Attualità![]()
WALL STREET JOURNAL:
"BASTA
OSTACOLARE LA TURCHIA"
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"L’Europarlamento, e prima ancora il Senato francese, ha votato una <risoluzione> per sollecitare la Turchia a riconoscere ufficialmente il cosiddetto genocidio degli Armeni compiuto prima che fosse costituito il moderno Stato della Turchia. Forse lo stesso Europarlamento dovrebbe sollecitare la Grecia a riconoscere ufficialmente la sua invasione della Turchia, subito dopo la I° Guerra Mondiale, e a presentare le sue scuse. Francia ed Inghilterra, per parte loro, dovrebbero comportarsi non diversamente visto e considerato che, con il Trattato di Sevres del 1920, di fatto consegnarono la maggior parte dell’Armenia storica ai Soviet. Come dimenticare gli orrori che seguirono. "Queste osservazioni non sono fatte certo per diminuire, nel corso del primo conflitto mondiale, le responsabilità circa le deportazioni in Siria e Palestina ad opera dell’esercito ottomano di 600 mila armeni. Ma da qui a sostenere che la maggior parte di questi morti sia da addebitare ad una politica di sterminio, intesa come eliminazione scientifica di una etnia, ce ne passa. Una cosa invece è sicura: richiamare alla memoria e al senso della giustizia fatti storici del passato, non ha nulla a che vedere con la strategia di allargamento dell’Unione Europea. "Sono cose da pazzi! "Ci si sente in dovere, a questo proposito, di invitare l’Europa a guardare gli Stati Uniti e ad imitare il loro esempio. Il presidente Bill Clinton nel mese di ottobre annullò infatti una <risoluzione> del congresso che era simile all’emendamento in questione dell’Europarlamento. Come quest’ultimo, la <risoluzione> Usa aveva una valenza politica in funzione del voto presidenziale del 7 novembre e degli elettori armeno-americani. Solo che detta <risoluzione>, se fosse stata approvata in Congresso, avrebbe – oltre che offeso i sentimenti del popolo turco – compromesso le relazioni tra Stati Uniti e Turchia con buona pace degli interessi strategici dei primi nei confronti della seconda. Un comportamento che, per le sue conseguenze, nessuna Amministrazione americana avrebbe rischiato di tenere oltre tutto quando si tiene presente che la Turchia - il più fedele alleato dell’Occidente – rappresenta l’unica democrazia secolare musulmana in Medio Oriente. "Ne deriva che l’UE avrebbe dovuto muoversi più saggiamente, adottando la giusta politica per avvicinarsi sempre più alla Turchia. Come dimenticare infatti che, se non ci fosse stata la Turchia, l’Unione Sovietica avrebbe dominato il Mediterraneo? Come dimenticare che è la Turchia a tenere a freno il fronte degli integralisti islamici? Come dimenticare che, per non venire meno ai suoi impegni, la Turchia è stata costretta a mettere in campo il secondo più forte esercito della Nato?. "Succede invece che l’UE, non solo mostra di avere scarso riconoscimento (e consapevolezza) dei sacrifici compiuti dai turchi per mantenere lo status quo nella regione, fare in realtà <il lavoro sporco dell’Europa>, ma sembra che provi piacere trovando ogni scusa per "castigare" il suo vicino. Questione armena a parte, un momento infatti si prende la scusa di Cipro, un momento quello dei curdi, della pena di morte, delle acque dell’Egeo, dei diritti umani. Circa questi ultimi la Turchia comunque deve fare di più se vuole entrare nell’UE. Per questi, bene inteso, non per altre cose. L’Unione Europea, tra l’altro, deve ricordare che l’invasione di Cipro da parte dell’esercito di Ankara, a protezione della minoranza turca, contribuì alla caduta della giunta militare greca nel 1974. "In quanto ai difensori dei diritti dei Curdi, farebbero bene a ricordare e a riconoscere che la Turchia fu costretta ad intraprendere una guerra contro una organizzazione curda che si era sollevata con armi, spinta dalla stessa ferocia e dalle stesse mire totalitarie che avevano avuto i Khmer rossi in Cambogia. "Quelli che gridano contro la pena di morte in Turchia sappiano che sentenze capitali non vengono applicate da dieci anni e che non è stato giustiziato neppure il capo della guerriglia (Pkk), Abdullah Ocalan, dopo che fu catturato. "Per questo e per altro ancora, la Turchia merita di essere apprezzata ed incoraggiata. "L’adesione della Turchia all’Europa sarebbe a vantaggio di entrambe. Ovvio che i turchi vi vogliono entrare a pieno titolo specie per quanto riguarda i mercati. Bruxelles dovrebbe approfittare del basso costo del lavoro in Turchia allo stesso modo come si comportarono, attraverso <Nafta>, gli Stati uniti con il Messico. Ma ancora di più: una Turchia più ricca, quale potrebbe diventare con la sua appartenenza all’UE, si tradurrebbe in una minore emigrazione dei turchi versi i Paesi della Comunità. Senza contare che, quanto prima, l’Europa avrà bisogno dei nuovi mercati che la Turchia le offre, come si legge nelle relazioni di molti manager. "Sono tanti i motivi che ci rallegrarono quando la candidatura di Ankara per entrare in Europa fu accettata al vertice di Helsinki nel dicembre scorso. Fu allora una dimostrazione spontanea della <ragion di Stato> europea. In quell’occasione c’era tutta la buona volontà di accantonare prevenzioni e vecchie nozioni derivanti dal <Cristianesimo>. Sarebbe quindi controproducente se si forzassero i turchi a prendersi responsabilità per atrocità commesse quando il Paese non era ancora Repubblica. E anche se questi fatti fossero provati, a chi gioverebbero? (n.d.r: cui prodest?). "Se la Turchia dovesse rivedere il suo atteggiamento nei confronti dell’Europa, questa non potrebbe che piangere sul latte versato e per le eventuali conseguenze". |