Accadeva Oggi

7 aprile

        7 APRILE LA MORTE DI GESU' I più grandi studiosi, teologi soprattutto, si sono arrabattati per intere generazioni a stabilire la data della morte di  Gesù Cristo. Giacché, mentre l'apostolo Giovanni la colloca nel  giorno 7 aprile, i Vangeli sinottici di Matteo, Marco e Luca sono più propensi ad indicare, chi la data del 3 aprile, chi quella del 31 aprile. Tutti e quattro i testi ad ogni modo sembrano concordare nel fatto che la crocifissione di Nostro Signore avvenne durante il sommo sacerdozio di Caifa, governatore romano Ponzio Pilato.
Per parte nostra atteniamoci a quello che ci ha tramandato Giovanni anche se poi non cambia nulla che Gesù sia morto nel giorno X o nel giorno Y. Naturalmente per gli esperti di cose religiose è tutta un'altra faccenda per cui le disquisizioni non sono solo sulla morte del Cristo ma anche sulla Pasqua e sull'ultima cena. Ora se volessimo anche noi cercare di spiegarvi la cronologia dei tempi, non ne usciremmo più da tutta una serie di supposizioni - chiamatele pure argomentazioni - con il rischio sicuro di perdersi per strada nel ragionamento. Meglio quindi lasciare le cose per quelle che sono, attenendoci ad una sola verità: e cioè che Gesù Nazareno, dopo il tradimento di Giuda nell'Orto degli Ulivi, fu dapprima portato davanti al Sinedrio quindi davanti a Ponzio Pilato, per essere sbattuto successivamente di fronte ad Erode Antipa ed infine tornare definitivamente al cospetto di Pilato per la sentenza.
Sulla figura di quest'ultimo sono stati scritti decine e decine di libri per dimostrare che, se Cristo fu condannato, lo fu perché il Governatore di Roma fu un pavido lasciando che folla avesse ragione. Da profani quali siamo vogliamo spendere una parola in difesa di Pilato il quale - proprio perché Governatore romano - secondo noi fece i suoi bravi calcoli. Se infatti avesse salvato la vita di Gesù, mandando a morte - come era giusto che fosse  - il terrorista Barabba, la popolazione,  che invece voleva la testa del Nazareno - si sarebbe sollevata con conseguenze inimmaginabili. Non bisogna dimenticare infatti che gli ebrei sopportavano a fatica il gioco di Roma ed ogni occasione era buona per creare tumulti ed incidenti. Certo un governatore romano avrebbe dovuto comportarsi in maniera più giusta, se non altro per rispetto alle leggi della Caput mundi, ma - come si dice - il fine giustifica i mezzi. Che Gesù fosse o non fosse il "Re dei Giudei" o il "Re dei Re" o il "Re d'Israele" poco importava. A Pilato interessava solo che le legioni non fossero chiamate ad intervenire per sedare una sommossa, eventualità quasi certa cosa di cui avrebbe dovuto risponderne all'Imperatore Tiberio in persona. Meglio dunque evitarlo.
E così Gesù fu condannato alla crocifissione. Emessa la sentenza, non restava che eseguirla. In verità Nostro Signore avrebbe dovuto essere impalato o lapidato, secondo le regole del Sinedrio (Stefano ad esempio subì questa seconda condanna) senonché era stata proprio la turba a gridare che Cristo avrebbe dovuto essere crocifisso. E Pilato li accontentò anche in questo. La croce che Nostro Signore fu obbligato a portare sulle spalle era del tipo immissa, riferendosi al tratto più corto, quello superiore, che faceva da "capo". Il supplizio contemplava che durante il tragitto dei condannati, questi venissero frustati. A Gesù fu riservata la stessa sorte per cui - come sappiamo  - cadde per terra più di una volta ritardando in questo modo il momento vero e proprio della condanna. Tutto ciò per i romani era inammissibile essendoci dei tempi da rispettare. Ragion per cui nell'ultimo tratto i centurioni costrinsero un contadino, tal Simone di Cirene che rientrava dai campi, a prendersi il peso della croce. In quanto alla folla, in parte si era diradata per rientrare nelle proprie case per i preparativi della cena pasquale. Erano rimasti solo i maggiorenti del Sinedri per verificare che tutto procedesse secondo i loro piani.
Come sappiamo, Gesù fu portato appena fuori le mura di Gerusalemme, a settentrione, dove c'era una piccola sporgenza ribattezzata dai locali con il nome di "cranio", più comunemente chiamata "Calvaria" o "Golgota". Luogo ideale comunque per le crocifissioni. Una volta giunto sul posto, Cristo fu spogliato delle vesti e della tunica, che sarebbero state poi giocate ai dadi dai soldati, e crocifisso. Prima di morire, vicino all'ora nona, quando levò alto il grido in aramaico "Elì, Elì lema' shebaqtani" (Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?), pare che Gesù si fosse rivolto alle pie donne piangenti sotto la croce profetizzando ancora una volta la distruzione di Gerusalemme: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su me, piuttosto su voi stesse piangete e sui vostri figli perché ecco vengono giorni in cui si dirà 'Beate le sterili, ed i ventri che no generarono e le mammelle che non nutrirono' ". Vero o non vero che sia, fatto si è che nel 70 d. C la città fu messa a ferro e fuoco dalle legioni di Tito. Ma questa è un'altra storia. (Veronica Incagliati)