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TURCHIA
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FINANZA  Approntati nuovi strumenti.....

mercoledì, Giugno 19, 2013
ISTANBUL - AnsaMed
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La Mezzaluna cerca di diversificare il proprio indebitamento di-
ventando al tempo stesso una delle economie più dinamiche.....

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La Turchia cerca di incrementare i legami politici e commerciali con il Golfo e i Paesi arabi e diversificare il proprio indebitamento diventando al tempo stesso una delle economie più dinamiche del mondo musulmano attraverso lo sviluppo della finanza islamica.
L'obiettivo - come rileva una nota dell'Ufficio Ice di Istanbul - è di triplicare la presenza di istituzioni conformi alla legge islamica (sharia) entro il 2023. Le Participation Bank, come vengono definite tecnicamente le banche che non applicano interessi al denaro prestato, operano in conformità a precisi dettami della dottrina islamica. Norme di recente proposte dal Governo permetteranno a società finanziarie e banche turche ed al Tesoro di emettere prestiti secondo le regole della finanza islamica consentendo l'accesso ad un mercato stimato più di 100 miliardi di dollari Usa.
La Turchia mira a trasformare Istanbul, la sua capitale economica e culturale, in un importante centro finanziario, con progetti di spesa per 350 miliardi dollari, concentrati soprattutto sulla finanza islamica. Quattro banche operano nel settore delle banche di partecipazione: <Bank Asya>, <Turkiye Finans>, <Albaraka Turk> e <Kuveyt Turk> per un complessivo 5.3% del settore bancario turco. Ad esse si aggiungono le banche statali, <Ziraat Bank> e <Halkbank>. Nel 2011, secondo dati dell'Unione delle Participation Bank, mentre l'intero settore bancario turco registrava un crollo di guadagni del 10%, le banche islamiche sono state le uniche a registrare una crescita e sono arrivate a dare lavoro a 13.857 persone. Il Tesoro turco ha anche cominciato a emettere 'sukuk' (i bond conformi alla sharia), con i quali si punta ad aggredire anche il mercato internazionale, sempre più interessato alla finanza turca.
La principale differenza tra le Participation bank e le banche occidentali consiste nel fatto che non possono guadagnare sugli interessi (riba) e sulla speculazione (gharar). Infatti il Corano, il libro sacro dell'Islam, considera gli interessi una forma di usura e non consente che il denaro, restando fermo, possa generare altro denaro. Inoltre, la finanza islamica si differenzia da quella tradizionale occidentale per l'importanza attribuita al carattere sociale dell'investimento. Così, ad esempio, sono proibiti gli investimenti, oltre che nei settori delle armi o della droga, anche nei settori delle bevande alcoliche, della carne di maiale, delle riviste scandalistiche e in tutti gli altri settori in cui vigono i divieti dettati dalla legge coranica.


 

 
 

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