Accadeva Oggi

5 aprile

     5 APRILE   LA CONDANNA DI OSCAR WILDE Aveva citato un po' tutti, da Davide e Gionatan, da Socrate a Platone e poi Shakespeare  ed ancora Michelangelo per dimostrare che "il grande affetto di un uomo anziano nei confronti di un giovane" non è peccato. Si era difeso con forza per dimostrare che, il suo, non era peccato. Ma i giudici parrucconi, nelle loro toghe rosse, erano stati di tutt'altro avviso: l'omosessualità di Oscar Wilde non era altro - affermarono -che sodomia. "Le persone che fanno cose di questo genere - disse il presidente Wills prima che fosse emessa la sentenza - devono essere immuni da ogni senso di vergogna, e non si può produrre alcun cambiamento su di loro". Quanto bastava perché il verdetto, la mattina del 5 aprile 1895,  fosse quello richiesto: il massimo della pena, due anni nel carcere di Reading per perversioni sessuali..
Non sappiamo se Oscar Wilde - poeta, scrittore e drammaturgo irlandese considerato a ragione uno dei più grandi ingegni della letteratura - avesse avuto fin da ragazzo particolari  e nascoste inclinazioni, oppure quella ricerca di sempre nuove sensazioni  - oltre le conquiste femminili che inizialmente lo avevano occupato - lo avessero fatto scivolare in storie contrastanti con la morale del tempo. Qualcuno sostiene che sia stato iniziato all'omosessualità nel 1886 allorché conobbe Robert Ross. Sposato con Constance Lloyd e padre di due figli, l'autore della celebre commedia "L'importanza di chiamarsi Ernesto " e di altrettante celebri opere come - per citarne alcune - "Il principe felice ed altri racconti", "Il ritratto di Dorian Grey", "Il fantasma dei Canterville", "Il ventaglio di Lady Windermere", "Salomè" - coltivò dapprima le sue amicizie nel mondo del cosiddetto proletariato (un anticipatore in fondo di Pier Paolo Pasolini) senza per questo dare eccessivo scandalo, ma quando la sua attenzione si rivolse al terzogenito del marchese di Queensberry, il giovane Alfred Douglas detto "Bosie", allora le cose cambiarono.
Wilde lo aveva conosciuto in una strana circostanza. "Bosie" era rimasto infatti incastrato in una brutta storia di ricatti e lo scrittore si era messo in mezzo per farlo uscire fuori dalla vicenda. Poi da cosa nasce cosa. La dichiarazione d'amore vera e propria arrivò dopo la pubblicazione sulla rivista <Cameleon> di alcuni versi di Alfred e che erano racchiusi nel poema "The two loves". Wilde ne rimase incantato tanto che prese carta e penna e gli inviò una lettera di questo tenore: "Ragazzo mio: il tuo sonetto è bello ed è meraviglioso che queste tue labbra, rosse come petali di rosa, siano state fatte tanto per la musica del canto quanto per la follia dei baci. La tua anima delicata e aurea si muove tra la passione e la poesia. Io so che nei tempi greci tu eri Giacinto, che Apollo amò con follia. (...) Sempre tuo, con eterno amore, Oscar". Da quel momento la relazione divenne qualcosa di più di uno scambio di apprezzamenti letterari. La società perbenista inglese non fu più tollerante come lo era stata in passato e per Londra cominciarono a circolare pettegolezzi pesanti che non potavano certo far piacere al marchese di Queensberry. Questi affrontò lo scrittore accusandolo di essere quello che era, Wilde rispose con una querela per calunnia. Mal gliene incolse perché se l'opinione pubblica, i circoli, gli amici, l'high society che l'avevano vezzeggiato, che avevano accettato, se non addirittura condiviso, i suoi manierismi, le sue provocazioni, le sue pose (sembra, ad esempio, che andasse in giro con un girasole in mano), che avevano goduto assieme l'irriverenza nei confronti del mondo contemporaneo, d'un tratto si accorsero che Wilde era un pericolo e che andava quindi punito. Questi nel processo si era affidato ad uno dei migliori avvocati della capitale inglese, Sir Edward Clarke, che però nulla potrà fare contro le argomentazioni e soprattutto con le carte in mano dell'avvocato del marchese di Queensberry, un barrister di chiara fama.
Wilde entrò nel carcere di Reading nel maggio del 1895. Ne uscì distrutto dopo diciannove mesi di detenzione nel corso dei quali ebbe modo di dare alla luce il meraviglioso "De profundis" pubblicato nel 1900. Seguirà di poco "La ballata del carcere di Reading", utile ancor oggi per comprendere quanto siano disumane le condizioni della prigionia.
Gli ultimi anni di vita - tra Napoli, Taormina e Parigi - sono gli anni del dolore e dell'espiazione. La morte, per meningite e problemi di salute, lo colse nel novembre 1900. Era nato nel 1854. Scrisse di lui Luis Borges: "Wilde, un uomo che conserva, nonostante le abitudini del male e della sventura, una invulnerabile innocenza". Ancora oggi, infatti, ci si chiede se il male fosse stato lui o il suo giovane amante Alfred. (Veronica Incagliati)