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12 aprile

    12 APRILE   IL SACCO DI NOVA ROMA  Per avere un'idea che di cosa fosse Costantinopoli alle soglie del 1200 bisogna riandare un po' a quello che ci hanno lasciato nero su bianco i cronisti. Tanta era la magnificenza e la ricchezza di questa città, ribattezzata Nova Roma, che quando gli ambasciatori e i cavalieri dei Regni europei tornavano a riferire al proprio sovrano non sapevano da che parte cominciare per enumerare le numerose ricchezze che avevano visto. Abituati infatti ai loro piccoli castelli di Inghilterra, Francia, Germania ed Italia, circondati da una corte zotica ed ignorante, al freddo dei loro caminetti, raccontavano del loro stupore nel vedere l'imperatore bizantino seduto su un trono d'oro mentre cori invisibili facevano sentire le loro voci ed i leoni od altri animali spalancavano le fauci in un ruggito. E parlavano, parlavano per ore di tutto quello che li aveva incantati: dei 4.881palazzi alcuni dei quali con più di cinquecento stanze intercomunicanti ed impreziosite da mosaici aurei, dei cortili, dei giardini pensili, dei muri di marmo, di ville, templi, moschee e naturalmente della sontuosa Santa Sofia. Spiegando, altresì, che probabilmente la Roma antica non era stata così ricca.
Quattro anni dopo questo mondo di favola non ci sarebbe stato più. Sarebbe crollato  come d'incanto davanti alla furia delle orde barbariche cristiane, di quei crociati che -  mandati dal Pontefice Innocenzo III a liberare Terra Santa e Gerusalemme - preferirono rivolgere le loro attenzioni su Costantinopoli. Il sacco durò 14 giorni nel corso dei quali francesi e tedeschi ma soprattutto i veneziani dell'ammiraglio Enrico Dandolo fecero di tutto e di più. Neppure la loro immaginazione, alla vigilia dell'attacco, poteva arrivare a tanto.
La distruzione sistematica della città cominciò la mattina del 12 aprile 1204. Consapevole delle difficoltà di aprirsi un varco, Dandolo aveva fatto costruire delle piattaforme disposte sulle cime degli alberi delle navi alla rada, quindi aveva fatto inclinare le imbarcazioni in modo che le piattaforme in questione andassero a toccare le mura. Lo stratagemma riuscì perché in poco tempo i crociati furono in grado di aprire le porte della città e a far entrare l'esercito. Ci si chiederà a questo punto come mai la flotta, veneziana e latina, si trovasse ferma sul Bosforo senza che nessuno dei bizantini avesse pensato a distruggerla. La spiegazione necessita di un salto indietro, al 1198 anno in cui il Papa si mise in testa che andava riparato il fallimento della terza crociata con un nuovo tentativo. La reazione degli Stati alla "guerra santa" fu piuttosto fiacca anche perché, al proprio interno, ciascun regno aveva le proprie rogne ed i sovrani avevano paura che - combattendo lontano da casa - avrebbero favorito maggiormente le congiure familiari. Ma tanto fece e strepitò il Pontefice, arrivando fino a minacciare la scomunica, che fu messo in piedi un esercito. A costruire le navi avrebbe pensato Venezia in cambio di 85.000 marche imperiali d'argento. Una cifra non indifferente che sarebbe stata onorata solo per una parte, ed è  questo il motivo principale del sacco.
Alla fine del 1202 la flotta era pronta, sufficiente ad imbarcare 4.500 cavalieri, 9.000 scudieri e 20.000 fanti. Venezia si impegnava inoltre ad accompagnare la spedizione con 50 galere armate. Che i crociati  non avessero alcuna intenzione di assecondare i desiderata di Innocenzo III fu chiaro fin dall''inizio visto il loro comportamento nella città lagunare, segnato da ruberie, molestie alle donne ed altri misfatti. Il primo vero segnale lo si ebbe però dopo la conquista di Zara, messa a ferro e fuoco e saccheggiata solo perché non aveva voluto assoggettarsi ai latini. I quali per nulla preoccupati della scomunica del Papa - il quale frattanto si era ricreduto sulla utilità della crociata - puntarono decisamente su Costantinopoli. A convincerli - con una serie di promesse a vario titolo -  che quella era la direzione giusta, era stato il detronizzato Alessio IV che voleva riprendersi il trono bizantino. Alessio aveva fatto credere, tra l'altro, che la popolazione della città era favorevole all'arrivo dei crociati. Cosa che non era assolutamente vero. Ad ogni modo il 24 giugno del 1203 la flotta arrivò in vista di Costantinopoli Dopo alcuni giorni di battaglia, l'esercito latino affidato a Dandolo ebbe ragione della difesa. Va precisato comunque che in quella occasione non si registrò alcun episodio di violenza, probabilmente grazie alle promesse di Alessio IV - nel frattempo diventato imperatore - di forti pagamenti in denaro. Qualche scorribanda, questo è vero, ma nulla di più. Le ostilità ripresero dopo che Alessio IV, nel corso di una faida interna, venne strangolato. Andato al suo posto, Alessio V rifiutò qualsiasi elargizione ai crociati, per nulla sostenitore di quel detto che pacta sunt servanda. Fu quella la classica goccia che trasformò l'armistizio tra latini e bizantini in guerra aperta.
Come accennato i crociati entrarono in Costantinopoli il 12 aprile. Qualcuno ha scritto che da quel momento questi "diedero prova della più raggelante ed efferata barbarie mai provata fino ad allora". Distrutto il palazzo imperiale, distrutte le chiese, saccheggiate tutte le abitazioni nobiliari, depredata Santa Sofia, abbattute le statue di bronzo d'epoca antica, l'Ercole di Lisippo e l'Era di Samo, rubate enormi quantità di oro, di pietre preziose, di tappeti, trafugate le reliquie e le icone, assaltati i conventi, stuprate le monache, sgozzati donne e bambini. Il bottino alla fine fu di tre ottavi ai veneziani, tre ottavi ai crociati, un quarto al futuro imperatore. Il trono fu offerto a Dandolo che però lo rifiutò. In cambio chiese ed ottenne di portarsi via i quattro cavalli di bronzo che ornano (attualmente in copia) la Basilica di San Marco a Venezia.
Il sacco era terminato, ed è questa anche una delle ragioni per le quali le due Chiese - quella di Roma e quella di Costantinopoli - sono ancora separate. Per ritrovare un nuovo periodo di splendore la città - conquistata dai turchi nel 1453 - dovrà diventare sede del califfato sotto Maometto II. (Veronica Incagliati)