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8 aprile

    8 APRILE GIOVANNI IL BELLO, IMPERATORE   Di bello non aveva nulla, anzi - a quello che ci hanno tramandato gli storiografi  - i suoi lineamenti davano più sul brutto tanto che i contemporanei, per via dei capelli neri e della pelle scura, lo avevano ribattezzato il Moro. Il fatto che Giovanni iI Comneno, imperatore di Bisanzio, sia conosciuto come Giovanni il bello, deriva dal fatto che in vita si comportò sempre in modo retto, generoso con il popolo e con gli sconfitti, giudice clemente e sinceramente religioso, una virtù quest'ultima che probabilmente gli fu inculcata dalla moglie Piroska d'Ungheria più nota come Santa Irene. A questa e alle altre prerogative Giovanni II raccomandò di attenersi quando - toltosi di capo la corona - la posò in quella del suo quartogenito Manuele I nominandolo suo successore. Era l'8 aprile del 1143. Aveva governato per 22 anni nel corso dei quali era riuscito - dopo una serie di guerre vittoriose - a riportare dentro i confini dell'Impero buona parte di quei territorio che a nord, ad est e sud-est erano stati strappati dai Peceneghi, dai turchi selgiuchichi, dai musulmani e dagli armeni. Le sue qualità militari ed il coraggio dimostrato nelle battaglie ne avevano fatto l'imperatore soldato, novello Marco Aurelio di Bisanzio.
Nato nel 1087, Giovanni II fin da bambino si avvalse delle confidenze di un piccolo turco di nome Axuch che era stato "donato" dai crociati all'imperatore Alessio. L'amico di infanzia - che sarebbe poi diventato con il tempo comandante dell'esercito imperiale, cioè Gran Domestico - fu determinante in molte occasioni non ultima quella di poter sventare nei confronti di Giovanni II un attentato (il secondo in ordine cronologico) ordito dalla sorella Anna che mai lo aveva riconosciuto come legittimo erede al trono. Nonostante che il marito di quest'ultima, Niceforo Briennio, se ne tirasse fuori, i preparativi della congiura andarono avanti senza tener conto che a vigilare sull'imperatore vi era sempre il fido Axuch. Bandita da corte, ad Anna - alla quale furono confiscate tutte le terre ed i beni - fu riservata l'unica sorte clemente che potesse attendersi: il convento. E qui si spense. Per Giovanni II un pericolo di meno.
Sicuro ormai che in famiglia poteva dormire sonni tranquilli, Giovanni II cominciò a guardarsi attorno per vedere dove poter volgere la sua attenzione. Con una guerra lampo sconfisse dapprima i peceneghi, gli slavi ed i traci, quindi - non prima di aver stilato un trattato di tregue con i veneziani - decise di muoversi all'interno dell'Asia Minore. Le campagne militari furono più di una: una prima volta contro l'emiro Ghazi ibn Danishmend al quale strappò un buon numero di possedimenti (al suo rientro a Costantinopoli fu organizzato un trionfo degno dell'antica Roma), successivamente condusse il suo potente esercito in Cilicia strappandola agli armeni. Non contento - assicuratosi che i siciliani di Ruggero II non gli dessero fastidi - mosse infine contro gli Stati crociati. Era un successo militare dietro l'altro che fruttò a Giovanni la città di Antiochia. Ma non sarebbe finita qui. L'obiettivo dell'imperatore era infatti il nucleo fortificato di Aleppo in Siria. Dovette rinunciarvi per una serie di motivi. Quando ci riprovò nel marzo del 1143 fu colpito da una freccia durante una battuta di caccia. A quell'epoca le cure erano quelle che erano. La ferita ben presto si infettò con conseguente cancrena. Giovanni II moriva a 53 anni. Se fosse vissuto di più, forse avrebbe impedito ai turchi selgiuchidi di farsi avanti in Anatolia. (Veronica Incagliati)