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28 marzo

        28 MARZO LA GUERRA DI CRIMEA "Un litigio di monaci". Questa fu la causa che portò alla guerra di Crimea del 1853 costata la vita nei tre anni di conflitto ad un milione di persone tra soldati e civili. Quello che non fecero i cannoni, fecero il colera ed altre malattie. Quando il 28 marzo 1854 di quell'anno la regina Vittoria del Regno Unito apriva ufficialmente le ostilità nei confronti della Russia per salvare l'integrità dell' "Uomo malato d'Europa", qualcuno nelle Cancellerie aveva fatto osservare come tutto sommato si potesse lasciare l'Impero ottomano al suo destino spartendosi i suoi possedimenti. Ma Londra la vedeva diversamente e non poteva permettere che Mosca avesse uno sbocco diretto nel Mediterraneo oltre quelli che erano i suoi diritti riconosciuti in vari trattati.
Per tornare al "litigio dei monaci", occorre ricordare come il Santo Sepolcro ed i Luoghi Santi fossero custoditi a Gerusalemme tanto dalla comunità cattolica quanto da quella greco-ortodossa. Solo che dopo il 1840 si era manifestata una sorta di offensiva cattolica che assunse la forma di una più intensa attività dei vari ordini, in primis quello francescano. Per cui erano in tanti a chiedersi chi avesse il diritto del portone, e della chiave per aprirlo, e chi violasse i diritti dell'altro. Nessuno voleva cedere tanto che i monaci arrivarono alle vie di fatto dandosele di santa ragione. Una situazione che costituì il pretesto per un intervento esterno e che venne sfruttato abilmente dallo zar Nicola I. A difesa dei cattolici si fece avanti l'imperatore dei francesi Napoleone III pur non pensando minimamente che la sua protezione potesse portare ad una guerra. Nel frattempo  - come riporta René Albrecht-Carrié in "Storia diplomatica dell'Europa" - il Sultano Abdul Megid I aveva pensato bene di emanare un firman  pubblico che favoriva i monaci cattolici, mentre un altro, non pubblico, ma comunicato allo zar, faceva la stessa cosa per gli ortodossi. "Ciò non potava certo portare ad una chiarificazione. Ma il coltivare le divergenze fra le potenze costituiva da tempo un elemento costante della politica estera turca".
Fatto sta che Mosca non ne rimase soddisfatta, tanto che si era premunita di far chiedere a Londra come questa si sarebbe comportata se la Russia avesse dichiarato guerra alla Turchia. In cambio delle neutralità, il Regno Unito si sarebbe preso Egitto e Creta, mentre Mosca avrebbe avuto il Bosforo e l'Austria i Dardanelli. Nel contempo si sarebbero creati gli Stati indipendenti della Serbia e della Bulgaria.
La risposta di Londra fu un ni che - inducendo la Russia nell'equivoco - dette praticamente il via ad una vera e propria ostilità tra Mosca e Costantinopoli anche se ancora sul piano diplomatico. Era successo infatti che a fine febbraio 1853 una delegazione russa guidata dal principe Menscikov si fosse presentata davanti al Sultano con una sorta di diktat. Abdul Megid I lo respinse. Menscik nell'occasione proferì dure minacce. L'aggressione era dietro la porta. Insomma la guerra era prossima.
Sicuro di avere dalla sua Regno Unito e Francia e forte del fatto che l'Austria si sarebbe dichiarata neutrale, la Turchia alzò addirittura la voce fino a dichiarare la guerra (4 ottobre) allo zar. Il 30 novembre una intera squadra turca che procedeva verso l'estremità orientale del Mar Nero veniva però distrutta dalla flotta russa in prossimità di Sinop. Ci vollero comunque ben tre mesi prima che le potenze occidentali si decidessero ad inviare un ultimatum a Nicola I e prima che la regina Vittoria - il 28 marzo per l'appunto - firmasse l'atto ufficiale di guerra imitato a ruota da Francia e dal piccolo Piemonte.
Una volta questa dichiarata, si trattava di trovare il campo di battaglia che furono i Balcani, il Mar Baltico, il Pacifico e la Crimea sia sulla terraferma che sul Mar Nero. Nel corso di due anni e mezzo le forze zariste subirono una serie di sconfitte, sopratutto in Crimea fino alla caduta della fortezza di Sebastopoli. Indimenticabile  la battaglia di Balaklava nel film di Michael Curtis del 1936, "La carica dei seicento", interpreti Errol Flynn nella parte del maggiore Geoffrey Vickers ed Olivia de Havilland in quella di Elsa.
Il conflitto si chiuse allorché a Nicola I successe ad Alessandro II che non ne volle più sapere. Al Congresso di Parigi venne ristabilito di massima lo status quo ante. La Russia ad ogni modo non se la cavò troppo male, sia perché non pagò indennità, sia perché si tenne la cittadina di Kars sul confine che nel frattempo aveva conquistata (ritornerà alla Turchia nel 1923). Il litigio dei monaci era costato a Mosca 370 mila morti. (Veronica Incagliati)