Accadeva Oggi

24 marzo

    24 MARZO LE FOSSE ARDEATINE L'eccidio delle Fosse Ardeatine è strettamente legato all'attentato di via Rasella. Una equazione indissolubile. Ci si chiede ancora oggi però se quest'ultimo fosse necessario ai fini della Resistenza contro l'oppressione tedesca nella capitale italiana. Una sentenza della Suprema Corte di Cassazione in data 7 agosto 2007 ha stabilito che il comando in azione il 23 marzo del 1944 compì un "atto di guerra" per cui dobbiamo fermarci qui e non aggiungere altro, se non altro per non subire le stesse conseguenze penali e civili toccate a <Il Giornale>. Ci sia permessa però una piccola osservazione: quando la struttura militare clandestina mise in atto il piano - il cui obiettivo era  l'11ma Comagnia del 3° Battaglione del Polizeiregiment Bozen (coscritti tirolesi arruolati a seguito della creazione della Zona di Operazione delle Prealpi) - sapeva benissimo che la rappresaglia tedesca sarebbe stata immediata quanto durissima. Forse sarebbe stato il caso di rifletterci un po' più a lungo, calcolando le conseguenze: magari con l'assenso di tutti i componenti della Giunta militare. Pare infatti che la decisione fosse stata presa dal solo rappresentante comunista. Lungi da noi polemizzare su uno degli episodi più terribili della 2° Guerra Mondiale, certo si è che i 335 morti delle Fosse Ardeatine (24 marzo) non meritavano di morire in quel modo, massacrati solo perché qualcun aveva acceso la miccia di un ordigno in una strada del centro di Roma. La bomba - che era stata nascosta in un carretto - esplose all'altezza di palazzo Tittoni attorno alle h. 15.00. Fu una strage anche perché a completare l'opera erano stata due bombe a mano lanciate all'angolo di via Boccaccio. Quando la notizia arrivò a Berlino al quartiere generale del Fuhrer, sembra che Hitler cominciasse ad urlare come un forsennato chiedendo la testa di centinaia e centinaia di persone, tra quanti si trovavano nelle prigioni romane e chi doveva essere rastrellato nelle strade. Fatto sta che poi prevalse il ragionamento dei dieci italiani fucilati per ogni tedesco uccisi. Il conto avrebbe dovuto essere quindi di 330 innocenti senonché nella lista per errore furono inserite altri cinque nomi.
Ripensare a quei giorni, naturalmente - essendo noi troppo giovani - solo attraverso le testimonianze che ce ne danno giornali e libri nonché alcuni bei film che sono stati girati sulla occupazione nazista del nostro Paese, ci riempie di grande tristezza pensando come le guerre - sante o non sante - da che mondo è mondo sono state la causa di dolori indicibili, di crudeltà inaudite, di sopraffazioni, di sangue innocente. Questo, anche e soprattutto perché spesso e volentieri si gioca con la vita degli altri, vuoi per ingenuità, vuoi per calcolo, vuoi perché i morti non interessano più di tanto se non per le commemorazioni e le fanfare.
Quella mattina di 64 anni trascinati nelle antiche cave di pozzolana della via Ardeatina molti già sapevano quale sarebbe stata la loro fine, ma furono tanti quelli che fino all'ultimo avevano sperato di poter rientrare a casa per poter riabbracciare i propri cari. Le mitragliatrici dei soldati del capitano delle SS, Herbert Kappler, misero fine ad ogni illusione. (Veronica Incagliati)