Accadeva Oggi

20 aprile

      20 APRILE

UNIVERSITA'  "LA SAPIENZA"
  Sono anni che non mettiamo più piede alla "Sapienza". L'ultima volta  fu, da cronisti, quando un colpo di pistola - sparato dalla finestra di una facoltà - uccise la studentessa Marta Russo. Da allora non abbiamo avuto più occasione di entrare dentro la città universitaria considerata la più grande d'Europa e tra le più grandi del mondo. D'altra parte, anche se è lì che abbiamo fatto i nostri studi, non l'abbiamo mai amata ed è forse per questo che non sentiamo il desiderio di varcarne l'ingresso. Magari per non rivedere la statua della Minerva che - a detta di tutti - porta male. Guai infatti a passarvi davanti in un giorno d'esame. Di certo, vi andrebbe buca. Ma a parte questo, come ateneo, "La Sapienza" ha una lunghissima tradizione che l'ha resa famosa nel corso dei tempi sia perché ha avuto sempre docenti di valore sia perché  gradualmente si è arricchita di un numero considerevoli di facoltà, tutte di altissimo livello. Non per nulla vi hanno insegnato illustri professori tanto nel campo umanistico quanto in quello scientifico ed economico.
La sua nascita risale a 1303, esattamente al 20 aprile. A volerla era stato Bonifacio VIII, il Papa che Dante non poteva vedere. Ed invece il sommo poeta avrebbe dovuto avere maggiore considerazione per questo Pontefice, non altro per avere compreso che le diverse istituzioni scolastiche che operavano a Roma agli inizi del XIV secolo erano fini a se stesse se non fossero state raccolte in un unico centro culturale. Sic et simpliciter con la Bolla In Supraemae praeminentia Dignitatis Bonifacio VIII dette vita allo "Studium Urbis", vale a dire alla prima università di Roma riconosciuta come ente esterno alla Corte papale. Si stabilì inoltre che a mandarla avanti fossero i nobili - vale dire i Colonna, gli Orsini per primi - i quali avrebbero dovuto contribuire con la beneficenza al mantenimento della struttura. Altri finanziamenti erano previsti poi grazie alla tassazione del vino straniero. Una sorta di dazio. Ben poca cosa, comunque, giacché anche allora i romani preferivano dissetarsi con il bianco dei Castelli.
La sede dell'università, agli inizi in edifici provvisori, con l'incremento delle cattedre fu spostata definitivamente nel rione Sant'Eustachio. Anche in questa occasione a deciderlo fu un Pontefice, nella fattispecie Alessandro VII, gran cultore delle arti, al quale si deve tra l'altro la fondazione della ben nota biblioteca, la più ricca tra quelle che si trovano oggi nella capitale. Traslocato nel palazzo della Sapienza - dove di lì a poco Francesco Borromini avrebbe edificato la chiesa di Sant'Ivo con lo splendido campanile elicoidale - l'ateneo non avrebbe avuto ulteriori spostamenti fino al 1798 anno in cui i francesi del Bonaparte motu proprio pensarono bene che era giunto il momento di dare più spazio agli studi universitari dello Stato pontificio considerato che gli stessi erano stati uniformati alla legislazione imperiale d'Oltrealpe.
Già autonoma secondo le disposizioni impartite cinque secoli prima da Bonifacio VIII, "La Sapienza" fu garante da allora della laicità dell'istituzione, grazie anche alla volontà di Terenzio Mamiani, uno statista che seppe conciliare il potere temporale con gli altri indirizzi. Con la caduta dello Stato pontificio per "La Sapienza" sarà il suo momento favorevole tanto che si allargherà a dismisura e ad un certo punto non si saprà più dove mettere le nuove facoltà. Ci penserà Mussolini. Nel 1931 il Duce dette incarico all'architetto razionalista Marcello Piacentini di pianificare la nuova città universitaria così come noi la vediamo nella sua struttura originaria. Con il tempo, naturalmente, l'ateneo si è ingrandito, dentro e soprattutto fuori.  Allo stato attuale conta ventuno facoltà, 130 tra dipartimenti ed istituti, 127 scuole di specializzazione, 21 musei, 150 biblioteche, il tutto su una superficie di 439 mila metri quadrati. Gli immobili di proprietà o in concessione sono oltre cento e tra questi il Policlinico Umberto I.
Politicamente, negli ultimi quarant'anni, l'ateneo è stato teatro di opposti estremismi degenerati in molte occasioni in scontri e tafferugli tra studenti. La morte del giovane Paolo Rossi, l'aggressione all'allora segretario della Cgil Luciano Lama, l'assassinio dei professori Vittorio Bachelet, Ezio Tarantelli e Massimo D'Antona, rendono l'idea di un clima esasperato che ha trovato sempre nell'area universitaria della "Sapienza" la sua linfa. Speriamo che il futuro ci porti giorni migliori ma l'aria che si respira non è delle migliori. Se ne dispiacerà Bonifacio VIII ma non possiamo farci nulla. (Veronica Incagliati)