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TURCHIA

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No all'accordo con il Fondo Monetario

Giovedì, Marzo 11, 2010
ROMA - Ice Istanbul
Foto - archivio Internet

Dopo il no de-facto all'accordo con il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), la Turchia si raccoglie al proprio interno e reagisce abbastanza compostamente e quasi univocamente - soprattutto fra le fila imprenditoriali - a favore della decisione del Governo di non continuare, nello specifico, la negoziazione con i responsabili di Washington.
La Turchia e l' Fmi, avevano iniziato a parlare nel 2008 del possibile nuovo prestito appena dopo la scadenza di quello di 10 miliardi di dollari, si era parlato più volte di un nuovo accordo che avrebbe dovuto oscillare fra i 20 ed i 30 miliardi di dollari della durata fra i diciotto o massimo ventiquattro mesi, ma nel momento più aspro della crisi economica ed a cavallo delle elezioni municipali, più volte il premier Recep Tayyip Erdogan e diversi ministri economici, avevano sottolineato con fermezza che il Paese si stava dimostrando solido sia dal punto di vista finanziario, che industriale e che l'accordo con l'Fmi non era necessario (si ricorda che la Turchia deve all'Fmi ancora 8 miliardi di dolllari in scadenza 2013).
Ora due anni dopo, con lo stesso Fmi che dichiara in questi giorni che l'economia turca ha saputo ben rispondere complessivamente alla grave crisi economica e finanziaria del 2008/2009, il Primo Ministro ed il ministro dell'Economia Ali Babacan, hanno buon gioco nell'affermare che la Turchia ora non ha veramente piu' bisogno del prestito ...Noi non abbiamo alcuna necessità di firmare un accordo con l'Fmi. La Turchia ha dimostrato di sapere camminare sulle proprie gambe attraverso adeguate politiche economiche e fiscali... Noi continueremo la nostra strada fatta dai nostri programmi (Programma di Medio Termine).... Gli imprenditori , che in alcuni momenti avevano (p.e. la Tusiad) invece apertamente sostenuto un prestito dell'Fmi ritenendolo essenziale per sostenere la difficile congiuntura, ora - a vario livello e titolo e attraverso le più svariate associazioni - si dichiarano più o meno in linea con la posizione del Governo evidenziando che i considerevoli profitti del sistema bancario locale, abbinati ad una ripresa in corso del ciclo economico (esportazioni in robusta crescita, produzione industriale in aumento, upgrading delle principali agenzie di credito, etc.) rappresentano degli ancoraggi forti su cui basare il processo di sviluppo della Turchia nei prossimi anni
 Anche a livello borsistico e finanziario, non vi sono stati - sino ad oggi - particolari riflessi negativi, segnali pertanto ben chiari - secondo gli analisti - che il Paese può affrontare questa fase senza indebitarsi ulteriormente con le istituzioni finanziarie internazionali. Vi è però e deve essere posta in evidenza una corrente di pensiero, che sottolinea il fatto che i prossimi due, tre anni, saranno caratterizzati ancora da scarsi investimenti esteri (non piu' di 8/10 miliardi l'anno contro i circa 20 del 2007 ed i 18 del 2008), esportazioni non più in costante ed esponenziale aumento, evasione ed elusione fiscale al 40% del Pil, disoccupazione soprattutto giovanile che non cala sotto il 15% (in alcune aree del paese la disoccupazione si ricorda è però al 30%), spesa dei Comuni fuori controllo (p.e Istanbul ?), incertezza sul processo di adesione all'UE, profondi squilibri socio-economici del paese, etc.
Questi fattori, che influenzano ed influiranno - anche strutturalmente - sull'andamento dell'economia turca, sono ritenuti - da alcuni analisti - da tenere assolutamente sotto controllo e che un accordo con l'Fmi avrebbe certamente aiutato tutta la comunità politica, economica e finanziaria del Paese a non dimenticare questi aspetti.

 
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