Accadeva Oggi

3 aprile

    3 APRILE I BALILLA Non so se vi mai capitato di spulciare tra carte dei mercatini, attratti soprattutto da tutto ciò che sa di vecchio e sia ingiallito. Magari pensando che questa è la storia. Rovistando qua e là, chissà in cerca di che cosa, non è raro allora imbattersi anche in sdruscite cartoline con immagini del "Ventennio" che sanno tanto di archivio fotografico. In particolare quelle in cui si vedono prestanti ragazzetti e fanciulle di bella presenza cimentarsi in una serie di esercizi ginnici. Per chi non lo sapesse quella gioventù faceva parte dell'Opera Nazionale Balilla, una istituzione a carattere parascolastico voluta da Mussolini il cui compito specifico era quello di preparare i fascisti del domani.
La data di nascita dell'Opera - la cui organizzazione era stata affidata all'ex ardito Renato Ricci - si colloca nel 1926 (3 aprile) anno in cui il Capo del Governo - superati i dissidi ed i contrasti nelle fila fasciste che si erano venuti a creare dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti - volse la sua attenzione verso un riordinamento delle molteplici strutture statali. La scuola vi rientrava in pieno. Già la riforma Gentile era stato un primo passo; si trattava adesso di mettere in pratica quello che il futurista Filippo Tommaso Marinetti aveva predicato nel 1919, e cioè una scuola intesa come coraggio fisico e patriottismo. L'Opera Nazionale Balilla era quindi il migliore perseguimento per questi obiettivi, tenuto conto altresì che nelle intenzioni del Duce vi era quella di chiudere altre organizzazioni giovanili non fasciste, boy scout in testa. La struttura dell'Onb era suddivisa in cinque ordini a seconda dell'età degli iscritti e del sesso: i Figli della Lupa (dai 6 agli 8 anni), i Balilla (dagli 8 ai 14), le Piccole italiane (dagli 8 ai 14), gli Avanguardisti (dai 14 ai 18) e le Giovani italiane (dai 14 ai 18). Al di fuori di questa struttura c'erano pure i Fasci Giovanili di Combattimento (dai 18 ai 22), le Giovani fasciste e i marinaretti. La cosa patetica dei Balilla & Soci - ma tutto sommato anche ammirevole tenuto conto di quale sia il mondo giovanile di oggi drogato e violento - era l'abbigliamento tutt'altro che allegro a cominciare dalla camicia nera per finire al fazzoletto azzurro, ai pantaloni grigioverde, alla fascia anche quella nera e al fez. Quel fez - non dimentichiamo - che in un altro Paese Mustafa Kemal Ataturk, una volta che andò al potere nel '23, considerò illegale in quanto retaggio di un'epoca oscurantista. L' abbigliamento dei Balilla,ad ogni modo, fu indossato da buona parte di quegli italiani che avevano solidarizzato inizialmente con Mussolini e che si sentivano orgogliosi di saltare nel fuoco e di farvi saltare i propri figli. Tra questi anche moltissimi uomini politici diventati accesi antifascisti dopo il 1943.
Tra i compiti dell'Opera Nazionale Balilla - confluita nel 1937 nella Gioventù Italiana del Littorio (Gil) - vi era l'assistenza agli organizzati che si divideva in tre specie: scolastica, igienico-sanitaria, previdenza ed assicurazione. Ne va dimenticato, naturalmente, quello che era il compito principale: l'educazione fisica alla quale non solo dovevano presiedere le strutture scolastiche con corsi di formazioni ed esercizi di vario genere ma che doveva essere perfezionata sia attraverso la costruzione di un gran numero di palestre e di campi sportivi sia attraverso il miglioramento della preparazione degli insegnanti. Dall'educazione fisica all'educazione morale il passo poi era breve. Quest'ultima necessaria (sic!) per preparare le future generazioni alla responsabilità della vita politica e civile.
Tutto questo sapeva un po', se non molto, di retorica. Quella retorica che non guasterebbe neppure ai nostri giorni, se servisse comunque a raddrizzare la schiena delle nuove generazioni il cui unico scopo è quello di condurre un'esistenza  - da non confondere con il nihilismo o l'anarchismo - senza regole e senza obiettivi. (Veronica Incagliati)