Accadeva Oggi

4 aprile

    4 APRILE ISOROKU  YAMAMOTO "Se mi affermate che è necessario combattere, allora mi scatenerò nei primi sei mesi di guerra contro gli Stati Uniti e prometto una serie ininterrotta di vittorie. Vi avverto però che, se le ostilità si prolungassero per due o tre anni, non avrei alcuna fiducia nella nostra vittoria finale".
Era il 1940 allorquando l'ammiraglio giapponese Isoruku Yamamoto faceva questa confessione, presagio della sconfitta dell'Impero del Sol Levante. Yamamoto -  che alcuni considerano uno dei più grandi strateghi navali della storia e comunque forse il più grande della 2° Guerra mondiale - non parlava a vanvera. Aveva vissuto per lungo tempo negli Usa, in questo Paese aveva studiato presso l'Università di Harvard, a Washington aveva svolto la sua brava missione diplomatica come addetto militare, quindi si era reso conto, da pragmatico qual'era, di quale fosse il potenziale economico ed industriale degli States tale da poter sopperire a qualunque sforzo bellico di lunga durata. Le sue parole però non furono sufficientemente persuasive per convincere il Mikado che un conflitto significava andare incontro alla totale rovina.
Yamamoto era nato il 4 aprile del 1884. A vent'anni era già uscito dall'Accademia militare di Yetajuna e si apprestava a salire in breve tempo tutti i gradini di una brillante carriera. A forgiarlo fu la guerra russo-giapponese dove per la prima volta con unità moderne e corazzate furono usate tecniche di combattimento navale completamente innovative. Yamamoto ebbe così modo di imparare moltissimo stando vicino all'ammiraglio Heihachiro Togo che nella battaglia di Tsushima inflisse una pesante sconfitta alla flotta avversaria. Come si dice: impara l'arte e mettila da parte. Yamamoto imparò così bene che nel 1936 era già vice ministro della Marina e tre anni dopo comandante in capo della flotta militare giapponese la cui potenza nel 1941 - al momento dell'attacco alla base americana di Pearl Harbor - era di 381 unità per un totale di 127 mila tonnellate, più undici portaerei.
Lasciamo per un attimo da parte se questo attacco fosse stato o meno una azione proditoria, se cioè la dichiarazione di guerra fosse arrivata pochi minuti prima o pochi minuti dopo che i caccia giapponesi sganciassero le loro micidiali bombe sulla flotta Usa all'ancora. Quello che conta fu che l'ammiraglio Yamamoto raggiunse il suo scopo portandosi là, a Pearl Harbor, dove gli strateghi Usa non immaginavano mai avvenisse un attacco per via soprattutto della forte distanza dalle basi nipponiche. Sfruttando la sorpresa ed ottenendo una serie di altre vittorie, l'ultima delle quali a  Guadalcanal, Yamamoto divenne in breve tempo il pericolo numero 1 per gli Stati Uniti che cominciarono a pensare seriamente al modo di eliminarlo. Fortuna volle che una mattina di aprile del 1943 i servizi di controspionaggio Usa intercettassero un messaggio giapponese dal quale si evinceva che Yamamoto il giorno dopo avrebbe effettuato un giro di ispezione nelle isole Salomone. Era l'occasione che gli americani aspettavano. Con precedenza assoluta il Capo di Stato Maggiore dell'Usaf, gen. Henry Harley Arnold, venne convocato dal Segretario di Stato alla Marina Frank Knox. In poche ore si studiarono tutte le modalità per far fuori l'odiato nemico. Saranno poi i caccia <Lockheed P 38 FZ> - con a bordo gli ufficiali Thomas Lanphier, Rex Barber, Beasby Holmes, Ray Hine, Joe Moore e James MacLanahan - ad occuparsi della faccenda.
Tutto si svolse secondo i piani. L'aeroplano di Yamamoto fu intercettato sopra l'isola di Bouganville. Colpito e incendiato, il velivolo si andò a schiantare sugli alberi. Il corpo dell'ammiraglio sarà ritrovato più tardi carbonizzato tra i rottami. Era il 18 aprile 1943. La fine di un uomo di grande valore era anche la fine di un Impero e dei suoi militari che non avevano voluto, testardamente, credere alle sue parole: "Non avrei alcuna fiducia nella nostra vittoria finale". (Veronica Incagliati)