Accadeva Oggi

26 marzo

      26 MARZO MILLE MIGLIA 21 ore, 4 minuti, 48 secondi e 1/5 alla media di 77.238 chilometri orari. Tanto ci impiegò l'equipaggio di una <OM 665 S spyder> formata dai piloti Ferdinando Minoia e Giuseppe Morandi per compiere il tragitto Brescia-Roma-Brescia. Quel giorno di 87 anni fa - per l'esattezza il 26 marzo 1927 - vedeva la luce la prima "Mille Miglia". Erano partite 77 auto, ne arrivarono al traguardo cinquantacinque. Le altre si erano rotte lungo il percorso duro e selettivo considerate anche le condizioni delle strade dell'epoca molte delle quali ancora sterrate. A dispetto delle previsioni pessimistiche - come ricorda Lionello Bianchi, uno dei massimi esperti di storia dell'automobilismo - il successo fu travolgente per la prestazione delle macchine e dei loro piloti e non a caso a guardare il passaggio delle vetture c'erano a Roma anche il re Vittorio Emanuele III e Benito Mussolini. Il trionfo della casa bresciana <Om> fu ancora più importante per il piazzamento ai posti d'onore con gli equipaggi Timo Danieli/Renato Balestrero e Mario Danieli/Archimede Rosa.
L'idea di una grande corsa su strada che non fosse una copia della "Coppa Florio" era venuta a due giovani amanti dei motori, il ventitreenne conte Aymo Maggi e il ventiduenne Franco Mazzotti anche lui rampollo della nobiltà locale che ogni fine settimana a bordo rispettivamente di una <Bugatti> e di una <Isotta Fraschini> facevano a gara per competere con il treno diretto che andava da Brescia a Milano e andare così a prendere l'aperitivo al Biffi in Galleria. Tra una chiacchiera e l'altra - in un mondo di sportivi e di campioni - Maggi e Mazzotti coinvolsero gli amici Renzo Castagneto, segretario del Regio Automobil Club d'Italia, e Giovanni Canestrini redattore della <Gazzetta dello Sport> nonché specializzato un automobilismo. Il gruppo - più noto come i "Quattro moschettieri" - dette vita in poco tempo al progetto al quale fu dato poi il nome, su indicazione del Mazzotti reduce dagli Stati Uniti, il nome di "Mille Miglia" (1600 km).
Ci sia permesso a questo proposito riportare quello che si legge su <Virtual Car>: "Per comprendere a pieno la portata della novità e delle svolta epocale nella quale nasce la Mille Miglia occorre inquadrare l'epoca sotto i riflettori della storia. Nell'anno 1927 lo statunitense Charles Lindbergh porta a termine un'impresa leggendaria: a bordo del suo Spirit of Saint Louis compie il volo da New York a Parigi in 33 ore e mezza; con un monoplano è il primo uomo a trasvolare l'Oceano Atlantico. Nell'anno in cui il Nobel per la Letteratura viene assegnato alla scrittrice sarda Grazia Deledda, in Italia nasce il più antico premio letterario, il Bagutta....".
Ma non solo. Quello era anche l'anno infatti della vittoria di Binda ai Mondiali di ciclismo mentre De Bernardi stabiliva il record dei record di velocità aerea sfrecciando a 500 km orati nel cielo di Venezia. La "Mille Miglia" si inquadrava perfettamente in questo momento fortunato.
La storia della corsa - le cui edizioni furono interrotte durante la seconda guerra mondiale (1940-'47) per chiudere definitivamente nel 1957 - è la storia dei piloti a cominciare da Giuseppe Campari, a Tazio Nuvolari, ad Achille Varzi, a Clemente Biondetti e poi ancora a Giannino Marzotto, Giovanni Bracco, Piero Taruffi, Alberto Ascari, Eugenio Castellotti, Rudolf Caracciola, Stirling Moss, Luigi Villoresi e tantissimi altri. Ogni edizione era una corsa a sé, una avventura, qualcosa da ricordare negli annali e che, allora, faceva impazzire migliaia e migliaia di fans fin dalla notte accalcati sui bordi delle strade per vedere passare i loro eroi. Come dimenticare, così, Campari - detto il negher per la carnagione scura - che una volta durante una Mille Miglia si era fermato in una osteria non lontano da Roma per farsi due piatti di pastasciutta, due porzioni di abbacchio,  un piattone di insalata e poi ripertire come se nulla fosse. Come dimenticare i duelli tra Varzi e Nuvolari, tanto freddo e distaccato il primo quanto temerario ed audace il secondo. Come dimenticare Ascari o Biondetti,quest'ultimo che con una potentissima berlinetta Touring <Alfa Romeo 8C 2900 B vinse l'edizione del 1947 in 16 ore 16 minuti e 39 secondi. Cinque ore in meno di quello che avevano impiegato Minoia e Morandi nella prima corsa, alba di una nuova era. (Veronica Incagliati)