LAVIA Oggetto : PADOVA – CONVEGNO INTERNAZIONALE"I GIUSTI CONTRO I GENOCIDI DEGLI ARMENI E DEGLI EBREI"
L’Unione di Amicizia Italia - Turchia, avuta notizia dell’organizzazione in Padova, per i giorni 30 Novembre-2 Dicembre 2000,di un convegno internazionale in cui verrà trattato, tra gli altri, l’argomento del cosiddetto "genocidio del popolo armeno", non può esimersi dall’esprimere il proprio rammarico per il mancato invito di un relatore turco ai lavori, che avrebbe consentito una maggiore obiettività al tanto delicato controverso argomento che sarà in discussione. Saremmo pertanto graditi se fosse possibile che il vostro studio che costituisce la segreteria organizzativa del convegno internazionale desse lettura del documento che qui di seguito uniamo. Dal vostro programma , abbiamo notato che vi definite con il termine di "giusti" e che il convegno è giustamente intitolato "Padova: città dei giusti". E altresì evidente che i lavori tenderanno ad individuare analogie tra il genocidio degli ebrei e il presunto genocidio degli armeni. Per essere "Giusti" dovreste però essere aperti a diverse opinioni , anche opinioni contrastanti sul tema degli armeni. Tuttavia notiamo che le personalità che terranno le relazioni in programma sono in gran parte di origine armena e pertanto possiamo ritenere che sosterranno le tesi di condanna al governo turco pur non ignorando che si trattava all’epoca del governo ottomano. Ma ciò che è ancor più sorprendente è che il vostro convegno parlerà del genocidio degli ebrei e che sull’argomento interverranno anche delle personalità ebraiche. Tutto il mondo particolarmente i paesi europei sanno molto bene che gli ebrei deportati dalla penisola iberica durante le persecuzioni del 1492, non riuscirono a trovare rifugio in nessuno dei cosiddetti "paesi civili europei" ,ma dopo un lungo ed estenuante viaggio riuscirono a raggiungere l’impero ottomano e la loro salvezza personale. Gli ottomani infatti furono gli unici ad offrire protezione a quelli ebrei del 15° secolo accogliendoli nel loro territorio. Eventi simili accaddero anche durante la seconda guerra mondiale, quando i consoli generali della Turchia ,in tutta l’Europa , rilasciarono dei passaporti turchi agli ebrei per offrire la loro salvezza, mettendo a repentaglio le proprie vite , rischiando cosi personalmente di subire le rappresaglie dei nazisti per quelle iniziative umanitarie. Per quanto riguarda il cosiddetto "genocidio armeno" ci chiediamo perché mai gli armeni non menzionino i motivi per cui accaddero eventi cosi drammatici considerando il fatto che i turchi e gli armeni convissero in pace per otto secoli. Dovremmo ritenere che forse i turchi uscirono di senno e divennero all’improvviso dei mostri? Gli armeni vivevano in tranquillità , occupandosi dei loro affari , o stavano tramando qualche atrocità? Perché nessun armeno riesce a spiegare cosa diede luogo a ciò che è successo? Perché , quando On. Sandra Fei ha presentato una mozione alla Camera Dei Deputati per fare in modo che la questione fosse esaminata in termini scientifici ,ha ricevuto delle minacce ed è stata costretta a ritirare la mozione? Per caso gli armeni hanno paura della verità oppure stanno nascondendo dei fatti che andrebbero svelati all’opinione pubblica mondiale?Noi dovremmo ritenere che questi tali atteggiamenti non sono conformi al termine "giusti" , utilizzato da voi per il titolo della conferenza. I turchi non negano il fatto che ci siano stati in quegli anni eventi infelici causati dalle reciproche attività ostili .I turchi riconoscono che ci furono armeni uccisi durante la guerra tra l’Impero ottomano e la Russia zarista ma sostengono anche che ci furono turchi uccisi dagli armeni e sepolti nelle fosse comuni già molto prima del 1915. Sono questi motivi per cui gli armeni non auspicano una ricerca storica – scientifica imparziale. I turchi sono un popolo dignitoso. Non possono accettare e non accetteranno mai una sentenza unilaterale che li condanni ad una disumana atrocità, denominata "genocidio", che non hanno commesso. Questo termine è inaccettabile tanto dai turchi di ieri quanto a meno che mai dal popolo della Repubblica turca di oggi. Perciò, poiché nel vostro convegno non sarà presente un rappresentante turco, vi chiediamo gentilmente di dare prova di essere "giusti", leggendo questa lettera al pubblico unitamente al documento allegato. Nell’augurio che il convegno abbia successo, in termini di "giustizia" porgiamo i nostri saluti.
IL PRESIDENTE FRANCO NOBILI E COMITATO DIRETTIVO All. :c.s. 3
UNIONE DI AMICIZIA ITALIA TURCHIA PIAZZA DELLA REPUBBLICA,56 – 00185 ROMA
AFFERMAZIONI DEGLI ARMENI ED EVENTI STORICI
ACCUSE DI GENOCIDIO : Il preteso" genocidio" a cui si riferiscono gli armeni , non è altro che un crimine ben definito soggetto alla "Convenzione per la prevenzione e repressione del crimine del genocidio". La convenzione fu approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tramite la risoluzione del 9 dicembre 1948 e divenne effettiva l’11 gennaio 1951.Anche la Turchia la sottoscrisse e la ratificò . La definizione del crimine di genocidio contenuta nella Convenzione si basa sui seguenti elementi:
Questa rilevante descrizione aiuta a fare distinzione tra il genocidio ed altre forme di omicidio. L’omicidio diventa genocidio quando l’intento latente od apparente di arrecare distruzione fisica è indirizzato contro i membri di qualsiasi gruppo nazionale , etnico , razziale o religioso , per il semplice fatto che appartengono a quel certo gruppo. Il concetto di quantità di elementi uccisi acquisisce un significato , solo quando si può provare l’esistenza di tale "intenzione" contro un certo gruppo. Per cui , prima di parlare di genocidio , bisognerebbe studiare la storia oggettivamente e allora ci si renderebbe conti dell’inesistenza di tale "intenzione".
ANALISI DEI FATTI Un’analisi degli eventi storici di tre distinti periodi ci permetterà di trarre le giuste conclusioni sulle affermazioni degli armeni. Il primo periodo comprende gli otto secoli , dall’ XI alla seconda metà del XIX secolo. In questo lungo periodo , i turchi e gli armeni dell’Anatolia convissero pacificamente , un evento alquanto eccezionale. Tuttavia , questo evento non fu riportato negli annali di nessun paese al mondo. Nonostante avessero una lingua , una religione ed una cultura diverse , riuscirono a convivere in pace e in armonia.Il motivo principale di questa coesistenza pacifica è da trovarsi nella singolare tolleranza che i turchi ebbero verso altri gruppi etnici nel corso della storia. Il secondo periodo comprende gli incidenti del 1915 , accaduti durante la prima guerra mondiale. Nel 1915 , l’Impero ottomano era impegnato su diversi fronti: ad ovest , nei Dardanelli combatteva contro gli attacchi delle forze alleate , mentre ad est l’Impero era minacciato dall’invasione dell’esercito della Russia zarista. Durante tutta la seconda metà del XIX secolo , la Russia fu la prima tra le grandi potenze ad interessarsi alla questione armena. Principalmente , questo paese mirava ad accelerare la disintegrazione dell’Impero Ottomano. Per cui, durante la guerra , la classe governante russa si fece portatrice della causa armena , con lo scopo reale di devastare le linee di difesa ottomane e l’esercito russo si alleò coi ribelli armeni , compresi i soldati armeni dell’Impero Ottomano. I leader della rivolta armena avevano bisogno di questa alleanza per l’ottenimento dell’indipendenza nazionale. Mentre agli occhi degli ottomani si trattò di tradimento. Questa guerra fu caratterizzata da interruzioni , rivolte , rappresaglie ed uccisioni. Dopo svariati avvertimenti ai leader armeni , il governo ottomano si trovò a dover prendere delle decisioni difficili: 1)trasferire i soldati armeni da truppe impegnate nel fronte a truppe non coinvolte direttamente negli scontri; 2)evacuare la popolazione armena dalla zona delle operazioni nell’Anatolia orientale e trasferirla al nord dell’attuale Siria che a quei tempi apparteneva ancora all’Impero. Successivamente vennero adottate delle misure atte a proteggere le truppe e l’esercito durante i loro rifornimenti. Fu un trasferimento doloroso che vide la popolazione armena attraversare zone montagnose e aride in condizioni deplorevoli. A quei tempi i mezzi di trasporto scarseggiavano e chi doveva trasferirsi da una zona all’altra doveva percorrere lunghe distanze a piedi e di conseguenza fare fronte agli attacchi delle tribù sfuggite al dominio dello Stato. Inoltre le epidemie e le carestie abbondavano , colpendo sia i cittadini che i soldati dell’esercito. La classe al potere era troppo impegnata ad eseguire gli ordini del governo , per preoccuparsi di proteggere i nuovi arrivati , e tutto questo non fece altro che aggravare le circostanze sfavorevoli di questi ultimi. In poche parole , in quei giorni si viveva una tragedia in quella zona dell’Anatolia , una tragedia comune , che causò molta sofferenza e molte vittime da entrambe le parti.
Tuttavia , questa tragedia non può essere definita come un genocidio , in quanto manca di un elemento essenziale: "l’intenzione di distruggere" , come viene riportato sulla "Convenzione sulla prevenzione e repressione del crimine del genocidio". Fu il risultato di una guerra , di un conflitto armato ,un’azione legittima di autodifesa , nel cuore di un impero in sfacelo minato dal disordine e dalla disorganizzazione. Dall’altro canto rimasero illesi gli armeni che non presero parte del conflitto armato e quelli che si stabilirono nei grandi centri abitati come Istanbul e Smirne. Gli eventi storici del terzo periodo in cui si susseguirono tre generazioni di armeni , dimostrano come le accuse di un "genocidio armeno" siano in piena contraddizione con gli attuali rapporti pacifici tra la popolazione turca e la minoranza armena . Per comprendere ciò , sarebbe opportuno paragonare i destini delle tre generazioni di armeni vissuti all’estero con quelli degli armeni della Turchia. La prima generazione consiste di coloro che soffrirono e dovettero lasciare l’Impero Ottomano. I parenti di questa generazione furono le vittime della prima guerra mondiale. Reagirono con un sentimento di vendetta , dimenticando che le loro sofferenze erano state causate dal loro tradimento verso l’Impero, e che comunque non erano stati gli unici a soffrire nel conflitto. Cosi , alcuni di loro organizzarono degli atti di terrorismo contro gli ufficiali ottomani. La seconda generazione di armeni residenti all’estero si integrò molto bene nella società, ed in questo modo fecero carriera a migliorare il proprio tenore di vita. La terza generazione di armeni residenti all’estero fece ancora una volta ricorso alla violenza per asserire la propria identità nazionale. Il loro obiettivo era quello di fare in modo che il passato non fosse dimenticato e inoltre di ostacolare l’integrazione progressiva degli armeni nel loro nuovo ambiente. Questi giovani armeni , quindi, scelsero la via più semplice , quella della violenza e del terrorismo. La terza generazione degli armeni residenti in Turchia non ebbe mai una crisi di identità , poiché poté mantenere le sue caratteristiche etniche , come accadeva durante la coabitazione pacifica , ai tempi dell’Impero Ottomano. Inoltre , i loro diritti di minoranza religiosa erano garantiti da un trattato internazionale: il Trattato di Losanna , sottoscritto nel 1923 e di cui l’Italia è paese firmatario. Gli armeni di Turchia non presero mai parte in atti di violenza , nè si lamentarono delle proprie condizioni di vita. L’insegnamento nelle scuole armene e la celebrazione di riti religiosi armeni in chiese armene sono tuttora permessi. Tuttavia , ci sono ancora persone che continuano a parlare di un" genocidio" accaduto ottantacinque anni fa. Perché ? Perché il genocidio è " un crimine contro l’umanità". Parlando di genocidio è molto facile influenzare l’opinione pubblica mondiale , mobilitarla contro uno stato , una nazione o un popolo. Alcune persone preferiscono travisare la storia e chiamare genocidio quello che invece fu una tragedia umana condivisa da due popoli in circostanze di guerra. Questo serve loro da pretesto per accusare i turchi e per minare la loro dignità di fronte all’opinione pubblica mondiale. |