Accadeva Oggi

31 marzo

    31 MARZO
  ("MORA! MORA!" (I VESPRI SICILIANI) Questi francesi, non avevano capito niente, specie quel tal Drouet. Ai siciliani potevano far tutto. Potevano derubarli, rapinarli, portarli in prigione, torturarli. Potevano ingiuriarli e gridar loro "Pagate, paterini, pagate!" e loro a portar pazienza. Ma che un francese, dico un francese, si potesse permettere di mettere le mani dentro il corpetto di una donna - una palermitana per giunta - e smaneggiasse le zize con la scusa che questa nascondesse delle armi, sinceramente era troppo. Una offesa da lavare con il sangue. Ecco infatti che il marito offeso, alla vista della sposa svenuta per la vergogna, strappare la spada dall'elsa del mascalzone e trafiggerlo di brutto. Tiè, così impari. Ma pensate che fosse finita lì? Manco per niente, perché l'odio contro i francesi che covava da tempo, esplose in tutta la città contagiando villaggi, borghi, paesi, centri grandi e piccoli. Era la rivolta al dominio di Carlo I d'Angio, più nota - per i fatti scoppiati il 31 marzo 1282 - come i "Vespri siciliani".
Ma facciamo un passo indietro, a quando - dopo la sconfitta di Manfredi a Benevento (1266) e la decapitazione di Corradino (1268)  - il Regno di Sicilia passava dal Governo illuminato degli Svevi che aveva avuto il massimo splendore sotto Federico II a quello dei d'Angiò più portato ad imprimere sulla popolazione una dura politica fiscale. Talmente esoso era infatti il fiscalismo, che sfociava sovente in vere e proprie usurpazioni (lo stesso Dante Alighieri parla di Mala Segnoria) al punto che i siciliani in più di una occasione si erano rivolti agli aragonesi per via che Re Pietro III aveva sposato una figlia di Manfredi di Svezia (Costanza). Forse per i tempi non erano ancora maturi, forse perché i francesi disponevano in Sicilia di 42 castelli ben fortificati con un numero elevato di milizie baronali pronte ad entrare in azione al minimo cenno di Carlo I, fatto sta che gli aragonesi tergiversarono per un bel po' di tempo in attesa anche di vedere se il d'Angio si sarebbe poi imbarcato o meno nell'avventura della conquista di Costantinopoli. E' pur vero comunque che - per frenare l'espansione angioina - Pietro III era riuscito a formare una sorta di "santa allenaza" formata Michele VIII Palaeologo, Pietro I di Castiglia, Rodolfo d'Asbuergo, Edoardo I d'Inghilterra, il conte Guido di Montefeltro e buona parte della nobiltà siciliana. Neutrali le Repubbliche di Venezia e Pisa. Tutto questo in attesa di.....
E finalmente quel giorno venne, di martedì, dopo una amarissima Pasqua che aveva visto i gabellieri francesi andare persino nelle chiese a strappare ai fedeli quel poco che avevano addosso. Il 31 marzo di quell'anno 1282 era giorno di festa. Raccontano le cronache che si danzava e si cantava secondo i costumi dell'epoca. Ad un certo punto un gruppo di francesi, tra i quali quel Drouet sopra citato, si mescolò alla gente cominciando ad importunate le donne, specie quelle giovani. Fino a che si arrivò al fatto incriminato.
La rivolta fu immediata. Al grido "Muoiano i francesi" e "Antudo", come d'incanto i siciliani si ritrovarono tra le mani pugnali, spade, lance, mazze e qualsiasi tipo di ferro che fosse utile per uccidere. Nel giro di poche ore nella città di Palermo non c'era più un francese e quei pochi che avevano cercato di rifugiarsi in chiesa o nei conventi furono scovati e sottoposti alla prova dei ceci. Se pronunciavano la parola "siserò" anziché "ciciri" venivano fatti fuori all'istante e con loro anche preti e frati che avevano dato loro ospitalità. Alla fine della mattanza - che anticipava di tre secoli la strage degli ugonotti in Francia - si calcola che i cadaveri degli odiati nemici fossero oltre duemila. Qualcuno parla addirittura di quattromila.
Questi in sintesi i "Vespri siciliani" che, poco a poco, contagiarono tutta la Siclia a cominciare da Messina. Carlo I - che considerava la gente del posto "vile accozzaglia" - mandò a sedare la rivolta 75.000 soldati e duecento navi pensando di avere rapidamente ragione di quei "miserevoli". Ma dovette ricredersi perché subì una batosta dietro l'altra, sia dai locali che dalle truppe della "santa alleanza" finalmente accorsa in aiuto dei siciliani. Dopo una serie di battaglie durate anni e conclusesi con lo "Scacco di Ognina", con il trattato di Avignone, veniva firmato un armistizio tra le fazioni dei d'Angio e aragonese. Di fatto i primi si ritiravano dalla Sicilia e limitavano il loro regno al meridione peninsulare d'Italia. Dai "Vespri" era trascorso quasi un secolo. Quel grido "Antudo" rimase sempre scolpito nella mente dei siciliani. (Veronica Incagliati)