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DA PARTE DI AHMET DAVUTOGLU

LA PROPOSTA
DI UN'EURASIA 

Foto turchia.upsidetown.it

 

Il capo della diplomazia turca ha sollecitato la creazione di una comunità economica analoga all'Unione Europea e questo per garantire pace e prosperità ad oriente del mondo. Ankara, che fatica a dialogare con Bruxelles, sembra infatti abbia trovato degli attenti interlocutori altrove, ad est. Con Pechino poi non ci sono giri di parole: pur non parlando la stessa lingua, c’è un’intesa istintiva

Il capo della diplomazia turca Ahmet Davutoglu ha sollecitato la creazione di una comunità economica eurasiatica analoga all’Unione Europea. “Nei Paesi membri dell’UE– ha detto Davutoglu incontrando gli ambasciatori di Ankara accreditati presso i Governi d’Europa e d’Asia – la pace poggia sulla loro economia comune. L’Eurasia ha bisogno di adottare lo stesso approccio. Dobbiamo promuovere un dialogo fondato sulla fiducia, rafforzato da una cooperazione economica efficace”.
Per il ministro turco “se pace e prosperità non si instaurano in Eurasia, non saranno garantite in nessuna altra parte del mondo”. Serve quindi ricomporre l’unità di un tempo, come quando era in piena attività la via della seta, cominciando a costruire la linea ferroviaria Baku-Tbilisi-Kars (Azerbaijan, Georgia, Turchia).
Tutti i Paesi dell’Eurasia hanno per la Turchia un’importanza strategica. In particolare è promettente la cooperazione tra Ankara e Mosca (c’è in ballo il progetto South Stream,
www.south-stream.info), tanto che già si pensa di eliminare il visto nei viaggi tra Russia e Turchia, anche per dare il buon esempio ai vicini, d’Oriente e d’Occidente.
Ankara, che fatica a dialogare con Bruxelles, sembra abbia trovato degli attenti interlocutori altrove, ad est. Con Pechino non ci sono giri di parole, pur non parlando la stessa lingua, c’è un’intesa istintiva. L’anno è cominciato con una visita del ministro cinese del Commercio estero Chen Deming in Anatolia, dove ha incontrato il collega turco Zafer Caglayan per fare il punto sulla ben avviata cooperazione: nel 2008 il giro d’affari è stato di oltre 12 miliardi di dollari. Cifre destinate a crescere. Già in quell’occasione si era accennato all’idea di ridare vita alla via della seta. Un progetto che può certamente contare sulla ferma volontà dei due protagonisti e che può essere concretamente aiutato a prendere forma da due realtà regionali: l’Unione doganale di Russia, Bielorussia e Kazakhstan, alla quale vorrebbero aggiungersi il Kirghizistan e il Tajikistan e poi l’Organizzazione di Shangai per la cooperazione (www.sectsco.org) .
Con in mente sempre lo stesso disegno, la Turchia si è data molto da fare per adottare le monete nazionali negli scambi commerciali con la Russia, suo principale partner commerciale (37,8 miliardi di dollari il giro d’affari nel 2008). La proposta di mettere da parte i dollari e ricorrere al rublo o alla lira turca per gli scambi, era stata fatta in occasione della visita a Mosca del presidente Abdullah Gul circa un anno fa. Ora è un modus operandi collaudato ed effettivo. Così come lo è tra Ankara e Pechino e Teheran. Un atto legislativo in questo senso è stato adottato lo scorso autunno dal governo turco.
Sempre con la prospettiva di costruire una comunità economica eurasiatica, come propone il ministro Davutoglu, ci sono altri elementi di carattere geopolitico che potrebbero avere un ruolo catalizzatore: il Mar Nero (www.bsec-organization.org), il Mar Caspio, le loro notevoli risorse e tutta la politica di cooperazione, dei Paesi rivieraschi e non solo, che vi ruota attorno.
A parte gli idrocarburi, c’è anche il turismo: proprio questa settimana i Governi di Iran, Azerbaijan e Turkmenistan si sono detti d’accordo nel promuovere quello marittimo, sulla riviera del Caspio. Gli farà concorrenza dall’altre parte, sul Mar Nero, la città russa di Sochi, che nel 2014 ospiterà le Olimpiadi invernali e che a Mosca vogliono trasformare in un approdo mondiale di investimenti e turismo. Poi c’è Istanbul, capitale quest’anno della cultura europea, dove per l’occasione sono previsti oltre trenta milioni di turisti.
A est di Varsavia l’Eurasia è fatta. Serve ora conquistarne le propaggini occidentali: l’UE. Oppure attendere che quest’ultima si ravveda e corra incontro al suo destino. (04 febbraio 2010 Pietro Fiocchi/Rinascita)

 
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